Officina Vanvitelli come un ecosistema creativo e di ricerca per il Made in Italy. Il giorno 8 febbraio 2021, alle ore 10, in via telematica, saranno presentati gli esiti di ricerca dei borsisti Officina, al termine di un anno di lavoro, guidati lungo il percorso dai tutor ed accompagnati dalle aziende del territorio. Gli ambiti di ricerca hanno riguardato l’innovazione nei settori della moda, del calzaturiero, del tessile, dell’automotive, dell’aerospazio, del settore orafo, delle nuove tecnologie per i sistemi museali. Saranno presenti tutti gli Enti, i centri di ricerca, i consorzi d’impresa e le singole imprese che hanno fornito supporto logistico ai borsisti così come le Associazioni di riferimento per il Made in Italy nel Mezzogiorno.
Nell’occasione sarà presentato, dai ricercatori Officina Vanvitelli, il programma degli eventi e dei lavori Officina 2021.

L’Università Vanvitelli ha investito nella ricerca e nella formazione, focalizzando percorsi nei settori di eccellenza tipici del Made in Italy. Da questi interessi, tradotti in investimenti, nasce l’ecosistema di ricerca per l’innovazione nel Made in Italy, OFFICINA VANVITELLI, con sede presso le storiche seterie del Belvedere di San Leucio, Caserta, già sito UNESCO. In sinergia con i centri di ricerca e le imprese si sono create le condizioni per lo sviluppo di una infrastruttura fortemente connessa ai territori produttivi regionali, che si configura come un vero e proprio distretto leggero dedicato all’innovazione per il Made in Italy e ad attività di valorizzazione del capitale umano e delle risorse locali. La logica aggregativa mette in campo specifiche competenze per la realizzazione di interazioni e confronti multidisciplinari in termini di strategie di sviluppo operative che dialogano con cluster specifici. La connessione università, ricerca, impresa locale trova così, in un luogo dedicato, lo spazio dell’innovazione per implementare e mettere a valore l’intelligenza territo- riale del Sistema Made in Italy italiano e regionale.

Locandina

Gli studenti della Vanvitelli su Vogue Italia con Natural Code, un progetto di moda responsabile e sostenibile pensato per innovare le tendenze. Alessia Macrì, Chiara Salvato, Ilenia Carmela Amato, Laura Cianchetta, Laura Ardia e Lucrezia Sabino, questi i nomi degli studenti della Vanvitelli, che, con i loro lavori, e arrivano alla ribalta su Vogue Italia, la celebre rivista di moda.

"Lavorando sul concetto di cultural appreciation locale e legandosi alla conoscenza sul campo delle diverse realtà produttive e dei processi manifatturieri gli studenti hanno sviluppato le collezioni di tesi lavorando in prima persona con le manifatture locali - si legge su Vogue.it, nella sezione dedicata ai talenti - seguendone i passaggi produttivi e interfacciandosi con l’innovazione ma soprattutto con la salvaguardia e l'apprendimento delle tecniche tradizionali".

I lavori sono frutto del lavoro svolto nei laboratori di Fashion Eco-Design 2, Textile Design e Advanced Prototyping, e sono stati coordinati dalla professoressa Maria Antonietta Sbordone, docente di Disegno Industriale al Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale.

Leggi l'articolo completo su Vogue Italia https://www.vogue.it/vogue-talents/article/natural-code-lavori-studenti-fashion-eco-design-universita-campania-vanvitelli

Tre progetti degli studenti premiati nel contest "Preziose Emozioni". Il concorso, promosso da "Roberto Giannotti", azienda famosa per i suoi gioielli "emozionali",  era rivolto agli studenti del Laboratorio di Design del Gioiello del Corso di Laurea in "Design per la Moda" del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, per la progettazione di collezioni coerenti con il core business della ditta e si è concluso con la premiazione di tre progetti e il conferimento di tre menzioni speciali negli spazi dell'Abazia di San Lorenzo ad septimum ad Aversa.
Il contest è una delle azioni generate dal Protocollo d'intesa sottoscritto dal DADI con l'azienda di preziosi.

"Un'esperienza concreta" così come ha sottolineato Ornella Zerlenga, Direttore del Dipartimento - nata dalla sinergia costruita con una delle Aziende generose e illuminate del nostro territorio".

