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Ricercare e sperimentare nuovi approcci terapeutici contro la malattia di Alzheimer. I maggiori esperti in questo campo si confronteranno sulle “Nuove frontiere per i pazienti a rischio e nelle fasi precoci della malattia di Alzheimer” (AD), il prossimo 15 febbraio, dalle ore 9, presso l’hotel Royal Continental. L’incontro, di cui è responsabile scientifico Gioacchino Tedeschi, Direttore della I Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli, mira a  fornire ai neurologi della comunità gli strumenti culturali per una accurata identificazione degli individui potenzialmente a rischio di sviluppare l’AD, ma anche a  favorire la creazione di una rete tra territorio e centri di ricerca, e promuovere un programma di educazione sanitaria basato sulle nuove opportunità terapeutiche sperimentali. 

“Questo programma educativo – spiega Tedeschi -  vuole anche migliorare l’identificazione di pazienti eleggibili alla prescrizione dei prossimi farmaci per l’AD e quindi  favorire il reclutamento di pazienti per progetti di ricerca futuri”. Il meeting è composto da tre sessioni, caratterizzate da relazioni frontali seguite da una discussione con l’auditorium, costituito da neurologi, geriatri e psicologi. 

Il Centro Alzheimer della Clinica Neruologica della Vanvitelli è, inoltre, insieme a quello di Palermo, l’unico di tutto il sud Italia a far parte dello studio Interceptor, promosso dal Ministero della Salute e da AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e AIMA, con lo scopo di indagare quali esami sono più utili al medico nel diagnosticare l’effettiva presenza di malattia di Alzheimer nelle persone che presentano un iniziale disturbo cognitivo lieve, prima che la stessa si manifesti in modo conclamato. Fare una diagnosi precoce è utile da subito per modificare stili di vita, promuovere interventi preventivi e avviare percorsi terapeutici con tempestività. 

Lo studio coinvolgerà 500 pazienti con lievi deficit cognitivi, di età compresa tra 50 e 85 anni che saranno reclutati in 20 centri italiani, con il supporto di 5 centri specializzati nella diagnosi e nella cura della demenza di Alzheimer. Tutti i pazienti saranno valutati mediante i 6 biomarcatori: test neuropsicologici, dosaggio di proteine su liquor cefalorachidiano, marcatori genetici, tomografia ad emissione di positroni (PET), risonanza magnetica cerebrale (RMN) e elettroencefalogramma (EEG). 

I pazienti saranno monitorati per 3 anni, al termine dei quali sarà possibile conoscere quale biomarcatore o quale combinazione di biomarcatori sono in grado di predire con maggior precisione l’evoluzione della malattia dall’inizio dei primi sintomi.

 

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“Innovazioni Tecnologiche in Chirurgia”. Questo il nome del Convegno internazionale, presieduto da Ludovico Docimo, Ordinario di Chirurgia Generale dell’Università Vanvitelli, che si terrà a Napoli il 22 e 23 giugno presso l’Hotel Royal Continental di Napoli.

"Se per alcuni aspetti le innovazioni sembrano rendere l’intervento più semplice e sicuro, per altri sostengono la nobile ambizione di spingere la mano del chirurgo verso orizzonti più lontani, portando a riconoscere le malattie in fase sempre più precoce, ma anche a curare stadi più avanzati, in condizioni talvolta particolarmente complesse, di fronte alle quali nel passato ci si sarebbe arresi - spiega Docimo - la stessa ricerca clinica stimola un progresso tecnologico sempre più raffinato, per cui le complicanze si dimostrano in costante notevole riduzione, pur non potendosi azzerare".

Quali sono i risvolti economici di questo progresso? " Il raggiungimento dell’eccellenza impone inevitabilmente i suoi costi, seppure nel rigoroso controllo degli sprechi - continua Docimo, che dirige la UOC di Chirurgia Generale, Minvasiva e dell’Obesità dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Vanvitelli - ottenendo la riduzione dei tempi operatori e della degenza, in passato inimmaginabili, con la più rapida ripresa sociale, familiare e lavorativa".

