All’interno delle Celebrazioni del DiLBeC, in occasione dei 300 anni dalla morte di Luigi Vanvitelli, nel Corso di Storia dell’architettura a.a. 2022-23 della laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte è stata organizzata un’attività laboratoriale con gli studenti incentrata sull’Epistolario vanvitelliano al fine di realizzare brevi filmati con una grafica coordinata. Di qui il titolo del progetto: I CORTI DI VANVITELLI. SCHEGGE DI VITA DALL’EPISTOLARIO.

Dalle lettere si è preferito selezionare temi che facessero emergere aspetti della vita intima e relazionale del grande architetto: le impressioni sui luoghi; la descrizione delle eruzioni; la tenerezza con i figli; le raccomandazioni e il futuro dei figli; il denaro; il gioco del lotto; il rapporto con la cultura napoletana; la passione per la musica e il teatro; la salute; le relazioni coi reali; le opinioni su colleghi e i contemporanei (Juvarra, Fuga, Marchionni, Sabatini, Gioffredo; Tanucci; Bottari); le antichità in cantiere; le parti irrealizzate della reggia (la scala elicoidale).

Ne è emerso un mosaico umano del grande artefice con fragilità e debolezze che i ragazzi hanno contribuito a trasmettere attraverso un lavoro connotato da creatività comunicativa attraverso l’utilizzo di media non tradizionalmente adottati, nel cui confezionamento hanno dovuto, per sigla iniziale e sigla di coda, attenersi con disciplina all’immagine grafica coordinata definita dalla docente.

Il progetto, ideato e coordinato dalla prof.ssa Maria Gabriella Pezone, si è avvalso della collaborazione delle dottoresse Lucia Giorgi, Angela Pecorario Martucci e Liliana Uccello.

I corti sono stati realizzati dagli studenti dell’a.a. 2022-23: Bianca Amico | Lucia de Angelis | Caterina de Stefano | Gaetano Bollito | Sara Del Mondo | Carolina Di Pasquale | Maria Antonia Galdiero | Iris Golino | Maria Grazia Farro | Nicole Lauri | Claudia Lombardi | Marco Mauro | Antonio Molarella | Alessia Piccirillo | Rosaria Roviello | Giorgia Russo | Teresa Schiavone | Ilenia Valentino | Andrea Zaccardi.

Saranno proiettati nell’aula Appia del DiLBeC martedì 5 dicembre ore 10, dopo i saluti del direttore, prof. Giulio Sodano e la lectio introduttiva Vanvitelli e gli allievi: il rapporto con Collecinidel prof. Riccardo Serraglio del DADI, che ha condotto ricerche approfondite sulla sua figura.

 

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Anche l’Università Vanvitelli con il coro Polifonico di Ateneo parteciperà a “Università Canta”, la staffetta canora che vedrà protagonisti i tantissimi Atenei italiani partecipanti in esibizioni nelle capitali della cultura 2023, Bergamo e Brescia nei giorni 22 e 23 aprile.

Università Canta, nasce durante il difficile periodo di isolamento del primo lockdown, da un’idea della prof.ssa Laura Pesenti. La direttrice del Coro degli studenti dell’Università di Bergamo, con l’aiuto dei supporti digitali, ha voluto riunire i suoi allievi in un abbraccio virtuale, in un momento così difficile. 

Questa esperienza, con il supporto degli altri direttori di coro, ha portato alla creazione di una staffetta musicale, che è arrivata a coinvolgere ben 25 cori di altrettante università italiane. 

I Cori, prima virtualmente riuniti sul canale YouTube Università Canta ora, lo saranno fisicamente durante Uni•co, il primo evento che riunirà tutti i partecipanti di Università Canta a Bergamo e Brescia durante l’anno di nomina a Capitali della Cultura. Scarica la presentazione e il programma generale

Il Coro Polifonico dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”  è nato nel 2011 come momento di appartenenza ed espressione della ricchezza culturale della comunità accademica. Rientra cioè nelle attività della cosiddetta “Terza missione” dell'Ateneo, finalizzata all'apertura e all'integrazione dell'Accademia con il territorio.