L'attività di progettazione congiunta, durata due mesi, si è svolta all'interno del Laboratorio di Design del Gioiello a cura delle docenti Maria Dolores Morelli e Ornella Cirillo, confrontandosi, insieme agli studenti, a cadenza quindicinale, con i referenti dell'Azienda, al fine di far sperimentare agli allievi, alla conclusione del loro percorso di studi triennale, un'esperienza di tipo lavorativo. Il primo premio è stato conferito alle studentesse Venere Merola, Federica Palladino e Chiara Mangiacapra con l'artefatto "La casa dell'angelo" che hanno proposto una soluzione innovativa al classico ciondolo "chiama angeli" dono spesse volte conferito alle donne in gravidanza. Al secondo posto, il gioiello "Memorie del tempo" realizzato dalle studentesse Chiara Senese e Maria Flavia Cecere, al terzo, "Accord" di Angela Massimo, Luisa Migliore, Milena Santin.

Oltre ai premi previsti, Roberto Giannotti, CEO dell'Azienda omonima, ha svolto con le dottoresse Cinzia Ciaccio e Antonella Trevisonno, al termine della manifestazione alla quale hanno partecipato il direttore Ornella Zerlenga, Patrizia Ranzo, Presidente del corso di laurea "Design per l'innovazione", Alessandra Cirafici, Presidente del corso di laurea "Design per la Moda", Danila Jacazzi, Referente della Terza Missione del Dipartimento e Roberto Liberti Referente Job Placement DADI, un colloquio motivazionale con gli studenti-autori dei progetti premiati e menzionati, al fine di offrire loro la possibilità di svolgere stage retribuiti postlaurea.

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E' il design che spiega la scienza ai cittadini. Ecco l'obiettivo con cui nascono gli "artefatti comunicativi" a tema coronavirus progettati nel corso del laboratorio in Design per la visualizzazione scientifica nell'ambito del  Corso di Laurea magistrale in Design per l’Innovazione, condotto da Carla Langella, nel quale gli studenti hanno dato vita a infografiche, video, gif e illustrazioni, che illustrano tematiche relative all’emergenza Covid-19.
 
I prodotti comunicativi sono stati inseriti nella mostra virtuale "passione virale", un portale online che consente un viaggio nel mondo dei virus, nella sezione Design for visualization of SARS-CoV-2 disponibile alla pagina www.passionevirale.it 
 
"Attraverso l’intervento del Design come disciplina che si propone di trasferire la complessità della scienza alla società le persone hanno la possibilità di essere informate sull’evoluzione del sapere scientifico - ha detto Carla Langella, docente alla Vanvitelli e responsabile scientifica del progetto - e scegliere consapevolmente i comportamenti e gli stili di vita da adottare basandosi sui risultati della ricerca".
 
Gli artefatti sono stati progettati con l’obiettivo di comunicare alla società, o a gruppi di utenti specifici, informazioni e indicazioni provenienti dalla ricerca scientifica più aggiornata, filtrati attraverso linguaggi visivi contemporanei e strategie comunicative che rendono i contenuti facilmente comprensibili e memorizzabili.
 
Tra i temi affrontati sono emersi quelli che più interessano alle persone e che maggiormente possono impattare sulle loro scelte, che a loro volta si riflettono sulla salute pubblica. 
 
Il confronto tra le mascherine, la persistenza del virus sulle diverse superfici, la distanza sociale da adottare, l’esigenza di donatori di sangue durante l’emergenza, il processo di spillover, le regole igieniche da rispettare sono alcune tra le tematiche scelte dagli studenti.
Per svolgere questo lavoro gli studenti di design hanno imparato a consultare la letteratura scientifica specializzata, a distinguere le fonti e i canali di informazione più attendibili sulla base dei ranking scientifici internazionali.
 
"Le scelte progettuali come le gerarchie comunicative, i range cromatici, i codici espressivi, le sperimentazioni tipografiche, le ibridazioni di fotografie e illustrazioni, i gradienti, la tridimensionalità, la diversificazione delle profondità, i giochi di saturazione e luminosità differenziati, sono state modulate in funzione dell’intento di apportare un contributo di innovazione all’ambito del design per la visualizzazione scientifica allo scopo di rendere la scienza più accessibile e vicina alle persone - continua la docente. - Per coinvolgere i target dei giovani e giovanissimi, ad esempio, si è fatto riferimento ai linguaggi visivi dei cartoni animati, dei videogiochi e persino delle meme".
 
