Due studenti del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Ateneo Vanvitelli si aggiudicano il primo premio al concorso per l’ideazione del logo del 150° anniversario dalla fondazione dell'Istituto Serafico per Sordomuti e Ciechi.

Il concorso, promosso dall’Istituto Serafico per Sordomuti e Ciechi di Assisi, ha visto una grande partecipazione da parte degli studenti del Corso di Laurea in Design attivato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università degli Studi di Perugia, Presidente e responsabile scientifico Professor Paolo Belardi, e degli studenti del Corso di Laurea in Design e Comunicazione attivato presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", con referente scientifico per l'iniziativa Maria Dolores Morelli e referente logistico, per i due dipartimenti, Camilla Sorignani.
Il qualificato Grand Jury, composto da Giovanni Gigliotti (Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale), da Luigi Maffei (Prorettore all’Innovazione Informatica e Tecnologica dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), Andrea Pascucci (Presidente di ADI Umbria), Marco Petrini (Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia) e da Stefano Malfatti (Direttore Comunicazione e Raccolta Fondi del Serafico di Assisi), ha dapprima selezionato cinque lavori come finalisti, tra i 43 lavori ricevuti, per poi aggiudicare il premio a due giovani studenti dell’Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" : Martina Viola e Andrea Maria Natalizio.

Alla coppia di studenti vincitori andrà un premio in denaro di 2.500 euro, ma soprattutto il prestigio di poter vedere il proprio progetto declinato sugli artefatti di tutti i prossimi eventi in programmazione per le celebrazioni e, cosa non secondaria, vedere il proprio logo al fianco di quello storico dell’Istituto Serafico.

Leggi l'articolo sulla pagina dell'Istituto Serafico

 

Kit esperenziali per la fruizione museale dei bambini. Sono stati impegnati nei laboratori didattici del Museo MANN con ottimi risultati i kit prodotti da un team del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” coordinato da Carla Langella, nell'ambito del progetto “Progetto di ricerca scientifica per il design di esperienze fruitive museali nell'ambito del Laboratorio MANN for kids”.
I kit, dedicati alle sezioni Magna Grecia, Egizia, Collezione Farnese e Metalli, Avori e Vetri, sono stati sviluppati con il supporto del servizio educativo del MANN, per essere impiegati nei laboratori didattici del museo.
Il principio di base su cui si fonda il progetto è che l'uso diffuso e prolungato delle tecnologie digitali sottopone le persone, e in particolare i bambini, a una elevatissima quantità di stimoli visivi: immagini, foto, video, colori con ritmi sempre più veloci, incalzanti e frenetici. Questo ha portato le nuove generazioni a una riduzione della capacità di attenzione e alla difficoltà di soffermare lo sguardo sui particolari per apprezzarne i dettagli e i significati.
Nel progetto dei kit il design avvicina i bambini ai musei attraverso un approccio human-centred che colloca al centro del processo creativo desideri, attitudini, abilità e gusti dei piccoli utenti.
Il design dei kit si fonda sui risultati dei più recenti studi neuro-cognitivi sulla percezione degli spazi, sull'orientamento e sulla capacità di costruire gerarchie cognitive dei bambini. Mappe pop-up che rappresentano lo spazio attraverso una visione tridimensionale, lenti di ingrandimento che integrano matite per eseguire sketch dal vivo dei dettagli dei reperti e giochi creativi sono gli ingredienti su cui costruire esperienze analogiche emotivamente dense, partecipative, coinvolgenti e multisensoriali.
I kit inducono a soffermarsi sui dettagli e sulla componente concreta e materica dei musei controbilanciando le difficoltà di concentrazione e attenzione sempre più diffuse nelle nuove generazioni a causa dell'iper-digitalizzazione.
I bambini, interagendo con il museo e con i materiali dei laboratori, possono lasciare tracce della loro esperienza ai visitatori successivi, possono condividerla all'interno ed all'esterno dello spazio museale con altri visitatori determinando esperienze dinamiche di intersezione spaziale e temporale.
I kit sono studiati per favorire una relazione tra i piccoli visitatori che attraverso i laboratori vengono sollecitati a percepire la presenza degli altri, a osservarsi e a interagire tra persone oltre che con il museo.

