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Design Thinking e Innovazione. Lunedì 6 e martedì 7 maggio il Festival della Crescita rilancia a Napoli i temi di cultura, impresa e design in due contesti di grande valore, per la vita e la crescita della città: il Comune di Napoli, l'Università Vanvitelli e l’Ordine degli Architetti di Napoli, che collaborano alla realizzazione della tappa.

 L'apertura del Festival, presso la Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo (in Piazza Municipio), è in programma per il pomeriggio di lunedì 6 maggio: uno spazio dedicato allo scenario generale della cultura e dei progetti in corso, a livello locale e nazionale.

A seguire, l'intera giornata di martedì 7 maggio, presso il Complesso di Sant’Andrea delle Dame, sede della Scuola di Medicina dell’Università Vanvitelli, sarà dedicata particolare attenzione all'ambito impresa-economia-marketing, nella mattina e ad architettura-design-creatività nel pomeriggio. 

A proposito del titolo e tema del Festival della Crescita di Napoli, Futuro + Umano. Design Thinking e Innovazione, il curatore Francesco Morace afferma: «La possibilità di una nuova crescita felice e sostenibile passa attraverso la capacità di elaborare un nuovo pensiero, fondato su una visione rigenerata dello sviluppo economico, nel quale la cultura del progetto che da sempre alimenta il successo dell’Impresa italiana nel mondo, assume una centralità strategica. Imprenditori come design manager, a partire da quell’Adriano Olivetti che possiamo considerare il Deus ex Machina dell’innovazione in Italia. Valori ben al centro della visione che concilia comunità e profitto, cura del territorio e competizione globale».
Il Festival della Crescita è un progetto curato e realizzato da Future Concept Lab con l’obiettivo di creare un circolo virtuoso tra i protagonisti di crescita e sviluppo.

L’edizione 2019 rilancia la sua vocazione di “progetto in crescita”, attraversando di nuovo la penisola con 11 tappe, e portando visioni e progetti nel dialogo pro-attivo tra i diversi attori dell'innovazione. Uno scambio continuo che nel 2019 affronterà temi e pratiche su un nucleo caldo del presente avanzato. Un tema che dà il titolo al nuovo libro di Francesco Morace Futuro + Umano e che è riferimento e omaggio, allo stesso tempo eredità e rigenerazione continua, al pensiero e all’attività di Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla sua morte.

Programma

 

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Un concerto ed una mostra di abiti-accessori al Dipartimento di Architettura e Design Industriale. Negli spazi dell'Abazia di San Lorenzo ad septimum, sede del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, hanno riecheggiato i suoni dei Gong e le vibrazioni delle Campane tibetane dalle mani abili del maestro Gianluca Pistoia (project leader GEOX) e di Daniela Pichovà. 
Il Concerto-mostra a cura di Maria Dolores Morelli e Sabina Martusciello con Ornella Zerlenga, Danila Jacazzi, Alessandra Cirafici, Roberto Liberti, Massimiliano Masullo, introdotto da Luigi Maffei, ha sperimentato l'interessante connubio tra percezione sonora, design e moda.

Gli studenti dei Laboratori di Design per la Moda e Industrial Design del 2 anno dei Corsi di Laurea in Design per la Moda e Design e Comunicazione hanno realizzato per l'evento 70 abiti-accessori trasformabili in cuscini e 120 confortevoli sedute ecologiche a costo 0.

Al concerto, tra le numerose azioni "University children" messe in campo dal Dipartimento, hanno partecipato anche 30 alunni dell'Istituto Comprensivo D'Assisi di Torre del Greco.
La manifestazione svolta all'aperto nell'Orto di San Lorenzo e nelle aule del Dipartimento dove sono stati raccolti sulle lavagne interessanti "messaggi" degli studenti dopo l'esperienza vissuta, si è conclusa con un interessante confronto sulla relazione tra educazione sensoriale e creatività.

