Il marchio adesivo V: Plastic Free, progettato dalle studentesse Maria Grazia Spanò e Giulia Spanò all’interno delle loro tesi di laurea in design grafico presso il corso di studio in ‘Design e Comunicazione’, attivo presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale

Leggi l'articolo - Plastic free, il Dipartimento di Architettura e Disegno industriale aderisce alla campagna

La RAI torna al Museo Anatomico del MUSA in occasione delle riprese del nuovo programma condotto da Giovanni Muciaccia: “La porta segreta”. Nella puntata dedicata alla storia di “Giuditta Guastamacchia”, che andrà in onda il 19 gennaio 2019 alle ore 17.00, alcune scene sono state girate al Museo Anatomico del MUSA, dove sono esposti i famosi “Crani della Vicaria”. Il Direttore del MUSA, prof. Angelo Itro e la Dott.ssa Annamaria Ghedina - appassionata della storia di “Giuditta” - hanno accompagnato la troupe televisiva durante il backstage delle riprese.

Il 12 settembre 2018 nella Sala degli Affreschi del Chiostro di Sant'Andrea delle Dame si è tenuta la premiazione dei cinque vincitori del concorso "Le fotografie più belle della tua Università". 

Non perderti la gallery!

Il primo classificato si chiama Angelo Acanfora, 22 anni. Studia Scienze e Tecniche Psicologiche al dipartimento di Psicologia

Salvatore Tessitore, 21, studia Design e Comunicazione al dipartimento di Architettura e Disegno Industriale. Con le sue foto ha guadagnato il secondo posto.

Rappresenta il dipartimento di Psicologia anche il terzo classificato: Antonio di Pinto, 26 anni, studia Scienze e Tecniche Psicologiche.

Vittorio Daniel Amato studia Economia Aziendale al dipartimento di Economia. Ha 21 anni e ha ottenuto con le sue foto il quarto posto.

Il quinto posto è stato assegnato a Francesco Moltierno, 19 anni. Studia Fisica al dipartimento di Matematica e Fisica.

 

L’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, il Dipartimento DADI, in collaborazione con le aziende Kiton Donna, Cesare Attolini e il Lanifico Leo presentano due collezioni di giacche in due mostre-evento con installazioni video e i prototipi dei risultati dei lavori degli studenti del secondo anno del Laboratorio Fashion Ecodesign (prof. M. A. Sbordone) della Laurea Magistrale in Design per l’Innovazione, durante la Milano Fashion Week, Moda Donna Fall Winter 2018 dal 18 al 24 settembre.

Durante il Laboratorio di Design per la Moda 2 (diretto dalla Prof. M.A. Sbordone), team di studenti in collaborazione con le aziende Kiton Donna, Cesare Attolini e Lanificio Leo hanno dato vita ad un ambiente creativo, dove alle fasi della ricerca, della progettazione si sono alternate quelle della conoscenza, e dell’analisi delle possibilità di interazione produttiva tra i sistemi formativi e manifatturieri diversi.

I criteri di sostenibilità ambientale e di valorizzazione delle produzioni locali sono stati decisivi; la scelta di lavorare su tessuti in lana extra-vergine realizzati con tecniche tradizionali ha favorito la connessione tra filiere produttive e manifatturiere interregionali.

Difatti, l’adozione dei tessuti artigianali del Lanificio Leo (Calabria) dalle manifatture “Kiton Donna” e “Cesare Attolini” (Campania) ha rappresentato un modello di dialogo diretto tra contesti territoriali produttivi diversi. In termini di innovazione di prodotto sono state sviluppate e realizzati capi spalla da donna (Kiton Donna) e no-gender (Cesare Attolini), evidenziando le caratteristiche della manualità che si estendono dalla creazione del tessuto alla manifattura.

Il Corso di Studi della Laurea Magistrale in Design per l’Innovazione dell'Università Vanvitelli promuove la cooperazione tra Università e mondo imprenditoriale: la ricerca e lo scouting delle eccellenze manifatturiere, la costruzione di filiere interconnesse a livello interregionale, la collaborazione e la condivisione delle scelte progettuali, l’implementazione di processi di innovazione con le aziende rappresentative delle eccellenze campane, tematiche di fondo dei percorsi formativi di design per la Moda.

