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Gioielli e corallo insieme grazie a una collaborazione tra Università Vanvitelli e gli studenti dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco. Il Bottone, bouton, «germoglio, bocciolo, bottone», rappresenta il punto di partenza del workshop - nel progetto di alternanza scuola lavoro -, che ha visto collaborare insieme gli studenti universitari dei Laboratori di Moda 2 del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale e gli alunni dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco. Obiettivo: disegnare, progettare e realizzare insieme, preziose abbottonature in corallo, madreperla, pietre dure dai complessi supporti in oreficeria.

I gioielli appartenenti alla collezione Abito Mediterraneo sono, infatti, veri propri artefatti di design, frutto di un elaborato processo formale, funzionale ed estetico - nato dallo studio dei caratteri di questo territorio - capaci di smontarsi, rimontarsi, chiudersi e riaprirsi, o ancora progettati per stringere o tenere unite parti diverse di un abito. L’altro tema legato alla collezione Vintage Generation comprende bottoni/gioiello che sperimentano diversi materiali unendo la pasta di corallo, alle materie plastiche, alle madreperle tradizionali. Questi ultimi sono progettati come bottoni di giacche e camicie che dalla tradizione sartoriale napoletana si spingono nel mondo dell’abito femminile.

Corall bouton fashion and design experience - a cura di Roberto Liberti e Maria Dolores Morelli

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Europe is culture, anche l'Università Vanvitelli per la manifestazione internazionale dedicata ai giovani, al patrimonio culturale e l'arte contemporanea. Tra gli organizzatori, Gian Maria Piccinelli, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche "Jean Monnet" dell'Università Vanvitelli. La manifestazione si è tenuta dal 28 aprile al 1 maggio 2018 a Caserta, in Piazza Carlo III e presso la Reggia. "Grazie anche alla presentazione di proposte progettuali su fondi europei, che consentiranno l’allargamento dei partecipanti provenienti da paesi europei e mediterranei, la manifestazione si sta sempre più configurando come un’attività di diplomazia culturale i cui protagonisti sono studenti compresi tra i 14 e i 20 anni - spiega Gian Maria Piccinelli, Direttore del Dipartimento -. Al fine di far fronte alle numerose richieste dei giovani studenti e rendere sostenibile il costo della loro partecipazione, si è progettata la creazione di una “Cittadella dei giovani” all’interno della quale poter ospitare gli studenti partecipanti e di vivere appieno la manifestazione".

Rassegna stampa

https://casertaweb.com/notizie/la-sicurezza-non-favola-alla-reggia-caserta-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro/
http://www.anteprima24.it/caserta/safety-tales-concorso/
https://caserta24ore.altervista.org/30042018/caserta-un-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro/
http://www.informazione.campania.it/caserta/215170-caserta-parte-il-concorso-riservato-alle-scuole-sulla-sicurezza-sul-lavoro.html
https://www.piueconomia.com/2018/05/02/sicurezza-sul-lavoro-concorso-nelle-scuole/
http://www.orticalab.it/Caserta-taglio-del-nastro-Safety
http://www.irpiniafocus.it/attualita/17959-safety-tales-taglio-del-nastro-per-il-concorso
http://www.irpiniapost.it/sicurezza-sul-lavoro-presentato-safety-tales-contest-dedicato-ai-ragazzi/
http://www.irpinianews.it/la-sicurezza-sul-lavoro-entra-nelle-scuole-con-il-concorso-safety-tales/
http://www.ilciriaco.it/focus/item/30285-%E2%80%9Csafety-tales-%E2%80%93-la-sicurezza-non-%C3%A8-una-favola%E2%80%9D-taglio-del-nastro-per-il-concorso-riservato-alle-scuole-sul-tema-della-sicurezza-sul-lavoro.html

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L’abito più caro non è il più costoso, ma è quello che ci ricorda un momento particolare della nostra vita o delle persone alle quali vogliamo bene: quindi perchè non riutilizzarlo con un nuovo design?
Nasce con questa idea il progetto “LANDesign®-l’abito più caro”, il titolo del Progetto nato sulla consolidata filiera “Università-Scuola-Aziende-Enti" del Laboratorio LANDesign® , che approfondisce il tema del recupero e del riuso dei capi di abbigliamento grazie all'innovativo processo condotto dalle giovani designer Antonia Difficile e Rosy Ferrara, studentesse del Corso di Laurea specialistica in “Design per l’innovazione”, tutor junior dell’iniziativa e, realizzati a costo 0, dalle studentesse dell’Istituto Degni di Torre del Greco. "Non è il primo successo del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale che ha istituito dal 2013 un Protocollo d’Intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania per i numerosi percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro realizzati- spiegano Sabina Martusciello e Maria Dolores Morelli, Responsabili scientifici del progetto -. Già lo scorso anno - continuano le docenti - ha ricevuto il Premio Nazionale “Regoliamoci” bandito dall’Associazione Libera e il MIUR e quest’ anno partecipa con 5 proposte al Concorso nazionale “Storie di Alternanza” .