Il Coro di Ateneo, però, è soprattutto un progetto di incontro fra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, istituito per favorire l'aggregazione e la partecipazione con altre realtà sociali e culturali.

Alle attività del coro, diretto dal M° Carlo Forni, partecipano regolarmente circa 40 coristi, di cui la metà studenti, e nei primi sei anni di attività hanno aderito all’iniziativa anche 25 studenti Erasmus provenienti da sette paesi europei, che tutt’ora rimangono in contatto con i coristi.

Il Coro si esibisce offrendo generi musicali diversi, per vivere la musica come gioco, per divertirsi e far divertire, mettendo insieme pezzi alti e leggeri con il piacere di cantare insieme. Nel corso di Università Canta il coro polifonico di Ateneo si esibirà con “Il Cerchio della Vita”.

Ecco tutti i partecipanti 

La prima mostra dedicata ai codici con fogli in pergamena purpurea. Si terrà dal 1 dicembre al 6 febbraio 2024 la mostra Di porpora e di luce. Forma e materia dell'Antico nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Teresa D’Urso e Giulia Simeoni) e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” (Daniela Bacca), nell’ambito del progetto di ricerca PURPLE - PURple Parchment LEgacy finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’iniziativa si è avvalsa delle indagini diagnostiche condotte sui manoscritti esposti, sotto la guida di Maurizio Aceto (Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica dell’Università del Piemonte Orientale), Angelo Agostino (Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino) e Marcello Picollo (Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” – CNR).

La mostra – la prima in assoluto dedicata ai codici con fogli in pergamena purpurea – racconta, attraverso straordinari esemplari antichi, medievali e rinascimentali della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” e della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, l’avventura plurisecolare di un prodotto librario che ha segnato la storia della cultura occidentale, cambiando nei secoli forma, significato e funzione, ma mantenendo intrinseche valenze simboliche.

Il colore porpora, fin dall’Antichità associato alla figura dell’imperatore, con l’avvento del cristianesimo fu messo in relazione simbolica con il sacrificio di Cristo. Grazie anche ai numerosi riferimenti presenti nelle fonti greco-latine, nel corso dei secoli il codice purpureo è stato considerato immagine per eccellenza del libro antico. Questo spiega perché l’uso di colorare la pergamena assunse carattere di vero e proprio revival in quei momenti della storia che, come la Rinascenza carolingia e il Rinascimento italiano, individuarono nell’età antica non solo un punto di riferimento ideale, ma anche concreti modelli dell’operare artistico.

I codici più antichi esposti in mostra sono due rari esemplari interamente purpurei, vergati in inchiostri d’oro e d’argento: un Vangelo ravennate risalente alla fine del V sec. d. C. e un Lezionario di committenza imperiale bizantina databile al IX o al X sec. Circa mille anni separano il Vangelo dai manoscritti rinascimentali con fogli tinti della Biblioteca Nazionale e della Biblioteca dei Girolamini. Dopo l’età carolingia, l’uso di realizzare lussuosi codici in pergamena color porpora riprende vigore a Padova intornoalla metà del Quattrocento, quando la città è frequentata da maestri rivoluzionari come Donatello e Andrea Mantegna, campioni di un nuovo linguaggio artistico che guarda al mondo antico come principale modello di riferimento. Dal Veneto a Roma, attraverso la circolazione di libri, artisti e committenti, nella seconda metà del Quattrocento la moda del codice ‘all’antica’ e il revival dei purpurei si diffondono anche nella Napoli aragonese (1443-1501). Testimone esemplare della circolazione di artisti e di opere è il De Officiis di Cicerone (ms. IV.G.65), realizzato nell’Urbe, verso il 1470, dal calligrafo Bartolomeo Sanvito e dal miniatore Gaspare da Padova per un membro della famiglia Gonzaga di Mantova.
Alla stagione rinascimentale, e a Napoli in particolare, si ricollegano ben cinque manoscritti: il Breviario di re Ferrante d’Aragona, il Libro d’ore , le Sentenze in volgare di Plutarco, la Raccolta di testi grammaticali e l’Opera di Apuleio proveniente dai Girolamini. Si tratta di codici realizzati nella seconda metà del Quattrocento per la celebre Biblioteca napoletana dei re d’Aragona o per committenti meridionali di alto rango, come Andrea Matteo III Acquaviva (1458-1529), duca d’Atri. Quest’ultimo è il caso dell’Apuleio, unico esemplare in mostra a recare un foglio in pergamena di colore ocra (detta crocea dal colore dello zafferano, o croco).