 

Durante la Fashion Week di Milano saranno presentati i prototipi in mostra presso:

- il giorno 20 settembre dalle ore 18,00 – “NEOTEXT”

presso Biblioteca della Moda in via Alessandria 8, Milano;

- il giorno 21 settembre dalle ore 18,00 - “Materia Nova. The world’s gardener” presso Palazzo Kiton in via Pontaccio 21, Milano.

 Materia Nova.The world’s gardener for Kiton, un'iniziativa di:

Kiton

Università degli Studi della Campania, Luigi Vanvitelli
Dipartimento DADI, Architettura e Disegno Industriale
Corso di Laurea Magistrale DESIGN X INNOVAZIONE_ Curriculum Eco Fashion
Corso di Fashion Eco design 2: prof. Maria Antonietta Sbordone

FA.RE. Fashion Research Lab
Gli studenti di Design per l'Innovazione curriculum Fashion ecodesign:
Luigi Chierchia, Federica Della Rotonda, Sefora Maria Di Palo, Monica Pacifico,

NEOTEXT un'iniziativa di:
Cesare Attolini

Università degli Studi della Campania, Luigi Vanvitelli
Dipartimento DADI, Architettura e Disegno Industriale
Corso di Laurea Magistrale DESIGN X INNOVAZIONE_ Curriculum Eco Fashion
Corso di Fashion Eco design 2: prof. Maria Antonietta Sbordone

FA.RE. Fashion Research Lab
Gli studenti di Design per l'Innovazione curriculum Fashion ecodesign:
Giueppina Carozza, Francesco D’Arbitrio, Ilaria Giampetraglia

 

 

 

 

Il Laboratorio di Industrial Design del primo anno del Corso di Laurea in Design e Comunicazione del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale (1-B diretto dalla sottoscritta), quest'anno ha sviluppato un progetto mirato alla realizzazione di prototipi di arredi in collaborazione con un'azienda del territorio campano. 

Il percorso didattico, improntato al Design Process, ha permesso agli studenti di assimilare e sviluppare tutte le fasi tipiche del progetto di design: processo costituito dalla creazione di scenari, di concept design, di analisi del contesto, di behavior analysis, il cui sviluppo si è concretizzato nel lavoro svolto all’interno di team di studenti strutturati come veri e propri gruppi di creativi. Attraverso la calendarizzazione di meeting e di brainstorming, sono stati sviluppati i progetti accomunati dallo scenario generale Simple Effectiveness Objects (SEO) e dalla scelta del materiale, un pannello di legno multistrato di dimensioni prestabilite, processato con pantografo a tre assi. Il passaggio successivo alla progettazione dei diversi team, è stato il Prototyping Process, fase inaugurata da un workshop organizzato con il designer Angelo Di Paolo titolare dell’azienda di arredi in legno che ha poi realizzato i prototipi finali.

Attraverso gli incontri con il designer e quindi l’azienda, è stato possibile determinare i limiti e le potenzialità del materiale utilizzato e al processo produttivo, in relazione alle idee-progetto sviluppate.
I prototipi sono il risultato dell’incontro e della cooperazione tra la formazione e l’ambiente produttivo. In particolare l’attività del laboratorio progettuale focalizzato al legno, ha aderito perfettamente all’obiettivo principale di creare arredi impermanenti, multiuso e polifunzionali che soddisfino la necessità di rendere più confortevoli ed attraenti gli spazi comuni, di passaggio e di sosta del Dipartimento.
Il progetto SEO ha avuto uno sviluppo parallelo, infatti, gli studenti della SHANDONG University of Arts, hanno realizzato arredi in legno per i loro spazi con gli stessi criteri e obiettivi.

In occasione del World Industrial Design Day 2018, i prototipi saranno installati e presentati negli spazi del Dipartimento. L’exhibition sarà inaugurata il giorno 29 giugno 2018 presso il Dipartimento DADI, i prototipi saranno esposti fino ad ottobre.
Durante la fase di prototipazione avvenuta presso l’azienda Tobia Di Paolo a Lioni in Irpinia, gli studenti hanno partecipato attivamente alle diverse fasi di lavorazione, impegnandosi personalmente nella rifinitura dei vari pezzi che, grazie all’aiuto di Angelo di Paolo, sono stati tutti realizzati come da progetto.
Le riflessioni raccolte dimostrano come l’impegno creativo, anche se con vincoli di natura tecnica, abbia stimolato il raggiungimento dell’obiettivo di una formazione che può svolgersi in ambito universitario in stretta connessione con il tessuto produttivo territoriale.
“All’inizio pensavo non sarei mai riuscita a realizzare un vero prototipo, invece grazie al lavoro di team all’interno del Laboratorio, siamo riusciti a realizzare concretamente le nostre idee; inoltre, vedere i macchinari realizzare il nostro progetto da “Arredo Legno”, è stato fantastico!” - Maria Pianese