Ad oggi più di 1000 alunni, entusiasti e partecipativi, grazie a 20 convenzioni sottoscritte dal Dipartimento con Istituti scolastici superiori rappresentativi dei diversi indirizzi (classico-linguistico, artistico, architettura e design, moda, scienze umane e geometri), guidati da Maria Dolores Morelli, Delegato all’Orientamento e all’Alternanza al Dipartimento di Architettura e da Sabina Martusciello, Presidente del Corso di Laurea in Design e Comunicazione, sono stati coinvolti in esperienze progettuali per la formazione di profili professionali (designer, fashion designer, progettisti, curatori di mostre) rispondenti agli indirizzi dei corsi di Laurea in Architettura, Design e Moda.

“L’alternanza Scuola-Lavoro ha una forte valenza orientativa - sostiene Luigi Maffei, Direttore del Dipartimento di Architettura - e si coniuga con le numerose attività di Orientamento previste dal Dipartimento (ERGO, seminari e convegni settimanali, workshop, mostre, eventi".
Per verificare l'intero processo e la reale ricaduta in termini di orientamento ed iscrizioni, tema della tesi della dottoranda Enrica Pagano, tutte le attività del processo di alternanza, sono monitorate attraverso un’indagine quali-quantitativa, interviste semi-strutturate, questionari valutativi, foto e video.

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Una valigia e un biglietto di sola andata, emozione e terrore: salutare gli amici, abbracciare i parenti, lasciare le cose conosciute, le strade della tua città e il tuo porto sicuro per intraprendere un percorso in un altro paese, con una lingua diversa, nient’ altro che te stesso e non per il tempo di un weekend.
 
Il mio interesse per la vita oltreconfine è nato grazie alla passione coinvolgente trasmessami dagli insegnanti universitari, sorretta dallo studio delle lingue e dall’esigenza di praticarle costantemente per poterle perfezionare. 
 
Ho intrapreso la prima esperienza estera frequentando un semestre, a partire da settembre, presso l’Università Paris VIII Saint Vincennes. Rientrata dall’esperienza Erasmus, concludendo tutti i miei esami con successo, Miur-Maeci- Crui in partnership con la nostra Università, hanno selezionato studenti per tirocini presso sedi diplomatiche d'Italia all'estero e sono risultata vincitrice di concorso per la permanenza trimestrale presso l’Ambasciata d’Italia in Sarajevo. In conformità con le mie esperienze e la mia passione per il giornalismo, ho preso da poco parte all’ufficio comunicazione e cultura dell’Ambasciata, collaborando alla cura dei portali media della sede e alla co-organizzazione di eventi culturali.
 
La scelta personale di due sedi così dissimili può apparire bizzarra: l’intento è stato proprio quello di vivere esperienze tra loro eterogenee con il comun denominatore già riscontrato di sentirsi molto presto parte della comunità ospitante e portare con sé un pezzo della città e della cultura locale.
 
Più in particolare l’Erasmus a Parigi si è confermato una ottima opportunità per perfezionare la lingua e, seppure parte della stessa Unione Europea, utile per conoscere approcci curriculari con differenti punti di vista rispetto a quelli nazionali (nell’approccio in particolar modo alle Relazioni Internazionali ed alla storia contemporanea, tematiche di personale interesse).
 
 
Sarajevo è un’inaspettata sorpresa: ritengo particolarmente distorta la concezione della città della maggior parte dei cittadini europei. Comunità satura di storia ancora viva e percepibile, con magico coraggio di rinascita, dall’atmosfera cosmopolita come poche altre città nel mondo, da profili professionali e sociali ammirevoli. Da queste esperienze eterogenee ho appunto imparato, tra le cose, la graziosa peculiarità del ‘diverso’ da sé, l’occorrenza di immergersi oltre la superficialità, valicando pregiudizi, confini mentali e fisici.
 
Tutto è stato reso possibile grazie dall’Università, riferimento costante per le problematiche che caratterizzano la vita fuorisede di una studentessa. Fattore da non sottovalutare è stato il sostegno economico dell’Ateneo che dona l’opportunità agli studenti di poter vivere realmente le città a trecentosessanta gradi. 
 