Qui tutti i contributi degli studenti https://www.passionevirale.it/RNA_08.html#image2-43
 
Per approfondimenti sul metodo didattico impiegato è possibile consultare il testo: Langella C., La Tilla, V., Perricone, V., Design for Visualization of Science, Digicult Editions, 2019, ISBN: 9780244171438.

Il Parco Archeologico di Ercolano, dopo la nuova veste dell’identità visiva, cambia abito anche al proprio personale e presenta le divise disegnate grazie alla progettazione congiunta con il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

La collezione "DIVISE CONDIVISE" nasce dalla co-progettazione che ha coinvolto nello studio propedeutico Università e componenti dello staff del Parco.
La progettazione partecipata ha visto protagonisti docenti universitari, giovani laureati, tirocinanti e il personale del Parco, dalla elaborazione dei modelli, alla scelta dei tessuti e alla palette colori, per la realizzazione di indumenti comodi, confortevoli, ecologici, caratterizzati da tonalità ispirate direttamente dall’antica Ercolano, abiti pensati per chi vive e lavora a contatto con tanta bellezza, con accessori e stile di grande vestibilità che si prestano ad una diffusione più ampia affinché tutti possano condividere anche attraverso un capo di abbigliamento i millenari valori estetici e culturali della città di Ercole.

Dopo aver lanciato un programma basato sulle relazioni e connessioni con il territorio, in cui si innesta la Convenzione con il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della Vanvitelli, fortemente voluta dall'attuale Prorettore all'Innovazione tecnologica e informatica della Vanvitelli, Luigi Maffei e di cui è responsabile scientifico Maria Dolores Morelli, il Parco mette in campo la prima azione nello studio e progettazione delle divise stagionali per il personale del MIC in servizio presso il Parco Archeologico di Ercolano, oggi pronte per la presentazione dei disegni della Collezione.

“La realizzazione delle divise per i nostri addetti alla vigilanza – dichiara il direttore Francesco Sirano - è un segnale che rende evidente l’appartenenza al luogo. Le linee semplici, i colori tenui e i materiali ecocompatibili interpretano perfettamente lo spirito del Parco, un luogo di rinascita continua tra passato e futuro. Il nostro personale è il nostro biglietto da visita e volevamo che si sentisse a proprio agio in divise eleganti e riconoscibili a partire dalle quali saranno creati altri capi di abbigliamento e accessori da offrire ai nostri visitatori. Sono molto soddisfatto della sinergia con l’Università Vanvitelli e fiero della valorizzazione dei giovani in questo progetto, che lancia il forte segnale delle possibilità che questo territorio offre alle nuove generazioni”.

Le due istituzioni lavorano infatti in modo speculare e parallelamente sul territorio.

"La Convenzione con il Dipartimento - spiega Ornella Zerlenga, direttore del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Ateneo - è stata siglata al fine di strutturare uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella del sito archeologico, attuando forme di collaborazione scientifica e di ricerca per la formazione, l’orientamento e la didattica, su tematiche di convergente interesse per i due Enti, strutturando attività di ricerca in ambito culturale, produttivo, tecnologico, contribuendo al rafforzamento delle relazioni tra Università, Enti, Aziende, Associazioni per lo sviluppo di processi educativi-produttivi."
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Il gruppo di ricerca del Dipartimento, caratterizzato dalla presenza di giovani laureati in Design per l'Innovazione e Design per la Moda: Raffaella Marzocchi, Luisa Gala, Maira De Vito, Rosa Riccitiello, Carmen Improda, Gabriella Di Nocera, Francesca Costanzo,  e Luca Vitale del Corso di Laurea in Design e Comunicazione, con la consulenza per i tessuti in canapa dell'architetto Milena Auletta, è partito per la conformazione delle caratteristiche degli outfit dal Mediterraneo, luogo di contaminazioni culturali per eccellenza, dove mare e terra si uniscono in un abbraccio inscindibile. Il percorso di fashion design ha inizio dal triplice significato della parola habitus: ambito, modo di comportarsi, abito; dunque ciò significa che dallo studio di ogni singola località può nascere un artefatto, un accessorio di design, un vestito, come accade per le divise del Parco Archeologico di Ercolano che ricordano la vasta gamma di forme, materiali e colori che si ritrovano nelle costruzioni pubbliche e private dell’antica città.

 

Si è svolta il 3 giugno 2020 la giornata di studi online a cura di Adriano D’Aloia dal titolo Trame. La moda tra narrazioni audiovisive e media digitali.