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Irene Cortellessa, studentessa di Psicologia, 21 anni e il suo primo libro “Come nuvole all’orizzonte” sullo scottante tema dell’anoressia.
E’ in questo romanzo autobiografico che la nostra studentessa di Psicologia, si racconta, partendo dalla sua dolorosa battaglia contro la malattia e soprattutto contro quel malessere interiore che l’ha portata a trovare riparo dietro l’etichetta di “anoressica”. Analizzando le sue emozioni e ripercorrendo il lungo cammino verso la guarigione, Irene vuole dar voce e sostegno a tutte quelle persone che ancora cercano una via di uscita da questa patologia.
-Da dove nasce la volontà di raccontarti e metterti a nudo in questo libro?
Il libro non è nato con l’intento di essere pubblicato. Anzi, era lontanissima da me l’ipotesi che ciò potesse accadere. Anche perché a 21 anni alcune cose pensiamo possano accadere solo nei film, nei sogni, e per me pubblicare un libro in età così precoce era un qualcosa poco compatibile con la realtà. Come è nata allora questa opera? È nata grazie alla fiducia che la mia professoressa di inglese del liceo, la professoressa Gaia Gervino, ha sempre riposto in me. Mi spiego meglio: all’epoca della malattia iniziai a chiudermi sempre di più in me stessa, rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno, rinunciando alla comunicazione con i miei pari, ma anche con i miei familiari. Diciamo che iniziai a ritirarmi dalla scena sociale, relegando il mio vivere ad un mondo puramente interiore. Pensieri, emozioni, tormenti, paure ed angosce popolavano la mia mente, ma non trovavano alcun riscontro concreto, non trovavano voce. Fu in quel periodo di totale chiusura che presi l’abitudine di scrivere un diario. La scrittura, in quel momento, insieme al disegno, erano l’unico strumento che avevo per portare fuori stati d’animo che altrimenti mi sarebbero morti dentro; quegli stessi stati d’animo che, arginati e confinati in un luogo di difficile accesso per gli altri, erano esplosioni continue in un campo minato che minacciavano continuamente la mia integrità. Nel momento in cui, dopo il mio ricovero presso l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, la mia professoressa venne a conoscenza di questo mio diario, cercò di convincermi a pubblicarlo, dicendomi che era inammissibile che lasciassi la mia testimonianza chiusa in un cassetto, ma che avrei dovuto farne assolutamente qualcosa di costruttivo. In un primo momento la mia reazione fu quella di categorico rifiuto.
-Perché, qual era la tua principale paura?
Avevo paura ad espormi tanto, paura di essere giudicata, criticata, condannata. Pubblicare la mia testimonianza significava mettermi completamente a nudo, esporre me e la mia famiglia all’occhio inquisitore di chi giudica e condanna senza sentenza. Ed io, che ho sempre odiato stare sotto i riflettori, che ho sempre temuto il confronto, ero terrorizzata all’idea di rendere nota la mia storia. Eppure la mia professoressa mi fece riflettere su un altro aspetto che riguardava la pubblicazione: la possibilità di essere d’aiuto ad altre persone che si trovano ad affrontare la mia stressa esperienza. Allora, dopo molti tentennamenti e molti turbamenti, decisi di accogliere quella proposta.
-A chi desideri rivolgerti con questo nudo racconto?
Mi illudo tuttora che il mio libro possa essere una testimonianza di speranza per quelle persone che hanno difficoltà a credere nel futuro perché ancora troppo invischiate e perse nei meandri della malattia. Mi piace pensare, in maniera piuttosto fideistica, che la mia storia possa fungere da guida, da supposto, da compagnia per coloro che non hanno risposte circa un domani che le spaventa, che possa dare loro la forza ed il coraggio per iniziare a reagire contro un’ossessione che le manipola e le governa; ma mi piace anche sperare che il mio libro possa dare risposte a quei genitori che non riescono a comprendere il dolore silente che si cela dietro la patologia delle proprie figlie, perché lo so bene io quanto possa far male la chiusura dietro la quale ci si nasconde e che non permette a chi ci sta accanto di capire, di intervenire.
-Come è stato riaffrontare il tuo passato attraverso il queste pagine?
Non è stato semplice riaffrontare il passato, non è stato semplice rivivere, attraverso le mie stesse parole, vissuti che mi appartengono e che, nonostante il tempo trascorso, continuano ad essere tasti dolenti della mia vita. E non nego che diverse volte ho abbandonato il lavoro di revisione, accantonando l’idea del libro; ma ogni volta ho trovato la giusta motivazione nelle persone che mi sono accanto e che non hanno mai smesso di credere in me. Purtroppo quello che posso fare io oggi è solo raccontare la mia storia, sperando che possa essere prova di come le difficoltà, che investo la vita di ogni singolo individuo, debbano essere affrontate, sempre e comunque, con la forza ed il coraggio di chi non si dimette alla sofferenza, ma lotta per riuscire a credere ancora nel domani, nella vita, e nelle possibilità che quest’ultima ha da offrirci.