E’ prevista la partecipazione di oltre 500 specialisti italiani e stranieri che si confronteranno sulla moderna diagnosi e sull’attuale trattamento delle malattie da reflusso gastro-esofageo, dell’obesità e delle malattie metaboliche, della tiroide e della mammella, in campo colon-proctologico, flebologico e ricostruttivo.

"Come nella “Formula 1” -  conclude - il livello chirurgico è quindi in costante crescita, e impone la costituzione e quindi la selezione di un indispensabile team multidisciplinare di alto profilo, con un irrinunciabile bagaglio di conoscenze e di tecnologia sempre più aggiornato".

programma

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A napoli torna la campagna nazionale sull’hs “che nome dai alle tue cisti?”: visite gratuite per chi soffre di cisti, noduli e lesioni dolorose nella zona inguinale o ascellare. Consulti dermatologici gratuiti per i malati di Idrosadenite suppurativa.

Venerdì 22 Giugno a Napoli la nuova tappa della Campagna nazionale informativa e di sensibilizzazione sull’Idrosadenite suppurativa (HS), denominata “Che nome dai alle tue cisti?”, che promuove visite dermatologiche gratuite su prenotazione.
“Che nome dai alle tue cisti?” vede coinvolte 30 strutture ospedaliere ed universitarie su tutto il territorio nazionale in cui gli specialisti dermatologi saranno a disposizione per aiutare chi soffre di HS ad iniziare un percorso di cura presso i centri ospedaliero-universitari che hanno un ambulatorio dedicato ad una patologia ancora oggi misconosciuta e di difficile diagnosi.
L’HS infatti si manifesta con la formazione di cisti, noduli, ascessi e lesioni dolorose nelle aree inguinale, ascellare, perianale, dei glutei e sotto il seno e, meno frequentemente, sul cuoio capelluto, collo, schiena, viso e addome. Il quadro clinico non è sempre facile da riconoscere e può simulare delle comuni “cisti sebacee”o essere scambiata per altre patologie (acne, follicoliti). L’idrosadenite suppurativa è una patologia misconosciuta, molto dolorosa e difficile da diagnosticare. Proprio la difficoltà di diagnosi causa a volte il peggioramento dei pazienti.
Venerdì 22 Giugno presso la Clinica Dermatologica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, diretta dal Professor Giuseppe Argenziano, chi soffre di HS potrà usufruire di una visita gratuita previa prenotazione.

Per prenotare telefonare al numero 392 8077216 dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 17,00.
“Nella nostra Clinica – afferma il Professor Giuseppe Argenziano, responsabile della Clinica Dermatologica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – abbiamo un ambulatorio multidisciplinare dedicato ai pazienti affetti da idrosadenite suppurativa in modo da garantire la continuità di assistenza e di trattamento. In particolare la diagnosi e la stadiazione vengono effettuate sia clinicamente mediante scores specifici sia attraverso l’utilizzo di un ecografo con cui stabiliamo la gravità della malattia e valutiamo la risposta al trattamento. Una volta definita la diagnosi e già in occasione della prima visita, il dermatologo si avvale del consulto di altri specialisti fisicamente presenti nella nostra Clinica, quali il chirurgo (per le medicazioni avanzate e l’eventuale rimozione chirurgica di aree cutanee infiammate), il nutrizionista (per l’impostazione di un corretto regime dietetico che consenta anche di ridurre l’infiammazione tessutale) e lo psicologico (per la valutazione dei disturbi cognitivi eventualmente associati). E’ inoltre possibile il confronto con altre figure professionali, quali il ginecologo, il gastroenterologo e il reumatologo, qualora fosse necessaria una consulenza specialistica di questo tipo. Grazie a questo approccio multidisciplinare, il paziente affetto da idrosadenite suppurativa, fin dalla prima visita, entrerà a far parte del gruppo di sostegno con il dermatologo e tutte le altre figure di cui eventualmente ha bisogno, in modo da promuovere l'attività di assistenza sanitaria con un piano di comunicazione integrata”.