Il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e la formazione accademica fornitami dall’Università Vanvitelli ha aperto le mie prospettive presenti e future verso orizzonti esteri permettendomi di ampliare le conoscenze curriculari ma concedendomi allo stesso tempo di vivere esperienze che stravolgono totalmente le percezioni di vita. 
 
Il messaggio che desidero promuovere per chi è intenzionato a vivere esperienze del genere, è quello di lanciarsi, senza timore, in simili avventure nonostante le piccole difficoltà innegabili. Simili esperienze possono formare al meglio cittadini del mondo, schiarire le idee su sogni ed aspirazioni, concedere chances di vita e soprattutto capire chi siamo e chi vogliamo diventare, costruendo l’impalcatura per poterci riuscire!
 

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La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937 - Abazia di San Lorenzo ad Septimum, Aversa - Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale 
Dal 07.02 al 16.02.2018

Curatore: Luca Lanini
Gruppo di ricerca: Marco Giorgio Bevilacqua, Luca Lanini, Natalia Melikova
Editor e progetto grafico: Anna Leddi
Redazione: Giorgia Puccinelli, Alessandro Riello e Sara Tenchini
Curatore Mostra per il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale / Università Vanvitelli: Francesco Costanzo
Progetto di allestimento: Francesco Costanzo con Gaspare Oliva, Vincenzo Fatigati e Domenico Crispino, Anna de Chiara, Michele Pellino.

Gli edifici e i programmi per Mosca dell’avanguardia sovietica – costruttivismo, suprematismo, cubofuturismo, produttivismo, disurbanismo, etc – a cavallo degli anni ’20 e ’30 del Novecento sembrano tornare di continuo, quasi in maniera subliminale, nel tessuto della nostra esperienza quotidiana. Un’avanguardia che ha dispiegato i suoi effetti su tutto il ventesimo secolo e sta prolungando la sua straordinaria fascinazione anche nel nuovo. Soprattutto dal punto di vista dell’architettura e della città. Basterebbe riflettere su come alcuni grandi landmark urbani contemporanei abbiano introiettato alcune icone costruttiviste. A Londra, per esempio, dove lo shard di Renzo Piano è modellato su un progetto di Leonidov, mentre l’Orbit Tower di Anish Kapoor è un chiaro omaggio al Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin. Architetture che non sono state in grado, o lo sono state solo in parte, di costruire la Mosca capitale dei Soviet e che invece ritornano per edificare altre città, come è spesso accaduto nella storia urbana per architetture di grande potenza simbolica ed evocativa.

Il senso della mostra "La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937", è proprio questo: da una parte costruire un piccolo archivio, destinato però ad ampliarsi, che restituisca alla loro dimensione reale ed oggettuale queste architetture, spesso solo conosciute e citate a partire da disegni scarsamente intellegibili, talvolta andati perduti durante quel terribile periodo della storia russa e dei quali restano poche, confuse fotografie. Una conoscenza metrica, realista e critica di questa architettura, iniziata dagli studenti del corso di Disegno dell’Architettura 2 del prof. Marco Bevilacqua nel corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura dell’Università di Pisa e continuata in questa mostra e nel suo catalogo. Dall’altro verificare come Mosca sarebbe cambiata, nei suoi caratteri morfologici, nella sua dimensione urbana se, in una delle tante sliding doors della storia, fosse stata costruita dalle avanguardie e non dal classicismo realsocialista che finì per diventare lo stile unico del totalitarismo staliniano, liquidando ogni altra opzione linguistica. Un processo di costruzione alternativa della città – una Mosca “analoga” – che in realtà, sia pure in forma latente, è sempre stato in atto, perché le architetture di Lissitsky, di Mel’nikov, di Leonidov, dei fratelli Vesnin avevano chiaramente predetto assi, temi e questioni che lo sviluppo di questa grande metropoli euroasiatica avrebbe fatalmente finito per affrontare nei cento anni a venire.