-Sulla base del tuo vissuto, cos’è l’anoressia?
Beh, l’anoressia è una patologia che troppo spesso viene riconosciuta come la scelta volontaria che una persona compie nel tentativo di conformarsi a canoni di bellezza stereotipati e, in qualche modo, imposti dalla società. No, l’anoressia non è una scelta consapevole, né è la volontà di agire sul proprio corpo, di intervenire sul proprio aspetto estetico. L’anoressia è il sintomo esteriore di un malessere interiore; è il sintomo estetico elaborato dal nostro corpo per gridare agli altri che non stiamo bene, senza il bisogno di troppe spiegazioni.
-E allora da dove è nato questo tuo malessere interiore?
La mia malattia è nata in seguito alla mancata elaborazione di un dolore che ho covato per anni dentro di me, senza esternarlo, senza condividerlo, senza concedergli la possibilità di essere riconosciuto. Un dolore causato dalla separazione dalla mia gemella, Mara. Fino alla terza media abbiamo sempre frequentato le stesse scuole, nella stessa classe, con le stesse amicizie e con le stesse esperienze. E per tutti quegli anni ho lasciato che Mara vivesse anche per me, dimettendomi alle sue scelte, assecondando i suoi voleri, lasciando che le conseguenze delle sue azioni ricadessero anche su di me. In quegli anni sono stata semplicemente la sorella di Mara, lasciando Irene arginata in un mondo puramente illusorio. Arrivate al liceo, mamma e papà ci hanno imposto la separazione e, per quanto da tempo fossimo consapevoli che le nostre strade avrebbero preso direzioni differenti, non accettavo l’idea che ciò potesse accadere veramente: una cosa è sapere di dover essere divise, altro è, invece, vivere quella separazione. Mi sono, così, trovata al liceo a dovermi muovere in un paese nuovo, in una classe nuova, con compagni sconosciuti…e senza mia sorella a fungere da filtro, da maschera, da scudo. Ma la cosa che più mi ha destabilizzata e mi spaventata la sensazione di non avere mezzi, né strumenti, né risorse per saper camminare nel mondo, perché in quegli anni precedenti non avevo costruito nulla di mio, nulla che appartenesse alla mia persona, alla mia esperienza, alla formazione della mia identità. È come se mi fossi trovata a nascere per la prima volta a 14 anni, e se da una parte mi sentivo terribilmente indietro con i tempi rispetto ai miei coetanei, dall’altra dovevo, comunque, cercare di condurre la vita di una quattordicenne perché sicuramente non avrei potuto mettere in stand-by il tempo per recuperare gli anni persi e poi ricominciare da dove mi ero interrotta. Così nel tentativo di colmare lacune, che con il tempo si erano trasformate in voragini, mi sono persa e, abbandonate le speranze, impossibilitata a riconoscermi, a sentirmi, a vivermi, ho lasciato che la mia vita deragliasse senza fare nulla per oppormi a quella forza travolgente che stava distruggendo tutto ciò che appartiene ad una comune adolescente. 
-Questo dolore come si è trasformato in anoressia?
Mi sono aggrappata, in maniera piuttosto ingenua, a quell’etichetta di “anoressica” che le persone iniziavano a cucirmi addosso nel momento in cui iniziavo a perdere peso, per ragioni legate esclusivamente ad una sofferenza che stavo vivendo: lo sappiamo tutti che le condizioni di stress psichico hanno inevitabilmente ripercussioni incontrollate sul nostro corpo. Perché mi sono aggrappata a quell’etichetta?! Perché dal momento in cui Mara aveva rinunciato al rapporto simbiotico, alla relazione fusionale, che fino ad allora mi aveva garantito la stabilità, mi aveva fornito un volto, una connotazione, mi sono trovata completamente sprovvista di identità, e senza alcuna base solida da cui partire per costruirne una solo mia, che non fosse intaccata dal bisogno morboso che avevo di mia sorella. Allora è stato facile per me arginare quel caos che mi investiva, assumendo le sembianze dell’anoressica, che in quel momento, per la prima volta, mi permettevano di riconoscermi, di avere un posto nel mondo…un’identità. È stata una scelta assolutamente inconsapevole ed involontaria, ma soprattutto sbagliatissima perché non poteva essere un’etichetta, perché di questo stiamo parlando, a garantirmi un volto, soprattutto non doveva essere quello il pretesto da cui partire per costruire la mia persona, perché non avrei mai potuto essere anoressica per sempre, dal momento che non è una condizione compatibile con la vita. Prima o poi avrei dovuto scegliere quale direzione dare al mio percorso e non potevo scegliere di essere riconosciuta attraverso una patologia.
-Quando hai capito di dover cambiare direzione?
Ho iniziato a rendermene conto, ma soprattutto ho iniziato a capire di dover compiere una scelta, nel momento in cui un medico specializzato nella cura dei disturbi alimenti, dal quale mamma e papà mi portarono, mi disse in maniera piuttosto diretta come stavano realmente le cose, quanto a rischio fosse la mia vita. Le sue parole, in un certo senso brutali, e che mi arrivarono come un ceffone in pieno volto, sono state:
 “Irene il tuo corpo non riceve cibo sufficiente per svolgere le normali reazioni metaboliche. Ciò nonostante, ha comunque bisogno di quell’energia che tu ti rifiuti di dargli, quindi se la prende non più da fonti esterne, quale il cibo, ma inizia ad attaccare i tuoi organi interni, inizia ad attaccare i muscoli. Ora, sai benissimo che anche il cuore è un muscolo. Essendo anch’esso un muscolo, il tuo corpo sta attaccando anche lui, che si sta facendo sempre più piccolo. Continuando a perdere peso, stai sottoponendo il tuo cuore ad uno sforzo che non è in grado di reggere. Batterà ancora, e ancora, fino a quando non ne sarà più in grado e si fermerà”.
Di fronte a quelle parole non è stato così scontato per me optare per la vita, scegliere di lottare. Anzi, per la prima volta seppi cosa volessi davvero: stavo sottoponendo la mia famiglia a dispiaceri che non ero capace di alleviare, li stavo gettando in una disperazione senza fine, rompendo ogni equilibrio familiare, ogni forma di serenità, e di fronte a tutto il caos che li stava investendo per colpa mia, pensai, in maniera piuttosto vile ed immatura, che se mi fossi tolta di mezzo io, magari avrei tolto di mezzo la fonte primaria di dolore, e loro avrebbero smesso di soffrire a causa mia. Ma quello che non avevo considerato era che il dolore al quale li stavo sottoponendo in quel momento era sicuramente più tollerabile del dolore della perdita.
-E quando hai capito che per uscire dal tunnel dovevi iniziare a lottare?
Quando la mia resa ha iniziato ad essere ormai evidente e distruttiva, e mia sorella mi ha chiesto di restare perché aveva bisogno di me, io non avevo più le forze per reagire, non per farcela da sola. Ma sicuramente le sue parole sono state la molla che ha fatto scattare in me il desiderio di lottare, perché pensavo che una vita senza Mara io non riuscirei ad immaginarla, né potrei accettarla, e allora perché stavo facendo a lei qualcosa che non avrei mai voluto venisse fatto a me?! Così, per la prima volta, arrivata a pesare circa 33kg, non mi opposi più al ricovero e accettai la proposta dei miei genitori di portarmi in ospedale per farmi curare. Eppure c’è voluto un bel po’ di tempo prima che iniziassi concretamente a collaborare per guarire, se non altro avevo iniziato a rendermi conto del problema. Si, perché non è così scontato ed automatico ricominciare a mangiare, ma è un processo piuttosto lungo e travagliato, che richiede tantissimo sforzo e forza di volontà, perché ciò significa andare ad intervenire su ossessioni, schemi rigidi, abitudini consolidati in me per anni, e che sono stati il mio vivere. È un po’ come combattere una dipendenza: non è così semplice rompere quel circolo vizioso che ormai è strutturato in te. Durante le prima settimane in ospedale, quindi, la mia condizione è peggiorata ulteriormente perché continuavo ad essere piuttosto oppositiva, fino a quando una serie di eventi succedutisi in quel luogo che reclamava libertà, non mi hanno fornito la giusta motivazione per iniziare a collaborare.
-Durante la riabilitazione chi o cosa ti ha dato la forza per scegliere il cammino della guarigione?
Non è stata una sola la causa scatenante che mi ha permesso la guarigione, ma diversi fattori: a partire dal senso di colpa nei confronti dei bambini che erano ricoverati con me e che, così piccoli ed ingenui, si trovavano a lottare contro patologie più gravi della mia e dalle quali probabilmente non avrebbero trovato guarigione; c’era il senso di colpa nei confronti della mia famiglia che aveva completamento annullato la propria vita per abbracciare i miei bisogni e le mie necessità, dal momento in cui la mia mamma viveva con me in ospedale; c’era il desiderio opprimente di tornare alla mia vita, alle mie abitudini, alla mia routine; ed, infine, forse l’unica cosa che mi ha permesso di affrontare tutte le difficoltà che la risalita richiedeva, c’era la mia psicoterapeuta che, unica fra tutti, mi ha rassicurata su quella che era la mia più grande paura, il limite più invalidante: dover affrontare le cause sottostanti la malattia, dover lavorare su quel dolore latente che, silente ed indisturbato, mi aveva fatto terra bruciata intorno. Infatti l’anoressia, per tutto quel tempo, non era stata altro che un alibi: nutrendomi delle ossessioni legate ad essa, non riconoscevo le fragilità che la alimentavano, ma una volta tolto il sintomo, la patologia, il focus si sarebbe, inevitabilmente, spostato sul caos dal quale nasceva. La mia dottoressa mi rassicurò sul futuro, promettendomi che, una volta sistemato il mio fisico, e ristabilita una condizione di salute ottimale, avremmo lavorato insieme su quelle che erano le lacune che per anni avevo trascurato, che insieme avremmo costruito la mia persona, e mai mi sarei trovata sola ad affrontare quel percorso di rinascita.
-Perché “Come nuvole all’orizzonte”?
Perché mi rendo conto di come la malattia, così come le sofferenze ed i dolori, le paure e le angosce, altro non sono che come nuvole all’orizzonte: fugaci e passeggere incombenze della vita, la cui oscurità non elide la pienezza della gioia, ma la sovrasta per un tempo troppo breve per poterne cancellare la sontuosità.

