Tecnologie dell'informazione, è in arrivo il 5G. Ma esistono davvero rischi per la salute?

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A cura di Giovanni Leone, professore ordinario di Campi Elettromagnetici al Dipartimento di Ingegneria

Mettereste in relazione il consumo di cioccolato nella popolazione mondiale con l’evoluzione della pandemia Covid-19? Ecco, tra questi due elementi c’è la stessa relazione che passa tra il nuovo coronavirus ed il 5G. Facciamo il punto sul tema.


1G, 2G, 3G, 4G, 5G, e in futuro 6G. Di cosa parliamo?

Il 5G non è una nuova tecnologia. La sigla “5G” sta per ‘Quinta Generazione’ e si tratta dell’aggiornamento e miglioramento di sistemi di trasmissione di informazioni che usiamo - a spanne - da un secolo e mezzo. La fisica delle onde elettromagnetiche nasce nel 1865 (grazie a Maxwell, uno scozzese visionario) e, sulla base degli stessi principi fisici di base, le società moderne hanno sviluppato il mondo che ci circonda. Dalle radio di inizio ‘900 alle televisioni di metà del XX secolo, fino ai sistemi di comunicazione mobile attuali (internet compresa). Il grosso vantaggio pratico è che per comunicare fra due o più punti non è necessario stendere una ragnatela di fili (metallici o meno) ma basta innalzare una torretta, installare un ripetitore, trasmettere e ricevere onde radio a frequenze elevate (per gli interessati, fino a qualche decina di GHz).

Che effetti ha questa tecnologia sul corpo umano?

A queste frequenze le onde elettromagnetiche non sono ionizzanti, cioè, come i raggi x, non modificano la (bio)chimica dell’interno del corpo (ossia il DNA delle cellule). Al massimo possono riscaldare gli strati superficiali dei tessuti e, se i tempi e le intensità di esposizioni sono elevatissimi (come nei forni a microonde), provocare distinguibili innalzamenti di temperatura. Ma le innovazioni tecnologiche nei sistemi 5G e la stringente normativa esistente impediscono di raggiungere queste condizioni.

Esiste una tecnologia sicura al 100% per la salute?

Non esiste per definizione una tecnologia sicura in tal senso, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla base della letteratura scientifica disponibile, ritiene che non siano mai stati stabiliti effetti contrari alla salute. E l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha catalogato le radiofrequenze nel Gruppo 2B, ovvero come "possibilmente cancerogeni": è il livello più basso di rischio, usato quando ci sono prove limitate,  che contiene, fra le 314 sostanze, anche le onde a bassa frequenza degli elettrodomestici, il Gingko biloba, l’aloe, l’acido caffeico, i sottaceti, … https://monographs.iarc.fr/list-of-classifications.

Ed il Covid-19? Potrebbe esserci una connessione tra i due fenomeni?

Galileo Galilei, il primo motore di tutto lo sviluppo della nostra società basata sul progresso, ci ha insegnato che non basta la creatività per comprendere la natura. È davvero un ingrediente di base, ma dopo aver elaborato una teoria a partire da osservazioni empiriche e correlazioni fra fatti, bisogna sottoporre la teoria alle verifiche di ripetibilità. Quindi occorre che altri esperti (non chiamiamoli professori o ricercatori), innanzitutto, esaminino la proposta, ne valutino la fondatezza sulla base delle conoscenze disponibili fino a questo momento, e, infine, possano ripercorrerne i metodi e ottenere gli stessi risultati.
Solo allora, dopo questo lungo processo (e non una sola frettolosa pubblicazione a pagamento su una rivista che abbia bisogno di far quadrare i suoi conti economici), la teoria può essere accettata fino a prova contraria.

Questo metodo scientifico è l’unico che ci ha consentito di migliorare globalmente le condizioni di vita dell’umanità. Il resto è, nei casi in buona fede, magia o, peggio, disinformazione prezzolata e sensazionalistica.

Così, da non addetto ai lavori, mi azzarderei a studiare una connessione fra l’espansione del Covid-19 e il clima o i flussi commerciali nelle nostre società globalizzate, ma certo non con il consumo di cioccolato. O con il 5G.

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