“Che nome dai alle tue cisti?” è Patrocinata da Inversa Onlus, l’associazione italiana per i pazienti affetti di idrosadenite suppurativa (HS) nata per sopperire alle necessità e difficoltà dei malati legate alla gestione di una patologia cronica invalidante. L’associazione, fondata nel 2010 da Giusi Pintori, sostiene proattivamente ogni singolo malato, fornendo informazioni e sostegno, con l’obiettivo di aiutare le persone a vivere meglio.

La Campagna “Che nome dai alle tue cisti?” è realizzata grazie al contributo incondizionato di Abbvie.

Per ulteriori informazioni: www.chenomedaialletuecisti.it


L’HS

L’HS (idrosadenite suppurativa), conosciuta anche come malattia di Verneuil, è una malattia cronica non contagiosa e molto dolorosa che colpisce circa l’1% della popolazione mondiale.

La patologia si manifesta con la formazione di cisti e lesioni dolorose nelle aree inguinale, ascellare, perianale, dei glutei e sotto il seno e, meno frequentemente, sul cuoio capelluto, collo, schiena, viso e addome. Le lesioni sono recidivanti e sono costituite da noduli infiammati, raccolte ascessuali, e tragitti fistolosi che esitano in cicatrici permanenti.

L’HS, oltre ad essere molto dolorosa e invalidante nei movimenti, causa un grave e negativo impatto psicologico in chi ne soffre perché costituisce un grave handicap nella vita lavorativa, sociale e sessuale di chi ne soffre.

Le cause dell’HS non sono ancora note ma la malattia provoca l’ostruzione dei follicoli piliferi con conseguente diffusione dell’infiammazione alle ghiandole “apocrine” presenti nelle pieghe cutanee. Spesso infatti, nella fase iniziale della malattia, le lesioni vengono considerate come peli incarniti.

Pur potendosi manifestare a qualsiasi età l’HS si sviluppa normalmente negli adulti con esordio intorno ai 20 anni di età e la possibilità di sviluppare la patologia è maggiorie per le donne rispetto agli uomini.
Alcuni studi hanno dimostrato una componente ereditaria: circa un terzo delle persone affette da idrosadenite suppurativa ha membri familiari con la stessa diagnosi. E’ inoltre dimostrata la correlazione tra HS e obesità e abitudine al fumo.

Benchè, l’interessamento cutaneo sia predominante, l’HS è una malattia infiammatoria che può associarsi ad altre patologie generali in cui c’è un’alterazione del sistema immunitario quali: artrite, psoriasi, morbo di Crohn, acne in forma grave, depressione, disfunzioni metaboliche.

L’HS può colpire in modo differente in forma lieve o in forma grave. In forma lieve si presenta con piccoli noduli o foruncoli mentre nei casi più gravi si possono creare delle fistoli ascessualizzate con secrezione di pus e altro materiale organico maleodorante che rende davvero invalidante la qualità di vita dei pazienti.

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I campioni olimpici Jury Chechi e Antonio Rossi testimonial speciali per una giornata di formazione dei caregiver dei malati di Parkinson.  Il Centro Parkinson e Disordini del Movimento, Prima Clinica Neurologica dell'Azienda universitaria ospedaliera Vanvitelli - in collaborazione con l'Associazione Parkinson Parthenope - organizza un progetto educativo al fianco di chi si prende cura delle persone con malattia di Parkinson. Il progetto si chiama "Un campione per caregiver" e vedrà un pomeriggio di formazione mercoledì 21 novembre, dalle 14.45 alle 18.30,  a Napoli, nell'Aula PM2 del Policlinico di Piazza Miraglia. 
"Anche per esperienza personale - ha detto il campione Jury Chechi - posso dire che il caregiver va formato e allenato, sia dal punto di vista psicologico e fisico, all’assistenza al malato".