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Tre vincitori per lo Startup Weekend più alcuni premiati speciali per le idee innovative. Si è conclusa la competizione delle idee innovative di impresa. Un format di Techstars® sviluppato in partnership con Google for Startups®, che quest'anno si è svolta presso il Dipartimento di Economia di Capua. Una maratona creativa (dal venerdì alla domenica) volta alla promozione dell'imprenditorialità, nell’ambito della quale soggetti con diversi background e qualifiche (studenti, neolaureati, dottorandi, ricercatori e professori di una pluralità di Dipartimenti/ambiti disciplinari dell’Ateneo) si uniranno per condividere idee, formare team e sviluppare business idea.

I partecipanti sono stati reclutati nei mesi di febbraio e marzo, durante i bootcamp formativi in tour presso i diversi poli territoriali dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Ed ecco i vincitori:

Prima classificata (referente Teresa Cerchiello):
EverIn :
- Percorso di accelerazione di 6 mesi in 012 Factory
- Consulenza ed eventuale incubazione in D-CAMPUS
- 3 corsi Marketers (Funnel Secret, Facebook Advanced, Copymastery)

Seconda classificata (referente Rossella Sagliocco):
FoodMate:
- Percorso di accelerazione CasertAccelera
- 3 Corsi Marketers (Funnel Secret, Facebook Advanced, Copymastery)
- Spazio Coworking-SA

Terza classificata:
Life-o' clock (referente Adriana Gentile):
- Spazio e consulenza Campania NewSteel
- Consulenza Digital Magics
- 3 corsi Marketers (Funnel Secret, Facebook Advanced, Copymastery)

Premio speciale Huulke

STORY IN MOTION (referente Federica Giaccio):
- Premio speciale Huulke - 15K in sviluppo software

Premio speciale Camera di Commercio di Caserta

WeHemp (referente Gaetano Buccino):
- Premio speciale Camera di Commercio di Caserta - Percorso di accelerazione CasertAccelera

Questo l'elenco delle altre idee sviluppate nel corso della manifestazione (non premiate):

1. CamBACK (referente Salvatore Augusto Maisto)
2. Sono qui Mamma (referente Andrea Buonanno)
3. TakeApic (referente Sonia Giaquinto)

 

Startup Weekend è un evento NO PROFIT. Essendo la Vanvitelli Edition una manifestazione dedicata ai soggetti dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, non si richiede ai partecipanti il pagamento di una fee di partecipazione e sono sostenute dall’Ateneo le spese necessarie a supportare al meglio lo svolgimento delle attività di sviluppo delle idee innovative ad opera dei partecipanti.

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Universiadi, partecipa come volontario per un'esperienza di integrazione e scambio culturale dal 3 al 15 luglio! Presenta la tua candidatura accedendo al sito https://volunteer.universiade2019napoli.it/
Riceverai l'uniforme ufficiale di Napoli 2019, un rimborso spese, un pasto per ogni turno di lavoro, accesso gratuito ai mezzi di trasporto per il periodo, formazione e certificato di partecipazione ufficiale.Il reclutamento dei volontari è rivolto a tutti gli studenti di cittadinanza italiana o europea o ai possessori di regolare documentazione attestante il soggiorno temporaneo in Italia o Europa. I candidati potranno indicare l’area funzionale di scelta o la provincia preferita per lo svolgimento di attività fra quelle del territorio campano.

Se vuoi saperne di più partecipa mercoledì 5 giugno, alle ore 10.30 all'incontro organizzato dalla Vanvitelli. L'appuntamento è presso l’aula Gaetano Liccardo del Dipartimento di Scienze Politiche "Jean Monnet" di Caserta e sarà volto alla promozione del programma UniVolontà per la prossima XXX Universiade Napoli 2019.  L’evento ha l’obiettivo di promuovere il programma di reclutamento dei volontari che saranno impegnati dal 3 al 14 luglio 2019 per l’Universiade, dando visibilità al link per la candidatura dei volontari. Si porrà l’accento sui requisiti necessari per partecipare come volontari all’Universiade, sui benefits riservati agli studenti dell’Ateneo che prenderanno parte all’Universiade come volontari, alle aree funzionali e ai ruoli e alle mansioni nei quali i volontari saranno coinvolti. 