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Officina Vanvitelli come un ecosistema creativo e di ricerca per il Made in Italy. Il giorno 8 febbraio 2021, alle ore 10, in via telematica, saranno presentati gli esiti di ricerca dei borsisti Officina, al termine di un anno di lavoro, guidati lungo il percorso dai tutor ed accompagnati dalle aziende del territorio. Gli ambiti di ricerca hanno riguardato l’innovazione nei settori della moda, del calzaturiero, del tessile, dell’automotive, dell’aerospazio, del settore orafo, delle nuove tecnologie per i sistemi museali. Saranno presenti tutti gli Enti, i centri di ricerca, i consorzi d’impresa e le singole imprese che hanno fornito supporto logistico ai borsisti così come le Associazioni di riferimento per il Made in Italy nel Mezzogiorno.
Nell’occasione sarà presentato, dai ricercatori Officina Vanvitelli, il programma degli eventi e dei lavori Officina 2021.

L’Università Vanvitelli ha investito nella ricerca e nella formazione, focalizzando percorsi nei settori di eccellenza tipici del Made in Italy. Da questi interessi, tradotti in investimenti, nasce l’ecosistema di ricerca per l’innovazione nel Made in Italy, OFFICINA VANVITELLI, con sede presso le storiche seterie del Belvedere di San Leucio, Caserta, già sito UNESCO. In sinergia con i centri di ricerca e le imprese si sono create le condizioni per lo sviluppo di una infrastruttura fortemente connessa ai territori produttivi regionali, che si configura come un vero e proprio distretto leggero dedicato all’innovazione per il Made in Italy e ad attività di valorizzazione del capitale umano e delle risorse locali. La logica aggregativa mette in campo specifiche competenze per la realizzazione di interazioni e confronti multidisciplinari in termini di strategie di sviluppo operative che dialogano con cluster specifici. La connessione università, ricerca, impresa locale trova così, in un luogo dedicato, lo spazio dell’innovazione per implementare e mettere a valore l’intelligenza territo- riale del Sistema Made in Italy italiano e regionale.

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Gli studenti della Vanvitelli creano la nuova medaglia per la gara podistica di Aversa. Mercoledì 10 luglio, alle ore 11:00 presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Università Vanvitelli si svolgerà l'evento di premiazione e presentazione della medaglia, che rappresenterà la sesta edizione della STRANORMANNA 2019, gara podistica che vedrà più di 2.500 partecipanti e che si svolgerà per le vie cittadine di Aversa a settembre 2019.

In virtù del Protocollo d’Intesa, firmato fra ADS-L’Altra Aversa e il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, le studentesse e gli studenti del CdS in 'Design e comunicazione' hanno sviluppato all’interno del Laboratorio di Graphic creations idee per il progetto della nuova medaglia, che rappresenterà la VI Edizione STRANORMANNA 2019.
Durante l’evento saranno presentati i risultati e premiate le migliori proposte.

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Gli studenti della Vanvitelli su Vogue Italia con Natural Code, un progetto di moda responsabile e sostenibile pensato per innovare le tendenze. Alessia Macrì, Chiara Salvato, Ilenia Carmela Amato, Laura Cianchetta, Laura Ardia e Lucrezia Sabino, questi i nomi degli studenti della Vanvitelli, che, con i loro lavori, e arrivano alla ribalta su Vogue Italia, la celebre rivista di moda.