In Italia sono circa 3 milioni i caregiver, soprattutto donne tra i 45-55 anni, che quotidianamente si prendono cura di un familiare non autosufficiente.
CAREGIVING è una parola di derivazione anglosassone difficile da tradurre e da definire nella lingua italiana: significa “prestare cure” a qualcosa o qualcuno che ne ha necessità. Il CAREGIVER è colui o colei che si prende cura del malato e molto spesso tale ruolo è svolto dal familiare più prossimo (marito, moglie, convivente, fratelli, figli) che si assume la responsabilità della cura e dell'assistenza del congiunto.
La funzione di caregiver è un compito a volte imprevisto e determinato dallo stato di necessità senza conoscere bene la patologia di base, la sua evoluzione e ciò che comporta la gestione della quotidianità.

Il corso di formazione “Un campione per caregiver” vedrà la partecipazione di neurologi, riabilitatori e psicologi che affronteranno le principali problematiche che nella quotidianità di un paziente affetto dalla malattia di Parkinson si devono affrontare, non sottovalutando l’enorme carico emotivo e psicologico che lo stesso caregiver deve affrontare. È quindi necessario che il caregiver si prenda cura di sé stesso, cercando un equilibro tra la propria vita sociale e l’impegno assistenziale.

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Il digiuno: croce e delizia degli italiani. Un popolo che ama il buon cibo è però attratto anche da questo nuovo fenomeno che sta imperversando sempre di più nella vita di molti, alla ricerca del benessere psico-fisico. È davvero il digiuno la risposta giusta?
Scopriamolo con il prof. Marcellino Monda, docente di Fisiologia dell'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Come mai si assiste a questo nuovo fenomeno sociale? Ignoranza o consapevolezza?

I tentativi per arginare l’obesità e il sovrappeso dilaganti nel nostro paese, specialmente nell’Italia meridionale, portano ad assumere degli atteggiamenti a volte scorretti, che nascono dal desiderio di avere tutto e subito per quanto riguarda la riduzione del peso corporeo. La prova costume spaventa, soprattutto nel periodo pre-vacanza, e quindi ci si mobilita per mettere in atto strategie per ridurre il peso corporeo. Bisogna tener presente, però, che le metodiche idonee per promuovere una sana riduzione del peso corporeo devono essere affidate a persone esperte. Si può ridurre il peso anche in modo significativamente rapido, purché sia fatto in modo controllato: il digiuno completo non è contemplato.

Si sente spesso parlare di metabolismo, ma non sempre se ne parla in maniera corretta. Quali sono i processi metabolici che si innescano dopo un periodo di digiuno prolungato?


Un soggetto che digiuna sviluppa i corpi chetonici, prodotti dal fegato. La loro produzione è un importante sistema di salvataggio che il corpo attua contro il digiuno. Se nell’immediato ciò non comporta un grosso problema, nel lungo termine può portare ad una situazione di chetosi a cui è legata una certa sensazione di malessere. Oltretutto, sviluppare i corpi chetonici e stare a digiuno completo per vari giorni implica per il corpo cominciare a digerire anche le proteine muscolari, che fanno parte di quella quota di massa magra che deve essere sempre preservata. Molti approfittano della produzione di corpi chetonici in senso anoressizzante, sfruttando cioè la riduzione indotta della sensazione di fame, ma non tutto ciò che permette di ridurre la sensazione di fame è detto che sia salutare. Anche l’utilizzo di molti farmaci a questo scopo è fortemente sconsigliato.
Digiuni fatti in modo sconsiderato a lungo termine provocano inoltre dei deficit nutrizionali di vario tipo e, a seconda dell’intensità e/o dell’esclusione di alcuni alimenti rispetto ad altri, le patologie che ne possono conseguire diventano più o meno importanti.