Sono intervnuti:

Caterina Cucinotta, Universidade NOVA de Lisboa

Teresa Biondi, Università degli Studi di Torino

Marta Martina, Sapienza Università di Roma

Federico Pierotti, Università degli Studi di Firenze

Eleonora Sforzi, Università degli Studi di Firenze

Marco Pedroni, Università eCampus

Giulia Rossi, IED Istituto Europeo Design

Dario Cecchi, Sapienza Università di Roma

Geraldina Roberti, Università degli Studi dell’Aquila

La moda in quanto industria culturale occupa un ruolo centrale e strategico nell’ecosistema mediale contemporaneo. La giornata di studi “Trame. La moda tra narrazioni audiovisive e media digitali” ha discusso criticamente alcuni aspetti alle relazioni tra la moda, i media audiovisivi e i media partecipativi. Nella prima sessione, intitolata “Scambi”, i relatori hanno discusso del rapporto di sinergia e tra la moda e le forme audiovisive della narrazione, in particolare il cinema, la serialità televisiva e il fashion film. Nella seconda sessione, intitolata “Influenze”, si è discusso degli effetti della spinta innovativa impressa dalla moda al settore della comunicazione mediale, soprattutto con l’affermazione dei social network e di nuove figure professionali, come l’influencer, che stanno rivoluzionando le dinamiche classiche del giornalismo di moda.

Fashion as a cultural industry has a central and strategic role in the contemporary media ecosystem. The conference has critically discussed some aspects of the relationships between fashion, audiovisual media and participatory media. In the first panel –"Exchanges" – the speakers delved into the synergy and between fashion and audiovisual storytelling, in particular cinema, TV series and fashion films. In the second panel – Influences –, scholars and journalist has focused on the effects of the innovative push impressed by fashion on the media communication sector, especially with the rise of social networks and of new professional figures, such as the influencer, that are revolutionizing the dynamics of fashion journalism.

 

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Una sperimentazione innovativa per una calzatura ecosostenibile. Si chiama ECO_SHOES il progetto della studentessa Sefora Maria Di Palo che nasce dall’analisi del sistema calzaturiero saldamente consolidato nel territorio campano. Le ultime ricerche di settore mostrano come la ricerca sulla sostenibilità ambientale sia tra i temi emblematici della nostra epoca, il cui interesse attrae sempre con più insistenza i mercati internazionali. La coesione tra il prodotto industriale e il processo ecosostenibile è il focus principale di questo progetto (Turor: prof Roberto Liberti - Co-tutor: prof.ssa Patrizia Ranzo), che vuol dunque proporre lo studio e la prototipazione di una collezione di calzature a zero impatto ambientale.

jLa produzione di prodotti eco-friendly va ad inserirsi in un mercato innovativo che è quello calzaturiero campano che produce già oggi per importantissimi brand del lusso internazionali. Tutto è connesso nella progettazione del manufatto finale, dalle produzioni Aversane calzaturiere intercettate, al rapid prototyping con le stampanti 3D di Officina Vanvitelli, al focus del progetto che focalizza l’idea di una diminuzione degli elementi che compongono la stessa scarpa, eliminando tutti gli elementi intermedi materiale ecosostenibili in una politica progettuale tipica della green economy.

Il progetto rientra tra le attività di Officina Vanvitelli, nuovo modello di formazione avanzata proposta dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli che raccoglie le sfide del futuro ed è improntato all'acquisizione di nuovi strumenti che permettono di realizzare un tipo di formazione “su misura”. Grazie all'uso di tecnologie digitali (laptop personali, smartboard digitali) l'approccio alla didattica sta via via evolvendo verso un modello personalizzato di apprendimento che combina l'insegnamento tradizionale con la tecnologia digitale; utilizzando software di analisi per tracciare gli avanzamenti degli studenti, concentrandosi sulle competenze piuttosto che sul numero di ore dei crediti, l'ecosistema della formazione dovrà essere il più esteso possibile in considerazione delle rappresentanze del mondo dell'imprenditoria e associativa. Attraverso un processo di "co-design" ad Officina Vanvitelli, studenti, laureati magistrali nelle discipline del Design, docenti, mentor e rappresentanti delle imprese sono orientati a elaborare nuove idee per l'ammodernamento dell'università per la ridefinizione dei confini tra il curriculum universitario e le richieste delle imprese per creare più esperienze di apprendimento pratico. L'obiettivo di queste iniziative è fornire agli studenti/futuri designer un grado di competenze misurabili grazie ad un maggiore uso della tecnologia, delle analisi dei dati e della valutazione delle competenze stesse in riferimento alle richieste del mondo del lavoro.
Nove borsisti nel 2019-2020 hanno lavorato su nove progetti innovativi di cui presentiamo due specifici settori: il settore calzaturiero avanzato e l’aerospaziale.