"Lavorando sul concetto di cultural appreciation locale e legandosi alla conoscenza sul campo delle diverse realtà produttive e dei processi manifatturieri gli studenti hanno sviluppato le collezioni di tesi lavorando in prima persona con le manifatture locali - si legge su Vogue.it, nella sezione dedicata ai talenti - seguendone i passaggi produttivi e interfacciandosi con l’innovazione ma soprattutto con la salvaguardia e l'apprendimento delle tecniche tradizionali".

I lavori sono frutto del lavoro svolto nei laboratori di Fashion Eco-Design 2, Textile Design e Advanced Prototyping, e sono stati coordinati dalla professoressa Maria Antonietta Sbordone, docente di Disegno Industriale al Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale.

Leggi l'articolo completo su Vogue Italia https://www.vogue.it/vogue-talents/article/natural-code-lavori-studenti-fashion-eco-design-universita-campania-vanvitelli

Con la lecture di Osvaldo Montalbano, stilista cuneese di fama internazionale che opera dagli inizi degli anni Ottanta, Officina Vanvitelli prosegue nel suo fitto calendario di eventi che animano l’hub creativo che la Vanvitelli ha dedicato ai suoi giovani talenti del design offrendo loro l’opportunità di un confronto diretto con i protagonisti della scena culturale contemporanea. Appuntamento al Belvedere di San Leucio mercoledì 26 giugno 2019 alle ore 10.30.
Agli esordi della sua carriera Montalbano collabora con diversi stilisti delineando sempre più chiaramente la sua ricerca attraverso la chiara appartenenza ad una dimensione creativa che predilige la poesia ed interpreta l’abito come veicolo di emozioni e di una nuova estetica indossabile. Partecipa a numerosi concorsi mantenendo uno spirito di continua ricerca e sperimentazione.
Montalbano crea con grande maestria un personale universo stilistico, salvaguardando le sue idee anche nel confronto con le variabili del mercato. La sua moda resiste all'obsolescenza stagionale e si arricchisce di nuovi contenuti; rappresenta un universo colto e raffinato riservato ad una clientela internazionale abituata ad estetiche non ordinarie. L’incontro con Osvaldo Montalbano sarà l'occasione per approfondire la sua ricerca stilistica nel contesto della produzione contemporanea con uno sguardo particolare al suo sviluppo successivo attraverso la realizzazione di capi dalle tipologie e dai materiali innovativi.

http://www.osvaldomontalbano.com/intro.html

 

E' il design che spiega la scienza ai cittadini. Ecco l'obiettivo con cui nascono gli "artefatti comunicativi" a tema coronavirus progettati nel corso del laboratorio in Design per la visualizzazione scientifica nell'ambito del  Corso di Laurea magistrale in Design per l’Innovazione, condotto da Carla Langella, nel quale gli studenti hanno dato vita a infografiche, video, gif e illustrazioni, che illustrano tematiche relative all’emergenza Covid-19.
 
I prodotti comunicativi sono stati inseriti nella mostra virtuale "passione virale", un portale online che consente un viaggio nel mondo dei virus, nella sezione Design for visualization of SARS-CoV-2 disponibile alla pagina www.passionevirale.it 
 
"Attraverso l’intervento del Design come disciplina che si propone di trasferire la complessità della scienza alla società le persone hanno la possibilità di essere informate sull’evoluzione del sapere scientifico - ha detto Carla Langella, docente alla Vanvitelli e responsabile scientifica del progetto - e scegliere consapevolmente i comportamenti e gli stili di vita da adottare basandosi sui risultati della ricerca".
 
Gli artefatti sono stati progettati con l’obiettivo di comunicare alla società, o a gruppi di utenti specifici, informazioni e indicazioni provenienti dalla ricerca scientifica più aggiornata, filtrati attraverso linguaggi visivi contemporanei e strategie comunicative che rendono i contenuti facilmente comprensibili e memorizzabili.
 
Tra i temi affrontati sono emersi quelli che più interessano alle persone e che maggiormente possono impattare sulle loro scelte, che a loro volta si riflettono sulla salute pubblica. 
 