Per l’occasione, l’intero nucleo di manoscritti con fogli tinti della Biblioteca Nazionale è stato analizzato con un approccio multidisciplinare e posto sotto la lente delle indagini diagnostiche, con l’intento di fare luce sui materiali e sulle tecniche impiegati nell’allestimento di questi testimoni unici del ‘filo purpureo’ che unisce l’Antichità al Rinascimento.
La mostra include anche una sezione in cui sono esposte fonti letterarie che documentano la diffusione dei codici purpurei e l’uso e il significato della porpora attraverso i secoli; si chiude, infine, con una sezione dedicata alla tintura della pergamena e ai coloranti utilizzati per ottenere il colore porpora nelle sue diverse tonalità.

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Sguardi incrociati su Vanvitelli. Questo il titolo dell'incontro che si terrà mercoledì ore 10,30 nel Dipartimento di Lettere e Beni Culturali, in via Raffaele Perla 21 a Santa Maria Capua Vetere, nell'Aula 3.

Nel 2023 si celebrano i 250 anni dalla morte di Luigi Vanvitelli. Aderendo al programma delle Celebrazioni Vanvitelliane, il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali organizza una giornata dedicata al grande architetto ed alla sua epoca per fare il punto sulle molteplici ricerche attive nei suoi diversi laboratori sul Settecento e sul territorio casertano, così segnato dalla sua presenza. Da sempre impegnato nello studio del territorio della Provincia di Caserta, anche in questa occasione il DILBEC dissemina le proprie esperienze scientifiche a favore del pubblico e dei diversi interlocutori che operano in Terra di Lavoro, favorendo il rafforzamento dell’identità culturale dei luoghi, strumento fondamentale per una rinnovata sostenibilità.

L’iniziativa, che mira ad indicare percorsi di ricerca ancora aperti, è rivolta agli studenti e ai dottorandi del DILBEC ma è stata pensata anche per le scuole superiori come attività di terza missione e di orientamento agli studi.

“Sono molto felice che il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali celebri l’eminente personalità di Luigi Vanvitelli - dice Giulio Sodano, Direttore del DILBEC - Numerose professionalità del nostro dipartimento hanno avuto molteplici occasioni di lavorare sulle vestigia vanvitelliane che sono così diffuse nel territorio di Terra di Lavoro. Auspichiamo che le nostre ricerche rafforzino la memoria collettiva per attribuire il giusto valore alla ricca personalità dell’architetto Vanvitelli”.

programma

Dietro la facciata. Quali realtà, quali scelte, quali professionisti per i musei degli enti locali. Questo il titolo del convegno che si terrà il prossimo 17 novembre, dalle ore 9.30, presso il Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in Via dei Tribunali 213.

A cura di ANMLI e del DiLBeC (Dipartimento di Lettere e BB.CC. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), la giornata - dedicata alla memoria di Anna Maria Visser - intende focalizzarsi su alcuni temi particolarmente urgenti per i musei appartenenti ad enti diversi dallo Stato. Piccoli, medi e grandi musei locali e istituzionali, negli ultimi anni, hanno assistito a significative modifiche normative e preso atto di un ampio dibattito nazionale che richiede cambiamenti cui non sempre gli istituti museali in oggetto hanno potuto rispondere positivamente. La pubblicazione dei Livelli Uniformi di Qualità e l’attenzione crescente al Sistema Museale Nazionale rendono più che mai necessario fare il punto su questa realtà museale italiana, capire con chiarezza chi opera in questi musei, con quali strumenti (normativi e finanziari), con quali forme di gestione e, soprattutto, considerando l’attenzione che Anna Maria Visser ha sempre avuto per questo tema, con quale disponibilità di personale e quale formazione. Pensata come momento di confronto tra i diversi protagonisti del mondo dei musei non statali, la giornata napoletana intende collegarsi al dialogo nazionale da tempo esistente su tali temi e contribuire alla messa in campo di proposte utili allo sviluppo di un vero sistema e alla comunicazione di “buone pratiche”.
I numerosissimi musei non statali che puntellano il territorio del nostro Paese sono presidi territoriali di memoria, punti di accoglienza e di partenza per itinerari di visita appositamente studiati che potrebbero consentire, in sinergia con altre azioni, di dar vita ad un programma di interventi che permetta non solo l’uso ottimale e la rinnovabilità (ossia la tutela) delle risorse culturali del Paese, ma anche un’innovativa strategia di sviluppo. Tale sinergia potrebbe generare condizioni favorevoli alla loro conoscenza e riqualificazione, stimolare l’iniziativa imprenditoriale ad esse collegata, direttamente o indirettamente, potenziare l’offerta turistica, promuovere e sostenere la costituzione di una filiera produttiva e sviluppare un’identità culturale e nazionale.