“La cosa che ho preferito di tutto il corso? Aver avuto la possibilità di interfacciarmi con materiali reali e non solo fermarmi alla fase di studio, lavorare in gruppo mi ha aiutato a pensare in maniera più critica e ad ascoltare ed apprezzare idee anche totalmente differenti dalla mia. Senza discussione non c’è progresso” - Fabio Pizzano

“Aver avuto la possibilità di progettare e realizzare un prototipo vero e proprio è stata un’esperienza incredibile, soprattutto considerando che siamo solo ad un primo anno di Design e Comunicazione. Ovviamente è stato un percorso tortuoso e pieno di difficoltà, ma forse sono state proprio queste criticità a rendere il Design e il Prototipying Process incredibilmente stimolanti” - Angela Martino

“ Sono fiera ed impressionata dal lavoro svolto, sia da me, che da tutti i miei compagni di corso. Siamo cresciuti ed abbiamo imparato a confrontarci, accettando le idee altrui; siamo stati catapultati nel mondo del design con un’energia impressionante, e mai avrei pensato che saremmo riusciti a realizzare efficacemente i nostri prodotti. Ora posso dire che i limiti esistono per essere superati, ce l’abbiamo fatta!” - Federica Romito

A cura di Maria Antonietta Sbordone, docente di Disegno Industriale al Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Università Vanvitelli.

Gioielli e corallo insieme grazie a una collaborazione tra Università Vanvitelli e gli studenti dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco. Il Bottone, bouton, «germoglio, bocciolo, bottone», rappresenta il punto di partenza del workshop - nel progetto di alternanza scuola lavoro -, che ha visto collaborare insieme gli studenti universitari dei Laboratori di Moda 2 del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale e gli alunni dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco. Obiettivo: disegnare, progettare e realizzare insieme, preziose abbottonature in corallo, madreperla, pietre dure dai complessi supporti in oreficeria.

I gioielli appartenenti alla collezione Abito Mediterraneo sono, infatti, veri propri artefatti di design, frutto di un elaborato processo formale, funzionale ed estetico - nato dallo studio dei caratteri di questo territorio - capaci di smontarsi, rimontarsi, chiudersi e riaprirsi, o ancora progettati per stringere o tenere unite parti diverse di un abito. L’altro tema legato alla collezione Vintage Generation comprende bottoni/gioiello che sperimentano diversi materiali unendo la pasta di corallo, alle materie plastiche, alle madreperle tradizionali. Questi ultimi sono progettati come bottoni di giacche e camicie che dalla tradizione sartoriale napoletana si spingono nel mondo dell’abito femminile.

Corall bouton fashion and design experience - a cura di Roberto Liberti e Maria Dolores Morelli

Europe is culture, anche l'Università Vanvitelli per la manifestazione internazionale dedicata ai giovani, al patrimonio culturale e l'arte contemporanea. Tra gli organizzatori, Gian Maria Piccinelli, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche "Jean Monnet" dell'Università Vanvitelli. La manifestazione si è tenuta dal 28 aprile al 1 maggio 2018 a Caserta, in Piazza Carlo III e presso la Reggia. "Grazie anche alla presentazione di proposte progettuali su fondi europei, che consentiranno l’allargamento dei partecipanti provenienti da paesi europei e mediterranei, la manifestazione si sta sempre più configurando come un’attività di diplomazia culturale i cui protagonisti sono studenti compresi tra i 14 e i 20 anni - spiega Gian Maria Piccinelli, Direttore del Dipartimento -. Al fine di far fronte alle numerose richieste dei giovani studenti e rendere sostenibile il costo della loro partecipazione, si è progettata la creazione di una “Cittadella dei giovani” all’interno della quale poter ospitare gli studenti partecipanti e di vivere appieno la manifestazione".