 

Nell’uso comune e nel vocabolario della lingua italiana la parola “virale” riguarda il virus e il contagio non solo in senso medico, ma anche mediatico. Virale è anche ciò “che si diffonde in modo particolarmente veloce e capillare attraverso i nuovi mezzi di comunicazione”. I media sono il principale mezzo di trasmissione e diffusione di contenuti e stanno giocando un ruolo fondamentale nell’informazione e nella percezione pubblica dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Le tecnologie della comunicazione a distanza consentono di mantenerci in contatto e di svolgere alcune attività fondamentali, come partecipare alle lezioni universitarie, sostenere gli esami, discutere la tesi di laurea... Ma quali sono le implicazioni più profonde di queste nuove modalità di interazione? La tecnologia ci connette davvero o ci separa? In che misura e in che termini la tecnologia agisce su di noi e modifica l’ambiente spaziale, sociale e culturale in cui siamo immersi? Se c’è un fronte su cui cercare risposta a queste domande, è certamente la produzione cinematografica e televisiva, territorio di incrocio, contaminazione e reciproca influenza tra immaginario e realtà. Come in Black Mirror – una delle serie di maggior successo della nuova serialità televisiva – le narrazioni distopiche sono, da un lato, uno specchio (in frantumi…) del nostro rapporto complicato e potenzialmente pericoloso con la tecnologia, dall’altro un modo per prefigurare ed esorcizzare preventivamente i grandi traumi sociali, compresa gli effetti della diffusione su scala globale di un pericolo virus.

Sono stati questi i temi discussi mercoledì 15 aprile 2020 in diretta web nell’ambito del seminario Viralità mediale. Immaginario e realtà al tempo del virus, promosso dal Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale e curato da Adriano D’Aloia, docente di Comunicazione per i media, nell’ambito del ciclo “Storie di architettura e design”. Al seminario, il primo evento online organizzato all’Università Vanvitelli, hanno preso parte 230 persone tra studenti e docenti, anche di altri atenei. La riflessione è stata alimentata dagli interventi di Angela Maiello, studiosa di estetica e media digitali (UniNettuno), Mario Tirino, sociologo della cultura (Università di Salerno), Francesco Parisi, studioso di media dalla prospettiva delle scienze cognitive (Università di Messina), Marco Pedroni, sociologo della moda (Università eCampus) e Ruggero Eugeni, semiologo dei media (Università Cattolica).

«Il seminario mi ha permesso di capire come i media ricoprano un ruolo fondamentale nella vita quotidiana – commenta la studentessa Angela Maria Ferraro –, soprattutto quando un avvenimento drammatico stravolge la società a livello pratico e psicologico. La realtà e la rappresentazione non sono poi così distanti: i media sono ormai parte integrante della nostra vita; probabilmente noi stessi siamo media. Ma se è vero, come nella serie Black Mirror, che la tecnologia può farci paura, è vero anche essa è diventata uno strumento indispensabile per noi studenti in questi giorni».

«Ho apprezzato la diversità dei punti di vista dei relatori, ma al contempo lo stretto legame dei loro interventi – dice Rosanna Cataldo –. Dal seminario è emerso un aspetto da molti sottovalutato: la vita in quarantena non è uguale per tutti, è anche una questione di “classe sociale”. Per questo ho trovato particolarmente rilevanti i contributi dei sociologi, che hanno ricondotto le forme dello storytelling audiovisivo alle narrazioni reali del contagio. Riflettere su ciò che stiamo vivendo in queste settimane può aiutarci a percepire con occhio più critico la realtà. Anche la forma online del seminario è stata molto efficace: avevo timore che, data l’affluenza così alta, ci sarebbero stati dei problemi, invece tutti siamo riusciti a interagire in modo chiaro e produttivo».

«Mi hanno colpito in particolare le immagini, mostrate da alcuni relatori, sulle proposte concrete che garantiranno il ritorno alla socialità dopo il picco dell’emergenza – sottolinea Luisa Gala –. I designer avranno un compito importante nell’immaginare un ambiente in cui le soluzioni progettuali possano comunque garantire l’esperienza del contatto sociale. Per noi studenti di design era davvero il momento migliore per porci delle domande sul nostro percorso formativo, anche per cogliere alcune sfide. Forse tutto questo ci offre la possibilità di ripensare positivamente il nostro futuro dopo la laurea».