“La nostra proposta nasce dalla ricerca universitaria e dal bisogno di confronto sugli esiti della ricerca stessa - ha spiegato Nadia Barrella, ordinario di Museologia del DiLBeC - Credo che questo approccio sia estremamente corretto e, soprattutto, coerente con le caratteristiche di un territorio plurimillenario ricco di antichi e polisemici istituti di cui occorre valutare, molto più di quanto sia stato finora fatto, il potenziale culturale, economico e sociale. Ritengo che, se ben gestiti, questi istituti possano essere un’immediata risorsa strategica per la qualità della vita delle persone, per la promozione dei territori, per il loro sviluppo sostenibile e per la stessa industria culturale italiana. Materiali o immateriali che siano, i beni culturali sono strumenti capaci di trasformare la pianificazione territoriale in “pianificazione culturale del territorio”. Diviene, perciò, necessario creare nuovi modelli diffusivi che contemperino la correttezza di informazioni ed esperienze trasmesse con una maggiore godibilità: si tratta di approdare ad una “gestione implicante”, ossia comprensiva dell’insieme dei bisogni, delle risorse, delle attività e dei prodotti intellettuali e materiali degli individui e delle comunità. La tesi di un patrimonio che sia principio aggregante per il territorio – che, in modo reticolare, ne valorizzi identità, conoscenze, ricerche, innovazioni, potenzialità formative ed informative – costituisce, ad un tempo, una plausibile risposta alle necessità di ridefinizione delle reali risorse (anche economiche) del paese e la miglior speranza di sopravvivenza della cultura stessa”.

"Ancora una volta ci troviamo insieme per affrontare i temi caldi che affliggono la gestione dei nostri musei civici, ossatura portante del sistema museale italiano - ha detto Anna Maria Montaldo, Presidente ANMLI - Vorremmo dare un taglio pragmatico a tutti gli interventi, al fine di individuare strumenti e pratiche che possano contribuire ulteriormente alla costruzione di rinnovati percorsi di lavoro".

  

Programma

 

Partirà venerdì 24 marzo alle ore 10, dall’Aula Appia dell’Aulario di Via Perla a Santa Maria Capua Vetere, il percorso guidato dal titolo “Santa Maria Capua Vetere la città universitaria. Dal Carcere borbonico al Tribunale di Terra di Lavoro”. Attraverso questo incontro si potrà esplorare il patrimonio architettonico dell’area in cui sono presenti i Dipartimenti di Giurisprudenza e di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

Il percorso guidato è aperto a tutti gli interessati, cittadini, studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti dell’Ateneo. Presso l’Aulario sammaritano avrà luogo la parte introduttiva del percorso a cura di Maria Gabriella Pezone, professore ordinario di Storia dell’Architettura (DiLBEC). Successivamente il gruppo, in sopralluogo, si sposterà per le strade di Santa Maria Capua Vetere fino a Palazzo Melzi ed alla Basilica di Santa Maria maggiore insieme con Giuseppe Pignatelli Spinazzola, professore associato di Storia dell’Architettura (DiLBEC). Saranno presenti anche Raffaele Picaro direttore del Dipartimenti Giurisprudenza, e Giulio Sodano, direttore del Dipartimento di Lettere e Bene Culturali, mentre Angelo Cirillo della Consulta della Pastorale Universitaria coordinerà l’incontro.