Il confronto tra le mascherine, la persistenza del virus sulle diverse superfici, la distanza sociale da adottare, l’esigenza di donatori di sangue durante l’emergenza, il processo di spillover, le regole igieniche da rispettare sono alcune tra le tematiche scelte dagli studenti.
Per svolgere questo lavoro gli studenti di design hanno imparato a consultare la letteratura scientifica specializzata, a distinguere le fonti e i canali di informazione più attendibili sulla base dei ranking scientifici internazionali.
 
"Le scelte progettuali come le gerarchie comunicative, i range cromatici, i codici espressivi, le sperimentazioni tipografiche, le ibridazioni di fotografie e illustrazioni, i gradienti, la tridimensionalità, la diversificazione delle profondità, i giochi di saturazione e luminosità differenziati, sono state modulate in funzione dell’intento di apportare un contributo di innovazione all’ambito del design per la visualizzazione scientifica allo scopo di rendere la scienza più accessibile e vicina alle persone - continua la docente. - Per coinvolgere i target dei giovani e giovanissimi, ad esempio, si è fatto riferimento ai linguaggi visivi dei cartoni animati, dei videogiochi e persino delle meme".
 
Qui tutti i contributi degli studenti https://www.passionevirale.it/RNA_08.html#image2-43
 
Per approfondimenti sul metodo didattico impiegato è possibile consultare il testo: Langella C., La Tilla, V., Perricone, V., Design for Visualization of Science, Digicult Editions, 2019, ISBN: 9780244171438.


Garantire il massimo comfort ai viaggiatori nello spazio. Si chiama Humans In Near Space ed è il progetto incentrato sul tema del turismo spaziale nato nei laboratori dell'Officina Vanvitelli, moderno hub e officina di idee, su proposta di Adriana Figurato, laureata alla Vanvitelli. Tecnologia, prossemica, aspetti legati alla psicologia, tutto confluisce in un unico obiettivo: sviluppare un interior design psicologicamente sostenibile mantenendo uno stato di umanità in assenza totale/parziale di gravità. I risultati di questi studi potranno essere estesi ed applicati, oltre che alla dimensione spaziale tout-court, anche agli arredamenti interni dei tradizionali a mezzi di trasporto, come ad esempio aerei o carrozze di treni. 
Comfort a tuttotondo dunque, in cielo ed in terra!

Questo è uno dei dieci progetti di ricerca dei talenti creativi danno ufficialmente inizio alle attività di Officina Vanvitelli, che si apre il 3 giugno alle ore 11, presso il complesso monumentale del Belvedere di San Leucio. Si comincia con la presentazione dei progetti di ricerca dei 10 talenti creativi selezionati attraverso una call nei settori del Design, della Moda e della Comunicazione, che gli ha consentito di vincere altrettante borse di studio. I talenti disporranno di uno spazio di co-working attrezzato con computer, laboratori di simulazione e prototipazione, multiconference systems, otre che di banche dati, tutorship di esperti nazionali ed internazionali per configurare un modello di lavoro internazionale.
Durante il percorso di Officina Vanvitelli i borsisti avranno l’opportunità̀ di confrontarsi con il mondo del lavoro sviluppando competenze, capacità organizzative e collaborative, partecipando a progetti in staff che prevedono il contatto diretto con imprese ed enti.

L'inaugurazione delle attività di Officina Vanvitellievento è solo il primo di una serie di incontri, mostre, seminari tematici, workshop, sfilate che partiranno da giugno e culmineranno a dicembre con eventi internazionali nei settori della moda e del design. Nello specifico il programma di Officina sarà articolato su Open Lectures, lezioni magistrali aperte al pubblico sui temi dell’innovazione delle aziende design e fashion oriented, Talents, la presentazione di laureati Unicampania d’eccellenza, Manufactures, incontri con aziende, Events, incontri con stilisti, designers e stilisti attraverso mostre e sfilate, e Workshop.