Rassegna stampa

https://casertaweb.com/notizie/la-sicurezza-non-favola-alla-reggia-caserta-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro/
http://www.anteprima24.it/caserta/safety-tales-concorso/
https://caserta24ore.altervista.org/30042018/caserta-un-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro/
http://www.informazione.campania.it/caserta/215170-caserta-parte-il-concorso-riservato-alle-scuole-sulla-sicurezza-sul-lavoro.html
https://www.piueconomia.com/2018/05/02/sicurezza-sul-lavoro-concorso-nelle-scuole/
http://www.orticalab.it/Caserta-taglio-del-nastro-Safety
http://www.irpiniafocus.it/attualita/17959-safety-tales-taglio-del-nastro-per-il-concorso
http://www.irpiniapost.it/sicurezza-sul-lavoro-presentato-safety-tales-contest-dedicato-ai-ragazzi/
http://www.irpinianews.it/la-sicurezza-sul-lavoro-entra-nelle-scuole-con-il-concorso-safety-tales/
http://www.ilciriaco.it/focus/item/30285-%E2%80%9Csafety-tales-%E2%80%93-la-sicurezza-non-%C3%A8-una-favola%E2%80%9D-taglio-del-nastro-per-il-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro.html

L’abito più caro non è il più costoso, ma è quello che ci ricorda un momento particolare della nostra vita o delle persone alle quali vogliamo bene: quindi perchè non riutilizzarlo con un nuovo design?
Nasce con questa idea il progetto “LANDesign®-l’abito più caro”, il titolo del Progetto nato sulla consolidata filiera “Università-Scuola-Aziende-Enti" del Laboratorio LANDesign® , che approfondisce il tema del recupero e del riuso dei capi di abbigliamento grazie all'innovativo processo condotto dalle giovani designer Antonia Difficile e Rosy Ferrara, studentesse del Corso di Laurea specialistica in “Design per l’innovazione”, tutor junior dell’iniziativa e, realizzati a costo 0, dalle studentesse dell’Istituto Degni di Torre del Greco. "Non è il primo successo del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale che ha istituito dal 2013 un Protocollo d’Intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania per i numerosi percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro realizzati- spiegano Sabina Martusciello e Maria Dolores Morelli, Responsabili scientifici del progetto -. Già lo scorso anno - continuano le docenti - ha ricevuto il Premio Nazionale “Regoliamoci” bandito dall’Associazione Libera e il MIUR e quest’ anno partecipa con 5 proposte al Concorso nazionale “Storie di Alternanza” .

Ad oggi più di 1000 alunni, entusiasti e partecipativi, grazie a 20 convenzioni sottoscritte dal Dipartimento con Istituti scolastici superiori rappresentativi dei diversi indirizzi (classico-linguistico, artistico, architettura e design, moda, scienze umane e geometri), guidati da Maria Dolores Morelli, Delegato all’Orientamento e all’Alternanza al Dipartimento di Architettura e da Sabina Martusciello, Presidente del Corso di Laurea in Design e Comunicazione, sono stati coinvolti in esperienze progettuali per la formazione di profili professionali (designer, fashion designer, progettisti, curatori di mostre) rispondenti agli indirizzi dei corsi di Laurea in Architettura, Design e Moda.

“L’alternanza Scuola-Lavoro ha una forte valenza orientativa - sostiene Luigi Maffei, Direttore del Dipartimento di Architettura - e si coniuga con le numerose attività di Orientamento previste dal Dipartimento (ERGO, seminari e convegni settimanali, workshop, mostre, eventi".
Per verificare l'intero processo e la reale ricaduta in termini di orientamento ed iscrizioni, tema della tesi della dottoranda Enrica Pagano, tutte le attività del processo di alternanza, sono monitorate attraverso un’indagine quali-quantitativa, interviste semi-strutturate, questionari valutativi, foto e video.

Una valigia e un biglietto di sola andata, emozione e terrore: salutare gli amici, abbracciare i parenti, lasciare le cose conosciute, le strade della tua città e il tuo porto sicuro per intraprendere un percorso in un altro paese, con una lingua diversa, nient’ altro che te stesso e non per il tempo di un weekend.
 
Il mio interesse per la vita oltreconfine è nato grazie alla passione coinvolgente trasmessami dagli insegnanti universitari, sorretta dallo studio delle lingue e dall’esigenza di praticarle costantemente per poterle perfezionare. 
 