Riprendono così i percorsi di visita alle sedi storiche dell’Ateneo in area casertana, la prima tappa di questo ciclo proposto dalla Consulta della Pastorale Universitaria si era tenuta il 7 dicembre scorso presso il Dipartimento di Ingegneria ad Aversa. Coinvolgendo i dipartimenti di Architettura e Disegno Industriale, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Beni Culturali ed avvalendosi dei riferimenti scientifici dei professori Carolina De Falco, Danila Jacazzi, Maria Gabriella Pezone, Giuseppe Pignatelli Spinazzola, Riccardo Serraglio (docenti unicampania di Storia dell’Architettura) i percorsi intendono promuovere il territorio casertano ed in particolare le aree urbane di Aversa, Capua e Santa Maria Capua Vetere in cui sono presenti i dipartimenti della Vanvitelli.

Nel caso dell’itinerario di Santa Maria Capua Vetere – organizzato insieme con le associazioni studentesche “Università dei Valori” e “Insieme” – la sede universitaria oggetto della visita sarà Palazzo Melzi, negli anni sede della curia capuana, del municipio, del tribunale e in ultimo, oggi, sede del Dipartimento di Giurisprudenza. L’incontro sarà però anche un’occasione per ripercorrere ed osservare le tappe dell'evoluzione urbana della città, dalle radici classiche alle espressioni d'Arte e di Fede passando per la "cittadella giudiziaria" con la Pretura, il Tribunale di Terra di Lavoro ed il Carcere borbonico che fino a pochi anni fa ospitava il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali.

Per maggiori informazioni sull’evento è possibile rivolgersi ai rappresentanti degli studenti o alla Segreteria organizzativa: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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I paesaggi del vino come cultura e memoria del lavoro, L'incontro si terà il 18 ottobre alle 9.30, presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Università Vanvitelli, alla via Raffaele Perla 21 in Santa Maria Capua Vetere CE.

Un convegno che nasce come giornata di studio e confronto tra diverse istituzioni legate alla cultura del territorio, del turismo e del vino, con una particolare attenzione all’area provinciale di Napoli. Il momento di incontro vuole essere occasione di riflessione sull’interrelazione tra il valore culturale degli spazi del vino da intendersi come paesaggi, tradizione identitaria di coltivazione, qualità dei prodotti, forma del territorio, esperienza e mestieri.
Il rapporto tra i vigneti e il territorio è analizzato in vista di un recupero della memoria del lavoro, con una speciale attenzione ai “Vigneti Urbani”, ma anche attraverso correlazioni che indaghino sull’interazione culturale tra archeologia e natura, in qualità di una nuova modalità di conservazione dei paesaggi del vino.
Un momento formativo e di confronto, che vuole mettere in luce le possibili potenzialità dei territori attraverso una lettura attuale e multidisciplinare.
La polifonia degli interventi interdisciplinari avvia quindi le basi per la costituzione di un gruppo di lavoro per un’azione ricognitiva sul rapporto tra vigneto e spazio culturale al fine di dimostrare anche il reciproco beneficio che può sussistere integrando la tutela del patrimonio culturale con le diverse realtà di agricoltura urbana.

“ La conferenza – sottolinea Francesca Muzzillo- apre a recupero di un sapere fare rurale che ritorni all’interno della città come competenza professionale non solo ma anche come prospettiva di una antica e rinnovata identità urbana. La città di Napoli, inoltre, è la seconda città europea, dopo Vienna, in termini di ettari vinificati. Qui una stretta correlazione ha, nel corso dei secoli, legato il costruito urbano alla campagna ed è in questa tradizione che il gruppo di lavoro intende mettere le radici di una nuova idea di ruralità urbana. Potremmo ripartire dall’idea degli spazi agrari nella antica Pompei, strettamente interconnessi, come luoghi fisici e ambienti di vita, al costruito. Questa interrelazione ritorna oggi ad assumere valore, poiché metà della popolazione mondiale vive in spazi urbani e il ritorno alla campagna esprime un desiderio profondo per una vita che appaia ‘più umana’”.