Esiste un digiuno alternativo fatto in maniera intelligente che possa comportare dei benefici reali per l’organismo?

Un digiuno cosiddetto “modificato” inteso come pasto alternativo da sostituire ad un pranzo o ad una cena completi è fortemente raccomandato nel contesto di un regime dietetico controllato. Questo tipo di digiuno alternativo consiste nell’assunzione di un pasto poco calorico come, ad esempio, 300 g di verdura o di ortaggi poco calorici e 200 g di frutta (per essere precisi, un bel frutto grande o due frutti più piccoli), generalmente due volte a settimana, per un regime sia dimagrante sia anche di mantenimento. Ciò risulta essere assolutamente differente rispetto al digiuno inteso come tale perché viene elusa la formazione dei corpi chetonici. Il beneficio primario è quello di avere una riduzione calorica tempestiva che consente all’organismo di reagire meglio alla dieta dimagrante. L’organismo si adatta molto facilmente alle diete monotone, e il digiuno modificato all’interno di uno schema dietetico controllato consente di ottenere una quota calorica ondulante alla quale l’organismo si adatta di meno. Far ruotare gli alimenti in questo modo permette inoltre di evitare carenze nutrizionali per quanto riguarda qualche nutriente essenziale, essendo certi di avere un apporto sufficiente di tutti i metaboliti necessari per le funzionalità del nostro organismo in un dato momento. In ultima analisi, senza dubbio non è di minore importanza e non va ignorata la componente edonistica: mangiare in modo variato consente di non perdere il piacere di mangiare.

Un capitolo a parte sono gli individui che praticano sport, sia in maniera agonistica sia non agonistica. Può spiegarci meglio la questione?

Agli atleti è fortemente sconsigliato il digiuno perché, sia che si trovino in fase di preparazione sia che siano in fase di campionato, la carenza di zuccheri indotta dal digiuno, oltre ad indurre l’ossidazione lipidica come fonte energetica primaria, favorisce anche il catabolismo proteico per ottenere ulteriore energia. Ciò è chiaramente in contrasto con l’esigenza dell’atleta di preservare la massa muscolare, e può instaurare nell’organismo una condizione di acidosi. Anche chi pratica sport in maniera non agonistica deve seguire un regime dietetico analogo a quello dell’atleta, con le dovute modificazioni, perché l’intensità dello sforzo e il sovraccarico metabolico-funzionale durante l’attività sportiva è analoga a quella dello sportivo vero e proprio.

Quali sono i suoi consigli per chi vuole perdere peso in maniera sana, non solo durante il periodo estivo, ma proprio come stile di vita?

Consiglierei innanzitutto di assicurarsi di introdurre ogni giorno una porzione di verdura, frutta e/o ortaggi che hanno colore diverso tra di loro e mangiare ogni giorno tutti e cinque i colori del benessere: il bianco del cavolfiore o della mela, il rosso del pomodoro o dell’anguria, il verde delle verdure a foglie verdi, il giallo-arancio della carota e il blu-viola dell’uva nera o della melanzana. All’interno di uno schema dietetico controllato, consiglierei inoltre, come già detto, di fare due volte alla settimana un cosiddetto pasto alternativo poco calorico, con frutta e verdura. Non utilizzerei nemmeno la parola digiuno, che è fuorviante dal punto di vista dell’immaginario comune. Un regime dietetico deve avere senza alcun dubbio anche la sua parte di piacere, e sicuramente una bella insalata di pomodori, una mela annurca oppure una bella insalata verde e una coppa di fragole dà anche visivamente una certa soddisfazione.