Ho intrapreso la prima esperienza estera frequentando un semestre, a partire da settembre, presso l’Università Paris VIII Saint Vincennes. Rientrata dall’esperienza Erasmus, concludendo tutti i miei esami con successo, Miur-Maeci- Crui in partnership con la nostra Università, hanno selezionato studenti per tirocini presso sedi diplomatiche d'Italia all'estero e sono risultata vincitrice di concorso per la permanenza trimestrale presso l’Ambasciata d’Italia in Sarajevo. In conformità con le mie esperienze e la mia passione per il giornalismo, ho preso da poco parte all’ufficio comunicazione e cultura dell’Ambasciata, collaborando alla cura dei portali media della sede e alla co-organizzazione di eventi culturali.
 
La scelta personale di due sedi così dissimili può apparire bizzarra: l’intento è stato proprio quello di vivere esperienze tra loro eterogenee con il comun denominatore già riscontrato di sentirsi molto presto parte della comunità ospitante e portare con sé un pezzo della città e della cultura locale.
 
Più in particolare l’Erasmus a Parigi si è confermato una ottima opportunità per perfezionare la lingua e, seppure parte della stessa Unione Europea, utile per conoscere approcci curriculari con differenti punti di vista rispetto a quelli nazionali (nell’approccio in particolar modo alle Relazioni Internazionali ed alla storia contemporanea, tematiche di personale interesse).
 
 
Sarajevo è un’inaspettata sorpresa: ritengo particolarmente distorta la concezione della città della maggior parte dei cittadini europei. Comunità satura di storia ancora viva e percepibile, con magico coraggio di rinascita, dall’atmosfera cosmopolita come poche altre città nel mondo, da profili professionali e sociali ammirevoli. Da queste esperienze eterogenee ho appunto imparato, tra le cose, la graziosa peculiarità del ‘diverso’ da sé, l’occorrenza di immergersi oltre la superficialità, valicando pregiudizi, confini mentali e fisici.
 
Tutto è stato reso possibile grazie dall’Università, riferimento costante per le problematiche che caratterizzano la vita fuorisede di una studentessa. Fattore da non sottovalutare è stato il sostegno economico dell’Ateneo che dona l’opportunità agli studenti di poter vivere realmente le città a trecentosessanta gradi. 
 
Il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e la formazione accademica fornitami dall’Università Vanvitelli ha aperto le mie prospettive presenti e future verso orizzonti esteri permettendomi di ampliare le conoscenze curriculari ma concedendomi allo stesso tempo di vivere esperienze che stravolgono totalmente le percezioni di vita. 
 
Il messaggio che desidero promuovere per chi è intenzionato a vivere esperienze del genere, è quello di lanciarsi, senza timore, in simili avventure nonostante le piccole difficoltà innegabili. Simili esperienze possono formare al meglio cittadini del mondo, schiarire le idee su sogni ed aspirazioni, concedere chances di vita e soprattutto capire chi siamo e chi vogliamo diventare, costruendo l’impalcatura per poterci riuscire!
 

La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937 - Abazia di San Lorenzo ad Septimum, Aversa - Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale 
Dal 07.02 al 16.02.2018

Curatore: Luca Lanini
Gruppo di ricerca: Marco Giorgio Bevilacqua, Luca Lanini, Natalia Melikova
Editor e progetto grafico: Anna Leddi
Redazione: Giorgia Puccinelli, Alessandro Riello e Sara Tenchini
Curatore Mostra per il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale / Università Vanvitelli: Francesco Costanzo
Progetto di allestimento: Francesco Costanzo con Gaspare Oliva, Vincenzo Fatigati e Domenico Crispino, Anna de Chiara, Michele Pellino.

Gli edifici e i programmi per Mosca dell’avanguardia sovietica – costruttivismo, suprematismo, cubofuturismo, produttivismo, disurbanismo, etc – a cavallo degli anni ’20 e ’30 del Novecento sembrano tornare di continuo, quasi in maniera subliminale, nel tessuto della nostra esperienza quotidiana. Un’avanguardia che ha dispiegato i suoi effetti su tutto il ventesimo secolo e sta prolungando la sua straordinaria fascinazione anche nel nuovo. Soprattutto dal punto di vista dell’architettura e della città. Basterebbe riflettere su come alcuni grandi landmark urbani contemporanei abbiano introiettato alcune icone costruttiviste. A Londra, per esempio, dove lo shard di Renzo Piano è modellato su un progetto di Leonidov, mentre l’Orbit Tower di Anish Kapoor è un chiaro omaggio al Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin. Architetture che non sono state in grado, o lo sono state solo in parte, di costruire la Mosca capitale dei Soviet e che invece ritornano per edificare altre città, come è spesso accaduto nella storia urbana per architetture di grande potenza simbolica ed evocativa.