Saranno presenti il Rettore, Prof. Giuseppe Paolisso, il sindaco di Caserta, avv. Carlo Marino, il commissario Universiade 2019 Dott. Gianluca Basile, il delegato del Rettore per l’Universiade, Prof. Katherine Esposito, il delegato del Rettore per lo Sport, Prof. Marcellino Monda, il presidente CUS Caserta, avv. Vincenzo Corcione.

Il programma del 5 giugno
Le Universiadi

 

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Laurea honiris causa al Rettore dell'Università Vanvitelli, Giuseppe Paolisso. L'Università di Pyatigorsk, in Russia, ha conferito al Rettore una laurea in " Administration of Innovation and Social Trasformation", con una cerimonia tenutasi nei giorni scosi nell'Ateneo russo alla presenza del Rettore Alexander Gorbunov.

Paolisso ha tenuto una lectio su "Social Innovation and Administration Management", cui è seguita la consegna della pergamena di Laurea ad Honorem.

"Il mondo attuale  - afferma Paolisso nella sua lezione - non può più prescindere da una continua innovazione che ha forti ripercussioni sul sociale e non da ultimo nel mondo del lavoro. Le Università devono cercare di cambiare il loro rapporto con il modo del lavoro molto più velocemente di quanto stiano già facendo. Le università italiane, e quelle della Regione Campania in particolare, dovrebbero sempre più andare verso il concetto di “Università Imprenditoriali” e quindi con una maggiore attenzione allo sviluppo della competitività territoriale. Questa necessità, molto bene affrontata da Daniela Baglieri nel Rapporto Italia decide 2017 avente per oggetto le Università, passa per una promozione della cosiddetta “economia della conoscenza“ che vede l’università quale attore principale con il compito di sviluppare nell’ambito della ricerca un prototipo che viene poi sviluppato nell’industria e commercializzato nel mercato , facendo si da passare da una missione di tipo “generativo” in cui ci sono atti dedicati alla promozione della conoscenza ad una di tipo “trasformativo” e cioè in grado di promuovere non solo sviluppo tecnico scientifico ma anche influenzare le traiettorie di sviluppo regionale".

Paolisso ha poi focalizzato l'attenzione sulle problematiche dell'Ateneo da lui governato, proponendo approcci innovativi e analizzando i risultati di anni di amministrazione.

"Il primo problema da affrontare - ha detto ancora - è quello di avere degli strumenti economici che permettano di agire con efficacia e possibilità di programmazione a medio lungo termine. Per ottenere questo obiettivo è necessario fare dei tagli agli sprechi o a costi superflui e incrementare le entrare. Due anni di duro lavoro hanno permesso di ottenere dei ragguardevoli successi nelle politiche di bilancio del nostro Ateneo, di ottenere e documentare un bilancio solido con un significativo incremento delle entrate ed un drastico taglio dei costi superflui e quindi a guardare con sufficienza serenità alle politiche di investimento. Ma se si fanno nuovi investimenti per vendere un prodotto (il nostro Ateneo), è anche necessario riposizionarlo nelle quote di mercato ad esso più consone. In altre parole è necessario dar vita ad una nuova immagine, ovvero un nuova identità visiva. La creazione di un nuovo modello di public administration basato su logiche di tipo aziendalistiche implica necessariamente la genesi di un brand in cui gli appartenenti alla comunità debbano potersi identificare e la nuova “azienda sia identificabile” dalle altre concorrenti per lo stesso obiettivo. Ed è quello che è avvenuto nel nostro Ateneo".

Quindi un passaggio sulle politiche innovative per lo sviluppo della ricerca: "Negli ultimi 3 anni nel nostro Ateneo abbiamo creato e finanziato il programma Valere. Il programma VALERE (VAnviteLli pEr la RicErca: VALERE) rappresenta una visione nuova dello scenario accademico. VALERE dimostra nei fatti come un Ateneo si mette in gioco e si rimodula per fare evolvere le idee, stimolare la collaborazione e lo spirito istituzionale, creando le basi e una visione d’insieme, un Ateneo giovane che risponde alle esigenze della ricerca moderna si evolve e si integra nella società. VALERE dà spazio alle idee e introduce il concetto di ‘Talent management’, un tempo esclusivo delle imprese, in Ateneo. Pertanto, VALERE da supporto alla ricerca e allo sviluppo in funzione delle ricadute tecnologiche e del reclutamento del capitale umano (i talenti, i giovani) investendo un totale di 41 M euro in 3 anni, interamente finanziati in house. VALERE ha finora finanziato 38 Ricercatori, 151 Assegni di Ricerca, 117 borse per Dottorati di Ricerca, oltre che tecnologie innovative (€10.000.000) e progetti competitivi di Ricerca (€ 9.000.000). VALERE è la mission di Ateneo per favorire la competizione delle idee di ricerca, accentuare le sinergie multidisciplinari compattando la ‘squadra Ateneo’ e identificando i ‘giovani talenti’, sempre più percepiti come potenzialità da individuare e coltivare, sulla quale investire".