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L'esposizione solare ha importanti effetti positivi sull’organismo: stimola la produzione della vitamina D, rinforza le ossa e le difese immunitarie, è un buon antidepressivo. Tuttavia i raggi ultravioletti possono provocare anche danni a pelle e occhi, come eritemi, ustioni, invecchiamento cutaneo, tumori, cheratiti, cataratta e altri. Per questo è fondamentale preparare la pelle al sole ed esporsi in maniera adeguata, seguendo delle piccole regole che possono variare in base all’età ed alle caratteristiche della pelle.

Esporsi in maniera graduale
Molti studi hanno dimostrato che l’esposizione solare eccessiva, soprattutto durante l’infanzia è legata ad una maggiore incidenza nello sviluppo di melanoma in età adulta. E’ dunque fondamentale proteggere i bambini con prodotti solari adeguati e nel caso di pelle più chiara - fototipo basso - utilizzare anche magliette e capellini per evitare scottature. Anche gli adulti, tuttavia, devono seguire delle piccole regole per evitare di procurare danni alla propria pelle: oltre alla scelta di una crema con filtri di protezione UVA e UVB (20 bassa , 30 media e 50 alta protezione) adatta al proprio fototipo, non bisogna dimenticare che l’applicazione deve essere ripetuta più volte durante il giorno e che è sempre necessario evitare l’ esposizione durante le ore più calde della giornata (12.00 -15.00). 

Esfoliare la pelle sì, ma nei momenti giusti
L’utilizzo degli scrub e dei gommage per esfoliare e preparare la pelle al sole può essere certamente utile. Non bisogna trascurare, tuttavia, che con l’utilizzo di questi prodotti la cute diventa più sensibile, per cui è preferibile non usarli nei giorni immediatamente precedenti alle esposizioni solari.

Idratarsi
Una pelle elastica ed idratata è la complice di una corretta abbronzatura.  Idratare è la parola d’ordine per mantenere la pelle in un buono stato, e per questo è fondamentale usare sempre crema idratante durante il giorno e/o applicare le creme doposole. Entrambi i prodotti contengono gli stessi ingredienti fondamentali e cioè acqua, sostanze grasse (di origine vegetale come l’olio di mandorla o il burro di karité o minerale), altri idratanti e umettanti, come la glicerina. La differenza si osserva sopratutto nell’uso di alcuni ingredienti secondari che possono avere una leggera azione rinfrescante e lenitiva, come aloe, bisabololo, pantenolo, mentolo, nella consistenza, generalmente più leggera, e nella profumazione, che spesso nei doposole ricorda quella dei prodotti solari.

Autoabbronzanti sì/ autoabbronzanti no
Le creme autoabbronzanti colorano gli strati superficiali della pelle grazie a una reazione chimica: il diidrossiacetone, principio attivo della crema autoabbronzante, reagendo in modo reversibile con una proteina che si trova negli strati superficiali della pelle, la cheratina, fornisce alla pelle un colorito più bruno. La reazione è diversa da quella dell’abbronzatura, che è data dall’aumento di produzione di melanina, un pigmento naturale prodotto dalle cellule dell'organismo specializzate a questo scopo. Tuttavia, per ottenere il miglior risultato dall’uso dell’autoabbronzante deve essere applicato su cute ben detersa ed idratata, così da evitare il fastidioso “effetto macchia”. Nel caso di pelle sensibile, tuttavia, è sempre opportuno testare il prodotto in piccole aree prima di distribuirlo su tutto il corpo così da prevenire reazioni irritative e/o allergiche.

La giusta alimentazione
I cibi complici della salute della pelle e più adatti da consumare nel periodo estivo sono quelli ricchi di betacarotene e vitamine come la A, E e C: via libera a carote, albicocche, pomodori, meloni, sia per il loro effetto protettivo nei confronti dei raggi solari sia per la loro azione antiossidante. Esistono in commercio, inoltre, integratori alimentari di vitamina C, come l'astaxantina, la luteina, il betacarotene, che possono aiutare a rinforzare le auto-difese della pelle e dei capelli e unghie, ed a ridurre il danno prodotti da un'eccessiva esposizione al sole.