Il senso della mostra "La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937", è proprio questo: da una parte costruire un piccolo archivio, destinato però ad ampliarsi, che restituisca alla loro dimensione reale ed oggettuale queste architetture, spesso solo conosciute e citate a partire da disegni scarsamente intellegibili, talvolta andati perduti durante quel terribile periodo della storia russa e dei quali restano poche, confuse fotografie. Una conoscenza metrica, realista e critica di questa architettura, iniziata dagli studenti del corso di Disegno dell’Architettura 2 del prof. Marco Bevilacqua nel corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura dell’Università di Pisa e continuata in questa mostra e nel suo catalogo. Dall’altro verificare come Mosca sarebbe cambiata, nei suoi caratteri morfologici, nella sua dimensione urbana se, in una delle tante sliding doors della storia, fosse stata costruita dalle avanguardie e non dal classicismo realsocialista che finì per diventare lo stile unico del totalitarismo staliniano, liquidando ogni altra opzione linguistica. Un processo di costruzione alternativa della città – una Mosca “analoga” – che in realtà, sia pure in forma latente, è sempre stato in atto, perché le architetture di Lissitsky, di Mel’nikov, di Leonidov, dei fratelli Vesnin avevano chiaramente predetto assi, temi e questioni che lo sviluppo di questa grande metropoli euroasiatica avrebbe fatalmente finito per affrontare nei cento anni a venire.

Si tratta di architetture che, al di là della loro capacità di vaticinare il futuro, del loro sconvolgente carattere iconico, della loro forza visionaria, lasciano intravedere un rapporto del tutto nuovo tra figurazione architettonica e vita quotidiana, proponendosi come grandi macchine trasformative dell’individuo che organizzano all’interno del medesimo “condensatore sociale” lavoro, svago, riposo, educazione, sport.
Architetture la cui sopravvivenza continua però ad essere in pericolo. Non più a rischio per il furore iconoclasta degli “architetti proletari”, che durante la reazione antimoderna seguita all’ascesa di Stalin e poi durante lo zdanovismo, avrebbero voluto cancellarle dalla storia dell’architettura sovietica, oppure per la loro genetica fragilità, dovuta e al ritardo industriale dell’URSS e all’ideologia totalizzante che costruiva gran parte del loro programma funzionale e figurativo. Anche negli anni del soviet chic e del revanchismo imperiale, queste architetture sono ancora considerate come i simboli dell’unico periodo nel quale la cultura russa seppe essere moderna, cosmopolita e d’avanguardia. E come tali rifiutate e lasciate negligentemente deperire, nonostante la loro utilizzazione intensiva come brand della città di Mosca.
Che le promesse dell’avanguardia non si siano realizzate è quasi un fatto secondario. Certo, questa è una delle conseguenze del peccato originario delle avanguardie russe: l’avere legato il proprio destino alla rivoluzione d’ottobre. Eppure, esauritasi prima la spinta propulsiva di quell’evento, tramutatasi la sua grande forza emancipatrice in un incubo totalitario, crollate miseramente le speranze che aveva suscitato in una successione di fallimenti, di miseria, di lavoro schiavile, di stermini, di quegli anni resta, abbacinante, proprio il lavoro artistico delle avanguardie.
Cento anni non sono bastati a spegnere la meraviglia che ancora proviamo di fronte a questi progetti degli anni ’20 e ‘30, come se si trattasse ormai di immagini profondamente tatuate sul corpo dell’architettura contemporanea, parte del suo subconscio più profondo. L’avanguardia sovietica non è né un’“avanguardia perduta”, né l’ “archeologia del socialismo”, ma una tendenza che ancora oggi, per la sua radicalità e per la sua modernità senza tempo, si offre agli architetti contemporanei senza quasi bisogno di distanza storiografica e critica. Ed è, allo stesso tempo, un insieme di idee che ritroviamo in maniera pervasiva nella nostra vita: nelle architetture di Rem Koolhaas, di Zaha Hadid o di Steven Holl, nella grafica della copertina di un disco dei Franz Ferdinand, nel montaggio di un blockbuster di Hollywood. E in molto altro ancora. Perché la storia della Mosca delle avanguardie è la storia del nostro presente.