Si è svolta il 3 giugno 2020 la giornata di studi online a cura di Adriano D’Aloia dal titolo Trame. La moda tra narrazioni audiovisive e media digitali.

Sono intervnuti:

Caterina Cucinotta, Universidade NOVA de Lisboa

Teresa Biondi, Università degli Studi di Torino

Marta Martina, Sapienza Università di Roma

Federico Pierotti, Università degli Studi di Firenze

Eleonora Sforzi, Università degli Studi di Firenze

Marco Pedroni, Università eCampus

Giulia Rossi, IED Istituto Europeo Design

Dario Cecchi, Sapienza Università di Roma

Geraldina Roberti, Università degli Studi dell’Aquila

La moda in quanto industria culturale occupa un ruolo centrale e strategico nell’ecosistema mediale contemporaneo. La giornata di studi “Trame. La moda tra narrazioni audiovisive e media digitali” ha discusso criticamente alcuni aspetti alle relazioni tra la moda, i media audiovisivi e i media partecipativi. Nella prima sessione, intitolata “Scambi”, i relatori hanno discusso del rapporto di sinergia e tra la moda e le forme audiovisive della narrazione, in particolare il cinema, la serialità televisiva e il fashion film. Nella seconda sessione, intitolata “Influenze”, si è discusso degli effetti della spinta innovativa impressa dalla moda al settore della comunicazione mediale, soprattutto con l’affermazione dei social network e di nuove figure professionali, come l’influencer, che stanno rivoluzionando le dinamiche classiche del giornalismo di moda.

Fashion as a cultural industry has a central and strategic role in the contemporary media ecosystem. The conference has critically discussed some aspects of the relationships between fashion, audiovisual media and participatory media. In the first panel –"Exchanges" – the speakers delved into the synergy and between fashion and audiovisual storytelling, in particular cinema, TV series and fashion films. In the second panel – Influences –, scholars and journalist has focused on the effects of the innovative push impressed by fashion on the media communication sector, especially with the rise of social networks and of new professional figures, such as the influencer, that are revolutionizing the dynamics of fashion journalism.

 

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Sistema moda e lagalità nel Mezzogiorno. Questo il tema del primo incontro di "Open Lectures" di Officina Vanvitelli, la neonata sede per la formazione post-laurea per il Design per la Moda del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università Vanvitelli. Si tiene il 20 giugno, alle ore 9.30, presso la sala conferenze del complesso monumentale del Belvedere di San Leucio, l'incontro che vede protagonisti , dopo i saluti del Rettore Giuseppe Paolisso, Carlo Marino, Sindaco di Caserta, Luigi Giamundo, Coordinatore della Commissione Moda&Fashion Advisory Board di Confindustria Campania e Catello Maresca, magistrato addetto ai delitti contro la Pubblica Amministrazione e antitetrrorismo, moderati da Maria Antonietta Troncone, Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. 

Programma

Questo evento è parte del vasto programma di Officina vanvitelli che prevede una serie di incontri, mostre, seminari tematici, workshop, sfilate che partiiti da giugno e culmineranno a dicembre con eventi internazionali nei settori della moda e del design.
Nello specifico il programma di Officina sarà articolato su Open Lectures, lezioni magistrali aperte al pubblico sui temi dell’innovazione delle aziende design e fashion oriented, Talents, Manufactures, incontri con aziende, Events, incontri con stilisti, designers e stilisti attraverso mostre e sfilate, e Workshop.
“Officina Vanvitelli – spiega il Rettore Giuseppe Paolisso - fornirà alle imprese un laboratorio di idee ed un potenziale ‘attivatore di innovazione’ che al tempo stesso funzionerà da osservatorio per l’Università. Un osservatorio che consentirà un costante allineamento dei nostri obiettivi alle esigenze del mondo produttivo. Voglio ringraziare anche una volta il Sindaco di Caserta, che ha reso possibile la nascita di questa nuova sede, credendo nel nostro progetto che si propone di essere anche motore di sviluppo e valorizzazione di San Leucio”.