Per concludere il Rettore Paolisso ha spiegato che "Il social innovation non può essere svincolato da un ruolo di miglior management della pubblica amministrazione che oggi, a sua volta, non può prescindere da un equilibrato rapporto tra pubblico e privato. Le Università devono assolutamente intraprendere la nuova via che è quella non solo della formazione, trasmettendo il sapere , ma anche quello di un più proficuo rapporto con il territorio che non significa solo contaminazione culturale del territorio ma anche partecipazione allo sviluppo dl territorio stesso . Quest’ultimo evento non può essere compreso nella classica formazione dei nostri studenti ma deve prevedere l’utilizzo di nuove strade che non possono prescindere da una rigida selezione per merito delle eccellenze che annualmente afferiscono agli Atenei. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono una chiave fondamentale di questo processo, ma tale investimenti devono partire da una razionalizzazione dei processi economici e delle ottiche di bilancio che devono prevedere una programmazione a media-lungo termine orientata all’ottenimento di risultati concreti. In altre parole gli Atenei, come esempi virtuosi di pubblica amministrazione devono abbandonare il concetto della sola formazione per passar anche al concetto dell’Aziende che usa il sapere per generare benessere socio-economico. Solo così un’Amministrazione lenta e pletorica si potrà trasformare in una snella ed efficiente capace di incidere significativamente sull’innovazione del tessuto sociale".

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Un week end dedicato alla competizione delle idee innovative di impresa. Si chiama Startup Weekend, è un format di Techstars® sviluppato in partnership con Google for Startups®, attivo dal 2007 in oltre 150 Paesi nel mondo.

Quest’anno, in una edizione universitaria, la manifestazione si svolgerà dal 5 al 7 aprile 2019 presso il Dipartimento di Economia di Capua e sarà un evento esclusivamente dedicato ai soggetti dell’Ateneo Vanvitelli: lo Startup Weekend Vanvitelli edition.

Si tratta di una maratona creativa (dal venerdì alla domenica) volta alla promozione dell'imprenditorialità, nell’ambito della quale soggetti con diversi background e qualifiche (studenti, neolaureati, dottorandi, ricercatori e professori di una pluralità di Dipartimenti/ambiti disciplinari dell’Ateneo) si uniranno per condividere idee, formare team e sviluppare business idea.

Il format è basato sul lavoro di gruppo e la condivisione di competenze ed esperienze, con il fine di sviluppare idee innovative di impresa in soli tre giorni. La giuria sceglierà i migliori progetti: i vincitori della competition riceveranno premi in formazione volti al potenziamento delle loro idee e competenze imprenditoriali.

I partecipanti sono stati reclutati nei mesi di febbraio e marzo, durante i bootcamp formativi in tour presso i diversi poli territoriali dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli. I membri del comitato promotore si sono recati presso alcuni Dipartimenti dell’Università Vanvitelli per comunicare al meglio il format di Startup Weekend Vanvitelli edition, stimolare le idee di impresa e coinvolgere tutte le persone potenzialmente interessate.

Obiettivo della manifestazione è mettere in collegamento le persone per generare qualcosa di nuovo, far scoprire ai giovani a che punto sono del proprio “entrepreneur’s journey”, imparare cosa è necessario per avviare un business e sviluppare la propria idea in meno di tre giorni.

Le attività dei partecipanti si svolgeranno secondo un programma articolato in tre giornate:

Day 1 – Meet, pitch and team up (presentazione idee, scelta progetti, formazione team, dinner e networking)

Venerdì 5/4/19 (ore 17-24) - in questa prima giornata, dopo i saluti istituzionali e un workshop sul tema dell’imprenditorialità, keynote speaker Lou Marino (Management Department Chair, Professor of Strategic Management and James D. Nabors Instructional Excellence Faculty Fellow, Culverhouse College of Business, University of Alabama), tutti i partecipanti all’evento avranno la possibilità di presentare la propria idea. Le idee ritenute migliori dai partecipanti verranno selezionate per la formazione di gruppi di lavoro, le cui attività avranno inizio lo stesso giorno.

Day 2 – Learn and work

Sabato 6/4/19 (ore 9-24) - in questa giornata i partecipanti lavoreranno intensamente allo sviluppo dell’idea con intervalli dedicati a brevi pillole formative, testimonianze aziendali, speech di professionisti e startupper di successo. Durante i lavori della giornata verranno assistiti da mentor, suddivisi per aree di competenza (marketing, design, legal, ecc.).