Si tratta di architetture che, al di là della loro capacità di vaticinare il futuro, del loro sconvolgente carattere iconico, della loro forza visionaria, lasciano intravedere un rapporto del tutto nuovo tra figurazione architettonica e vita quotidiana, proponendosi come grandi macchine trasformative dell’individuo che organizzano all’interno del medesimo “condensatore sociale” lavoro, svago, riposo, educazione, sport.
Architetture la cui sopravvivenza continua però ad essere in pericolo. Non più a rischio per il furore iconoclasta degli “architetti proletari”, che durante la reazione antimoderna seguita all’ascesa di Stalin e poi durante lo zdanovismo, avrebbero voluto cancellarle dalla storia dell’architettura sovietica, oppure per la loro genetica fragilità, dovuta e al ritardo industriale dell’URSS e all’ideologia totalizzante che costruiva gran parte del loro programma funzionale e figurativo. Anche negli anni del soviet chic e del revanchismo imperiale, queste architetture sono ancora considerate come i simboli dell’unico periodo nel quale la cultura russa seppe essere moderna, cosmopolita e d’avanguardia. E come tali rifiutate e lasciate negligentemente deperire, nonostante la loro utilizzazione intensiva come brand della città di Mosca.
Che le promesse dell’avanguardia non si siano realizzate è quasi un fatto secondario. Certo, questa è una delle conseguenze del peccato originario delle avanguardie russe: l’avere legato il proprio destino alla rivoluzione d’ottobre. Eppure, esauritasi prima la spinta propulsiva di quell’evento, tramutatasi la sua grande forza emancipatrice in un incubo totalitario, crollate miseramente le speranze che aveva suscitato in una successione di fallimenti, di miseria, di lavoro schiavile, di stermini, di quegli anni resta, abbacinante, proprio il lavoro artistico delle avanguardie.
Cento anni non sono bastati a spegnere la meraviglia che ancora proviamo di fronte a questi progetti degli anni ’20 e ‘30, come se si trattasse ormai di immagini profondamente tatuate sul corpo dell’architettura contemporanea, parte del suo subconscio più profondo. L’avanguardia sovietica non è né un’“avanguardia perduta”, né l’ “archeologia del socialismo”, ma una tendenza che ancora oggi, per la sua radicalità e per la sua modernità senza tempo, si offre agli architetti contemporanei senza quasi bisogno di distanza storiografica e critica. Ed è, allo stesso tempo, un insieme di idee che ritroviamo in maniera pervasiva nella nostra vita: nelle architetture di Rem Koolhaas, di Zaha Hadid o di Steven Holl, nella grafica della copertina di un disco dei Franz Ferdinand, nel montaggio di un blockbuster di Hollywood. E in molto altro ancora. Perché la storia della Mosca delle avanguardie è la storia del nostro presente.

 

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Un’ambulanza di ultimissima generazione, frutto dell'asta di beneficenza tenuta dallo stesso Cardinale lo scorso anno e consegnata il 15 dicembre. Terapia Neonatale che si attesta oggi tra i più importanti presidi della rete dell'emergenza della Regione Campania.

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CasaCorriere torna all'Università Vanvitelli e fa record di presenze. Il chiostro di Santa Patrizia accoglie il terzo incontro della seconda serie, dedicato al ventennale del Corriere del Mezzogiorno, sul tema “L’immagine e l’immaginario”. Un confronto sul successo delle tante rappresentazioni di Napoli dal cinema alla letteratura, alla tv.

 

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Sfilano a Napoli i lavori di moda degli studenti corso di laurea Magistrale in Design per l'Innovazione. Al via le capsule collection sperimentali realizzate dagli studenti in collaborazione con le aziende campane del lusso Kiton donna e uomo, Mario Valentino, Setificio Leuciano, Cesare Attolini e Deja vu. L'evento MODARTE si è svolto l’8 settembre in Piazza del Plebiscito a Napoli ed è stato patrocinato dal Comune di Napoli con obiettivo di promozione e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico della città.

Attraverso la raccolta di fondi, Modarte offre il proprio contributo al progetto "SEMBRANO PIETRE MA SONO RADICI" dell' Ass.ne Sedili di Napoli, per il restauro e la valorizzazione delle pietre di spoglio:  capitelli, colonne, iscrizioni in lingua greca scolpite nella pietra calcarea e fregi che durante i secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano ma anche in epoca vicereale, furono recuperati da templi, edifici pubblici ed anche case patrizie, per essere riutilizzati come materiale edilizio per la costruzione delle nuove case. Percorrendo non solo i Decumani ma anche i vicoli che vi si affacciano, è facile imbattersi in questi “resti” che, non considerati come “reperti archeologici”, sono esposti all’incuria ed all’abbandono.

 

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Nuovo nome, nuovo logo, percorsi di eccellenza, navette, app e tante borse di studio per gli studenti. L’Università della Campania Luigi Vanvitelli (che fino allo scorso anno si chiamava Seconda Università degli Studi di Napoli) mette in campo per il nuovo anno accademico numerose iniziative, di pari passo con una campagna di rinnovamento della propria immagine, a cominciare dal nuovo logo, giovane e moderno.

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Eccolo il nuovo logo dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Innovativo, chiaro ed attraente per identificare con facilità l’Università campana che da pochi mesi ha cambiato la sua denominazione da Seconda Università degli Studi di Napoli a Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

 
 

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