A cura di Elisabetta Fulgione, Specialista in Dermatologia e Venereologia e docente all'Università Vanvitelli.

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L’offerta assistenziale del Polo Ostetrico-Ginecologico dell’Università Vanvitelli si arricchisce di un nuovo servizio: “Madri oltre il tumore”, è questa la denominazione del centro nato per offrire alle giovani donne con problematiche oncologiche un unico punto di riferimento nel quale trovare tutte le risposte ai loro quesiti e bisogni riproduttivi.
A fronte del costante aumento del numero di persone che si ammalano di cancro, i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e le nuove terapie mediche e chirurgiche consentono tassi sempre maggiori di guarigione e sopravvivenze sempre più lunghe. Aumenta pertanto il numero di donne in età riproduttiva che affrontano e superano il percorso di cure oncologiche: per queste, oltre all’obiettivo prioritario della guarigione dal tumore, è doveroso considerare e rispettare il loro desiderio riproduttivo. Occorre pertanto dare risposte reali alle tante domande che si pone la donna con patologia tumorale: “il cancro può compromettere la mia fertilità? i trattamenti che ricevo possono compromettere la mia capacità riproduttiva o di avere un figlio sano? Posso preservare la mia fertilità? Quando posso provare ad avere una gravidanza? Se ho un tumore in gravidanza, che scelte devo fare?”. Dopo una malattia devastante come un tumore, il sapere di avere delle chance riproduttive è un forte messaggio positivo: già si è superato il tumore e si guarda oltre, si guarda al ritorno a una vita normale con tutti i suoi desideri ed aspettative.
I temi da affrontare in una donna malata di cancro che pensa a un progetto genitoriale sono pertanto complessi e multiformi. Finora la donna è andata in centri, anche di eccellenza, che però hanno affrontato le singole problematiche: la terapia del tumore, o la preservazione della fertilità, o la gestione della gravidanza. L’offerta assistenziale ottimale è invece la creazione di un unico centro che ha la capacità di fornire risposte organiche e complessive a tutte le problematiche, dalla scelta terapeutica, alla preservazione della fertilità, alla programmazione della gravidanza, al seguire la gravidanza ed infine ai controlli post-partum. Questo è realizzabile in una struttura di riferimento nella quale operi, in maniera integrata, un’equipe multidisciplinare costituita da tutte le figure professionali necessarie per far sì che la donna possa condividere i suoi timori, contenere le angosce, ricevere comprendere ed elaborare informazioni corrette ed esaurienti per compiere scelte consapevoli nel complesso percorso che va dalla preservazione della fertilità fino all’espletamento del parto: il ginecologo esperto in Medicina della Riproduzione e in Oncologia Ginecologica, l’Embriologo, l’Oncologo medico, l’andrologo, l’urologo, lo psicologo, il chirurgo.

Il centro è rivolto quindi sia a donne con diagnosi di tumore prima di iniziare le terapie oncologiche, sia a donne in gravidanza con diagnosi di tumore in atto, sia a donne guarite dal tumore con desiderio riproduttivo, ed ha lo scopo di fornire innanzitutto un punto di riferimento per tutte i quesiti della donna e della coppia rispetto ai temi dell’impatto delle terapie oncologiche sulla fertilità e sull’eventuale gravidanza in atto, della strategie per preservare la fertilità, del timing riproduttivo; ma anche di offrire le professionalità e le tecnologie più avanzate per la preservazione fertilità (crioconservazione liquido seminale, crioconservazione ovociti, crioconservazione tessuto ovarico), per la chirurgia “fertility sparing”, per la gestione del tumore nella gravidanza e della gravidanza dopo il tumore, per i controlli oncologici dopo la gravidanza. Insomma, una nuova realtà assistenziale di conforto e speranza per tutte le donne che si sono ammalate, ma che non vogliono abbandonare il progetto di essere “Madri oltre il tumore”.