Day 3 – Present and choose

Domenica 7/4/19 (ore 9-18.30) - in questa giornata si procederà a rifinire il lavoro al fine di realizzare un MVP (Minimum Viable Product) che verrà poi presentato mediante elevator pitch davanti ad una giuria di esperti composta da imprenditori, manager, esponenti di incubatori, acceleratori e fonti di finanziamento dell’innovazione ed altri attori del mondo dello Startup.

Le attività dei partecipanti saranno supportate da alcune pillole formative sul processo di idea development e costantemente affiancate da una pluralità di mentor, soggetti perlopiù espressione dell’ecosistema italiano - e non solo - delle Startup, con background manageriale e/o imprenditoriale e vasta conoscenza dei processi di sviluppo e finanziamento dell’innovazione e di creazione d’impresa.

Molteplici i premi in palio per i vincitori della competition, offerti da numerosi e rilevanti award sponsor: sviluppo software, percorsi e servizi di incubazione e accelerazione, corsi di formazione, consulenza strategica, mentorship, spazi di coworking.

Startup Weekend è un evento NO PROFIT. Essendo la Vanvitelli Edition una manifestazione dedicata ai soggetti dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, non si richiede ai partecipanti il pagamento di una fee di partecipazione e sono sostenute dall’Ateneo le spese necessarie a supportare al meglio lo svolgimento delle attività di sviluppo delle idee innovative ad opera dei partecipanti.

Sono state acquisite delle sponsorizzazioni di soggetti/enti locali così come di aziende italiane di rilievo locale, nazionale e internazionale, nella forma della fornitura di prodotti e servizi esclusivamente impiegabili nell’ambito e ai fini della manifestazione, onde consentire ai partecipanti di vivere un’esperienza altamente formativa e di cogliere un’opportunità unica di sviluppo delle proprie idee.

La manifestazione Startup Weekend Vanvitelli edition si colloca nell’ambito delle attività di Terza Missione dell’Ateneo. Nell’ultimo ventennio, infatti, le Università sono state chiamate ad affermare, implementare e fare sentire il proprio impatto sul territorio, come presenza che, oltre a indirizzare e aggiornare le attività di formazione, svolga attivamente un ruolo volto alla valorizzazione della Ricerca in termini di ricadute sul tessuto produttivo e protezione della proprietà intellettuale.

L’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” s’impegna a facilitare la comprensione del concetto di terza missione aprendo un dialogo con il territorio in cui si articolano le sue strutture e a promuovere intense attività di divulgazione scientifica e culturale.

L’Ateneo ricerca la creazione della consapevolezza dell’imprenditorialità come un possibile percorso di azione per studenti e ricercatori (aumento del numero di applicazioni a brevetti; aumento degli Spin-Off), il supporto dello scounting di nuove idee imprenditoriali lato studenti e lato docenti, il supporto organizzativo interno tramite l’incubazione e l’accelerazione di impresa, creando le condizioni per il successo di iniziative imprenditoriali. A tal proposito l’Ateneo ha istituito, con DDG n. 920 dell’8/09/2015, la Sezione Trasferimento Tecnologico avente come obiettivo principale quello di consolidare le iniziative intraprese dall'Ateneo ed estendere, in maniera strutturata, le attività di sostegno e promozione sui temi della valorizzazione dei risultati della ricerca e delle competenze e conoscenze nonché dei processi di trasferimento tecnologico.

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"Comunicare l’Istituzione. L’Università come narrazione”. Questo il titolo del volume che raccoglie la storia del rebranding dell'Ateneo, il passaggio da da Seconda Università degli Studi di Napoli ad Università della Campania Luigi Vanvitelli.

La presentazione del libro avrà luogo il prossimo martedì 7 Maggio alle ore 15.00 presso la Sala conferenze del Rettorato dell'Ateneo, in via Costantinopoli 104.

Ill volume racconta il lungo percorso, durato circa due anni, che ha portato alla ridefinizione dell’Ateneo, iniziato con il cambio di denominazione e con una scelta strategica che si è presentata fin da subito, coraggiosa e opportuna, ma che necessitava di una metodologia rigorosa per la sua attuazione.

Ma questa occasione vuole anche essere un momento di riflessione per discutere sulla funzione pubblica di un Ateneo, sul ruolo sociale che deve poter ricoprire e sulla necessità, sempre più stringente, di farsi anello di congiunzione tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Ne discuteranno insieme al Rettore, Giuseppe Paolisso il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’Art Director di Repubblica, Angelo Rinaldi, l’architetto vincitore del concorso di rebranding dell’Ateneo, Dario Curatolo e Simona Finessi, editor della rivista di architettura e design Platform e, per l’occasione, chairman della tavola rotonda.

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