“Ho accolto con grande piacere l’invito di Francesca Muzzillo e di Fosca Tortorella ( Donne del Vino) a promuovere questa iniziativa – precisa Nadia Barrella- Mi assomiglia per le motivazioni ad essa sottese: il confronto tra diverse istituzioni legate alla cultura del territorio, l’interrelazione tra il valore culturale dei paesaggi, la tradizione identitaria di coltivazione, la qualità dei prodotti, la forma del territorio, l’attenzione all’esperienza e al mestiere anche come recupero della memoria del lavoro, la necessità di conservazione dei paesaggi antropici. C’è poi il dato multidisciplinare e la voglia di gettare le basi per la costituzione di un gruppo di lavoro che credo sia un messaggio decisivo da dare ai nostri studenti spesso da noi spinti in direzione di un infruttuoso iperspecialismo. E poi c’è il vino, straordinario prodotto della nostra cultura, che non é solo un delizioso compagno di banchetto. E’ l’esito di un certo modo di coltivare la vite, di abbarbicarla ai pioppi o di piantarla in terreni vulcanici ed è, probabilmente, il segno più forte e conosciuto di quell’eredità di comunità definita dalla Convenzione di Faro”.

"Per il nostro Paese il vino è cultura, storia, tradizione, ma anche futuro - dice Fosca Tortorelli, Phd Architect, giornalista enogastronomica e vicedelegata dell’Associazione Nazionale Donne del Vino - Un mondo che ha subito tantissimi cambiamenti in questi ultimi anni, accelerati da una ricerca sempre più necessaria di soluzioni sostenibili e innovative. E di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici, vivere in città sempre più verdi e sostenibili non può e non deve restare un’utopia. L’idea di questo convegno è proprio quella di coniugare, in una visione multidisciplinare, la cultura del paesaggio vitivinicolo e la sua produttività, rapportandola al ridisegno degli spazi urbani anche in qualità di una nuova modalità di conservazione dei paesaggi stessi e come volano turistico".

" Sono onorata di poter raccontare di un luogo dove la geografia e la storia si fondono creando un racconto di intelligenze, intuizioni volte a ricercare l’equilibro con la natura”, ha invece detto Gilda Guida, Produttrice Azienda Salvatore Martusciello e vicedelegata dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, mentre Valentina Carputo, Delegata della Campania dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, ha sottolineato il fatto che “Siamo in un momento storico cruciale, in cui i recenti atti normativi riconoscono l’importanza culturale dei territori del vino come asset di marketing, tanto da avviare il processo di disciplina del comparto enoturistico; per questo è importante rafforzare tale valore e diventa fondamentale parlare dei paesaggi del vino come patrimonio culturale e come testimonianza di una tradizione millenaria. Questo convegno rappresenta per la nostra associazione un’opportunità per dialogare con il mondo accademico e con quello della ricerca, su una tematica di grande attualità”.

 

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In mostra i manoscritti illustrati sulla Medicina prodotti tra il VI e il XVI secolo e i primi libri a stampa della Biblioteca Nazionale di Napoli. Come molte altre discipline, la medicina si è avvalsa del libro, sia manoscritto che a stampa, non solo per codificare teorie e prassi, ma anche per elaborare un sistema di immagini che aiutasse il lettore a comprendere meglio e a memorizzare i testi. La storia del libro di argomento medico costituisce un tema cruciale nella trasmissione dei saperi scientifici e dei repertori figurativi connessi.

Con il contributo dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e della Fondazione Bracco di Milano, il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli hanno promosso una mostra sui manoscritti miniati e sui primi libri a stampa illustrati di interesse medico. La mostra, aperta al pubblico fino al 5 febbraio 2023, è frutto di un’impresa corale, nata da una stimolante sinergia tra le istituzioni coinvolte, unite dall’obiettivo di indagare e far conoscere una parte significativa del nostro patrimonio culturale, solitamente poco accessibile al pubblico più ampio.