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Due studenti del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Ateneo Vanvitelli si aggiudicano il primo premio al concorso per l’ideazione del logo del 150° anniversario dalla fondazione dell'Istituto Serafico per Sordomuti e Ciechi.

Il concorso, promosso dall’Istituto Serafico per Sordomuti e Ciechi di Assisi, ha visto una grande partecipazione da parte degli studenti del Corso di Laurea in Design attivato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università degli Studi di Perugia, Presidente e responsabile scientifico Professor Paolo Belardi, e degli studenti del Corso di Laurea in Design e Comunicazione attivato presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", con referente scientifico per l'iniziativa Maria Dolores Morelli e referente logistico, per i due dipartimenti, Camilla Sorignani.
Il qualificato Grand Jury, composto da Giovanni Gigliotti (Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale), da Luigi Maffei (Prorettore all’Innovazione Informatica e Tecnologica dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), Andrea Pascucci (Presidente di ADI Umbria), Marco Petrini (Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia) e da Stefano Malfatti (Direttore Comunicazione e Raccolta Fondi del Serafico di Assisi), ha dapprima selezionato cinque lavori come finalisti, tra i 43 lavori ricevuti, per poi aggiudicare il premio a due giovani studenti dell’Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" : Martina Viola e Andrea Maria Natalizio.

Alla coppia di studenti vincitori andrà un premio in denaro di 2.500 euro, ma soprattutto il prestigio di poter vedere il proprio progetto declinato sugli artefatti di tutti i prossimi eventi in programmazione per le celebrazioni e, cosa non secondaria, vedere il proprio logo al fianco di quello storico dell’Istituto Serafico.

Leggi l'articolo sulla pagina dell'Istituto Serafico

 

Kit esperenziali per la fruizione museale dei bambini. Sono stati impegnati nei laboratori didattici del Museo MANN con ottimi risultati i kit prodotti da un team del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” coordinato da Carla Langella, nell'ambito del progetto “Progetto di ricerca scientifica per il design di esperienze fruitive museali nell'ambito del Laboratorio MANN for kids”.
I kit, dedicati alle sezioni Magna Grecia, Egizia, Collezione Farnese e Metalli, Avori e Vetri, sono stati sviluppati con il supporto del servizio educativo del MANN, per essere impiegati nei laboratori didattici del museo.
Il principio di base su cui si fonda il progetto è che l'uso diffuso e prolungato delle tecnologie digitali sottopone le persone, e in particolare i bambini, a una elevatissima quantità di stimoli visivi: immagini, foto, video, colori con ritmi sempre più veloci, incalzanti e frenetici. Questo ha portato le nuove generazioni a una riduzione della capacità di attenzione e alla difficoltà di soffermare lo sguardo sui particolari per apprezzarne i dettagli e i significati.
Nel progetto dei kit il design avvicina i bambini ai musei attraverso un approccio human-centred che colloca al centro del processo creativo desideri, attitudini, abilità e gusti dei piccoli utenti.
Il design dei kit si fonda sui risultati dei più recenti studi neuro-cognitivi sulla percezione degli spazi, sull'orientamento e sulla capacità di costruire gerarchie cognitive dei bambini. Mappe pop-up che rappresentano lo spazio attraverso una visione tridimensionale, lenti di ingrandimento che integrano matite per eseguire sketch dal vivo dei dettagli dei reperti e giochi creativi sono gli ingredienti su cui costruire esperienze analogiche emotivamente dense, partecipative, coinvolgenti e multisensoriali.
I kit inducono a soffermarsi sui dettagli e sulla componente concreta e materica dei musei controbilanciando le difficoltà di concentrazione e attenzione sempre più diffuse nelle nuove generazioni a causa dell'iper-digitalizzazione.
I bambini, interagendo con il museo e con i materiali dei laboratori, possono lasciare tracce della loro esperienza ai visitatori successivi, possono condividerla all'interno ed all'esterno dello spazio museale con altri visitatori determinando esperienze dinamiche di intersezione spaziale e temporale.
I kit sono studiati per favorire una relazione tra i piccoli visitatori che attraverso i laboratori vengono sollecitati a percepire la presenza degli altri, a osservarsi e a interagire tra persone oltre che con il museo.

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