Risale, infatti, a dicembre scorso l’intesa con il Comune di Caserta per la concessione e valorizzazione del sito di San Leucio grazie alla quale la formazione post laurea del Dipartimento di Architettura e Design Industriale dell'Ateneo sarà ospitata nel Belvedere per almeno 10 anni.

 

Nell’uso comune e nel vocabolario della lingua italiana la parola “virale” riguarda il virus e il contagio non solo in senso medico, ma anche mediatico. Virale è anche ciò “che si diffonde in modo particolarmente veloce e capillare attraverso i nuovi mezzi di comunicazione”. I media sono il principale mezzo di trasmissione e diffusione di contenuti e stanno giocando un ruolo fondamentale nell’informazione e nella percezione pubblica dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Le tecnologie della comunicazione a distanza consentono di mantenerci in contatto e di svolgere alcune attività fondamentali, come partecipare alle lezioni universitarie, sostenere gli esami, discutere la tesi di laurea... Ma quali sono le implicazioni più profonde di queste nuove modalità di interazione? La tecnologia ci connette davvero o ci separa? In che misura e in che termini la tecnologia agisce su di noi e modifica l’ambiente spaziale, sociale e culturale in cui siamo immersi? Se c’è un fronte su cui cercare risposta a queste domande, è certamente la produzione cinematografica e televisiva, territorio di incrocio, contaminazione e reciproca influenza tra immaginario e realtà. Come in Black Mirror – una delle serie di maggior successo della nuova serialità televisiva – le narrazioni distopiche sono, da un lato, uno specchio (in frantumi…) del nostro rapporto complicato e potenzialmente pericoloso con la tecnologia, dall’altro un modo per prefigurare ed esorcizzare preventivamente i grandi traumi sociali, compresa gli effetti della diffusione su scala globale di un pericolo virus.

Sono stati questi i temi discussi mercoledì 15 aprile 2020 in diretta web nell’ambito del seminario Viralità mediale. Immaginario e realtà al tempo del virus, promosso dal Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale e curato da Adriano D’Aloia, docente di Comunicazione per i media, nell’ambito del ciclo “Storie di architettura e design”. Al seminario, il primo evento online organizzato all’Università Vanvitelli, hanno preso parte 230 persone tra studenti e docenti, anche di altri atenei. La riflessione è stata alimentata dagli interventi di Angela Maiello, studiosa di estetica e media digitali (UniNettuno), Mario Tirino, sociologo della cultura (Università di Salerno), Francesco Parisi, studioso di media dalla prospettiva delle scienze cognitive (Università di Messina), Marco Pedroni, sociologo della moda (Università eCampus) e Ruggero Eugeni, semiologo dei media (Università Cattolica).

«Il seminario mi ha permesso di capire come i media ricoprano un ruolo fondamentale nella vita quotidiana – commenta la studentessa Angela Maria Ferraro –, soprattutto quando un avvenimento drammatico stravolge la società a livello pratico e psicologico. La realtà e la rappresentazione non sono poi così distanti: i media sono ormai parte integrante della nostra vita; probabilmente noi stessi siamo media. Ma se è vero, come nella serie Black Mirror, che la tecnologia può farci paura, è vero anche essa è diventata uno strumento indispensabile per noi studenti in questi giorni».