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Visite gratuite sulla vista fino al 29 giugno. "La prevenzione non va in vacanza", parte la campagna di prevenzione delle patologie oculari per aiutare a tutelare la vista anche d'estate, in collaborazione con la clinica oculistica dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Provinciale di Napoli. Tra i temi affrontati, l’invecchiamento retinico e le patologie degli annessi causate dall’eccessiva esposizione solare; la frequentazione delle piscine e del mare; l’uso di lenti appropriate (con filtri fotoselettivi di prova); la corretta informazione su come idratarsi e alimentarsi adeguatamente per proteggere la vista; la scelta migliore delle lenti a contatto e il loro utilizzo durante i mesi estivi; le allergie e i fastidi agli occhi legati ad ambienti climatizzati e i relativi possibili rimedi (con la distribuzione di integratori e lacrime artificiali offerte dalle aziende farmaceutiche). La campagna estiva di prevenzione è stata patrocinata dai Comuni di Napoli, Pozzuoli e Meta, nonché dal CUS Napoli (Centro Universitario Sportivo) e dall’Ordine Regionale dei Giornalisti della Campania, oltreché con il fondamentale apporto dell’Ottica Sacco e di altre case farmaceutiche.

18-19 giugno: Piazza Vittoria, Napoli (ore 16-19.30)
20-21 giugno: Parco a Mare, Bagnoli (ore 10-14)
22-25 giugno: CUS Napoli, Via Campegna, Napoli (ore 15.30-19)
27-28 giugno: Piazza Ricordo, Pozzuoli (ore 16-19.30)
28-29 giugno: Meta (ore 10-14)

 

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Venerdì 27 e sabato 28 aprile si terrà presso Villa Doria D’Angri il consueto corso di aggiornamento “Argomenti di Gastroenterologia”, giunto alla XX edizione, organizzato dal Prof. Gabriele Riegler dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, a cui sono stati riconosciuti 12 Crediti Formativi. Il Corso prevede quattro sessioni.

Nella prima si riprenderanno gli argomenti della 1 ^ edizione analizzando cosa è cambiato in venti anni (Reflusso gastroesofageo, Cirrosi epatica, Trapianto di fegato e Patologia del Tenue).
Nella seconda sono previsti interventi su attualità recenti in particolare nuove terapie sia mediche che chirurgiche per la malattia di Crohn (uso di cellule staminali sulle quali la Vanvitelli è uno dei centri all’avanguardia in Italia) e la colonscopia robotica nuova prospettiva in campo endoscopico. Si discuterà anche della più recente terapia marziale e del ruolo di patologie di importazione (Malaria e Parassitosi intestinali).
La terza sessione è dedicata ad argomenti di impatto sociale e di segno diverso: si parte dall’esperienza di “Surgery for Children” nei paesi in via di sviluppo, passando al peso dell’alcol, del fumo e degli stupefacenti sull’apparato digerente, all’influenze culturali/religiose sull’alimentazione ed infine, di particolare importanza per i costi della spesa sanitarie, il ruolo delle “mode” in gastroenterologia. 
Infine la quarta sessione del sabato mattina è come d’abitudine monotematica quest’anno dedicata al timing chirurgico, vale a dire il momento in cui il medico deve porre l’indicazione chirurgica, per sottolineare l’importanza della interdisciplinarietà in questo caso tra gastroenterologo e chirurgo. Gli argomenti trattati saranno: patologia emorroidaria, diverticoli del colon, la malattia di Crohn, i calcoli della colecisti, l’ernia jatale e l’obesità. 

E’ auspicabile il successo dell’iniziativa anche per l’abituale clima informale e soprattutto per la qualità dei relatori tutti esperti e punti di riferimento degli argomenti trattati.

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