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25 Marzo 2026

Nel recettore dei glucocorticoidi una chiave per la progressione del tumore ovarico

Un gruppo di ricerca, coordinato da ricercatori dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e del Cnr-Igb di Napoli, ha identificato un meccanismo molecolare che permetterebbe alle cellule del tumore ovarico di sopravvivere alla chemioterapia e di dare recidive. I risultati , pubblicati sulla rivista Molecular Cancer, suggeriscono nuove strade per migliorare l’efficacia delle attuali terapie

Il carcinoma ovarico di alto grado (High-Grade Ovarian Carcinoma, HGOC) è una neoplasia ginecologica ancora difficile da curare. Nonostante i progressi nelle terapie, la maggior parte delle pazienti va incontro nel tempo a recidive, spesso a causa della comparsa di resistenza ai trattamenti chemioterapici.

 

I risultati di uno studio condotto congiuntamente da ricercatori dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ e dell’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) hanno mostrato un ruolo inaspettato del recettore dei glucocorticoidi. Tra questi ultimi vi sono ormoni quali il cortisone o simili, farmaci comunemente somministrati durante la chemioterapia per prevenire reazioni di ipersensibilità e ridurre la tossicità dei farmaci antitumorali. Tuttavia il loro impatto sulla progressione tumorale rimane ancora poco chiaro. La ricerca è stata coordinata dalla Professoressa Gilda Cobellis, del dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università della Campania, e dalla dottoressa Gabriella Minchiotti del Cnr-Igb.

 

I dati raccolti indicano che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi è in grado di regolare diversi processi chiave della progressione tumorale, tra cui la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), l’eterogeneità cellulare, la capacità migratoria delle cellule tumorali e la resistenza al cisplatino, uno dei principali chemioterapici utilizzati nelle terapie contro il tumore ovarico. Complessivamente tali effetti si traducono in una progressiva resistenza alla chemioterapia e in una riduzione significativa della sopravvivenza delle pazienti.

 

Gli studi sono stati condotti in colture cellulari in tre dimensioni, con cui si è cercato di riprodurre più fedelmente l’ambiente tumorale rispetto alle colture in singolo strato. “I risultati ottenuti”, commenta Gilda Cobellis, docente dell'Ateneo Vanvitelli e coautrice della ricerca, “hanno mostrato che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi può indurre nelle cellule tumorali uno stato di proliferazione lenta ma reversibile, anche detto stato dormiente". Tale stato è caratterizzato da una ridotta sintesi proteica, una riprogrammazione metabolica e l’attivazione di vie di risposta adattativa allo stress cellulare.

 

“In particolare la dormienza cellulare è associata a cambiamenti metabolici guidati da tale recettore. Ciò suggerisce una stretta connessione tra la plasticità tumorale e i segnali provenienti dal microambiente”, sottolinea Eduardo Jorge Patriarca, ricercatore del Cnr-Igb e coautore dell’articolo.

 

Secondo i ricercatori, piccoli insiemi di cellule tumorali dormienti potrebbero sopravvivere ai trattamenti chemioterapici e riattivarsi successivamente, riprendendo il ciclo cellulare e dando origine alla ricomparsa della malattia. La condizione di dormienza potrebbe spiegare uno dei principali meccanismi alla base delle recidive nel carcinoma ovarico.

 

I risultati ottenuti, grazie a fondi premiali dell’Università della Campania ‘L. Vanvitelli’, della Regione Campania e con il sostegno della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, aprono nuove prospettive per la comprensione dei meccanismi di resistenza terapeutica e di recidiva tumorale. Inoltre suggeriscono una possibile nuova strada per migliorare l’efficacia delle terapie contro il carcinoma ovarico di alto grado. I dati andranno ora validati in ulteriori studi preclinici e clinici. La ricerca ha coinvolto anche il Professor Luigi Cobellis, ordinario di Ginecologia, il Professor Renato Franco, dell’Anatomia Patologica, e la Professoressa Lucia Altucci, del Dipartimento di Medicina di Precisione, dell’Università della Campania.

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