«Ho apprezzato la diversità dei punti di vista dei relatori, ma al contempo lo stretto legame dei loro interventi – dice Rosanna Cataldo –. Dal seminario è emerso un aspetto da molti sottovalutato: la vita in quarantena non è uguale per tutti, è anche una questione di “classe sociale”. Per questo ho trovato particolarmente rilevanti i contributi dei sociologi, che hanno ricondotto le forme dello storytelling audiovisivo alle narrazioni reali del contagio. Riflettere su ciò che stiamo vivendo in queste settimane può aiutarci a percepire con occhio più critico la realtà. Anche la forma online del seminario è stata molto efficace: avevo timore che, data l’affluenza così alta, ci sarebbero stati dei problemi, invece tutti siamo riusciti a interagire in modo chiaro e produttivo».

«Mi hanno colpito in particolare le immagini, mostrate da alcuni relatori, sulle proposte concrete che garantiranno il ritorno alla socialità dopo il picco dell’emergenza – sottolinea Luisa Gala –. I designer avranno un compito importante nell’immaginare un ambiente in cui le soluzioni progettuali possano comunque garantire l’esperienza del contatto sociale. Per noi studenti di design era davvero il momento migliore per porci delle domande sul nostro percorso formativo, anche per cogliere alcune sfide. Forse tutto questo ci offre la possibilità di ripensare positivamente il nostro futuro dopo la laurea».

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“Il riconoscimento del legame tra arte e storia può essere raggiunto solo attraverso la condivisione di un patrimonio artistico fino ad ora riservato agli occhi di pochi. Carditello, dal 2016 grazie all'acquisizione del sito da parte del Ministero dei Beni Culturali è diventato un luogo pubblico e accessibile avendo così l'opportunità di far parte della memoria collettiva. CHUB crea un ritorno di immagine positiva che mette in luce, agli occhi dei cittadini, l'identità storica ed estetica del territorio e lo proietta verso l'esterno, pianificando uno sviluppo basato sulla valorizzazione del patrimonio culturale.”

Così Adriana Figurato, laureata alla Vanvitelli in Architettura d’ Interni, ha spiegato il suo progetto di tesi dal titolo "CarditelloHub. A strategic project for Crafts Design Culture" in collaborazione con Agenda 21 Fondazione Carditello e Siti Reali Borbonici.
L’idea è chiara: un vero e proprio laboratorio creativo di idee e design campano, che si sviluppa seguendo la vocazione storica dei siti borbonici del nostro territorio, ancora troppo poco conosciuti.

In passato infatti proprio Carditello era sì un sito reale, ma era anche un vero centro produttivo d’eccellenza, infatti era molto conosciuta la mozzarella delle bufale che proprio a Carditello venivano allevate.

Era dunque naturale che il sito pionere del progetto fosse proprio la Reggia di Carditello per poi legarsi ad altri siti d’interesse storico come il Manicomio d’Aversa, storico produttore di canapa e San Leucio a Caserta, primo produttore tessile dalla metà del 700’ in Campania. CHUB riconosce la creatività dei Borbone, si intreccia con il presente e lo collega al futuro. Il progetto prevede il riutilizzo di aree dismesse, adibendo uno spazio-contenitore come allestimento temporaneo e modificabile.
Comunicare i beni culturali in modo innovativo è il filo rosso del progetto. Riabilitare luoghi poco conosciuti, ricreando in essi spazi espositivi del nostro design d’eccellenza, è la mission.
Per permettere ai visitatori di vivere un’esperienza sensoriale senza precedenti sarà possibile visitare I laboratori di Gioielleria e Sartoria progettati da Adriana nello spazio della Reggia di Carditello. Un’attenzione in più è legata agli ipovedenti, che avranno a disposizione una cartella push and pull in braille dell’oggettto esposto. Ciò permetterà l’accesso e la fruizione libera a tutti.In Chub Carditello attraverso questo approccio che unisce produzione manuffatturiera e divulgazione culturale , si sono racchiuse le idee per tessere e sviluppare al meglio I luoghi del terrirorio. Creare artigianalità e creatività made in Italy parte da qui.

Articolo a cura di Linda Maisto, Archeologa, e laureanda Vanvitelli in Archeologia e storia dell'arte. 

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