In un affascinante intreccio di testi e immagini, i manoscritti miniati prodotti tra il VI e il XVI secolo e i primi libri a stampa della Biblioteca Nazionale di Napoli tramandano le conoscenze sulla pratica medica, l’anatomia, gli strumenti chirurgici, i rimedi terapeutici. Allo stesso tempo, questi preziosi volumi restituiscono una vivida istantanea dell’insegnamento universitario, delle istituzioni terapeutiche, delle cure termali e delle regole igieniche per mantenersi a lungo in buona salute. Testi scritti e testi figurativi raccontano, in parallelo, l’evoluzione della scienza medica e dei linguaggi artistici tra alto medioevo ed età moderna, avendo come punto d’incontro il libro, da sempre strumento cruciale della trasmissione culturale.

Tra i documenti esposti il famoso "Dioscoride napoletano", raro esempio di erbario tardo antico illustrato a mano, i manoscritti di fine 300 della celebre Scuola salernitana, che svolse un ruolo di primo piano nello sviluppo degli studi di medicina durante tutto il medioevo, e tra questi i commentari di Galeno (c. 129-201 d.C.) alle opere di Ippocrate (c. 460-377 a.C.); il De medicina di Celso tra i testi medici più belli prodotti a Napoli nel 400 impreziosito da iniziali, fregi e cornici, verosimilmente realizzato per Ferrante d’Aragona duca di Calabria (c. 1455-1458). Tra le curiosità in mostra, la "matricola" della confraternita napoletana dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, una delle più importanti istituzioni assistenziali napoletane. All’inizio del fascicolo, compare lo stemma dell’imperatore Carlo V, che fu tra i primi governatori della confraternita, ccanto a quelli di papa Leone X e della città di Napoli. I benefici terapeutici delle acque termali della zona flegrea sono protagonisti delle eleganti xilografie che illustrano l’edizione ampliata del De Balneis puteolanis di Pietro da Eboli e la Cronaca di Partenope, stampate a Napoli rispettivamente nel 1507 e nel 1526.
Si intrecciano nella mostra diversi piani di lettura: il percorso espositivo consente di cogliere l’importanza rivestita dall’illustrazione libraria nel trasmettere la cura della salute e nel contempo traccia una storia delle illustrazioni a scopo scientifico, spesso affidate a miniatori, disegnatori e incisori, talvolta anche di grandi qualità artistiche. L'allestimento offre anche l’occasione per misurare la varietà ed importanza del patrimonio librario della Nazionale di Napoli, che conserva una considerevole e rara collezione di manoscritti e una ricca raccolta di incunaboli e cinquecentine.

La mostra è frutto di una intesa siglata tra la Biblioteca Nazionle di Napoli e il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell'Ateno Vanvitelli che ha come obiettivo lo sviluppo e il mantenimento di forme di collaborazione per lo svolgimento di programmi e progetti di studi e ricerca, finalizzati all'ampliamento delle conoscenze, alla formazione di nuove competenze, di promozione e valorizzazione dei risultati delle ricerche.

Napoli, Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, Sala Rari

Ingresso libero su prenotazione: www.bnnonline@.it

 

La Mostra

I volumi in mostra

Crediti

I livelli Uniformi di qualità per i Musei di Interesse Regionale della Campania. Percorsi di aggiornamento e formazione del personale: Inclusione, lifelong learning e Disseminazione della ricerca. Il percorso formativo sarà presentato lunedí 3 luglio, ore 10,00, nell'Aula Appia del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell'Università Vanvitelli in Via R. Perla 21 a Santa Maria Capua Vetere.
 
L’evento di presentazione apre il nuovo Corso di Formazione per Direttori Responsabili e operatori museali appartenenti ai Musei non statali. Interverranno all’incontro: la responsabile del progetto, Nadia Barrella, ordinario di Museologia, Nicola Urbino del DILBEC,  Anita Florio, Dirigente UOD promozione e valorizzazione dei musei e delle biblioteche e Federico Lomolino. Saranno inoltre presenti la Ida Gennarelli, Direttrice del Museo Archeologico dell’Antica Capua eMarianella Pucci Amministratrice di Mediateur.  
 
Alla luce dei livelli uniformi di qualità per i musei appartenenti ad enti diversi dallo stato (e in un’ottica di Terza Missione dell’Università e di contributo allo sviluppo economico e culturale del territorio), la Cattedra di Museologia del DILBEC ha organizzato, anche per quest’anno, un’attività di formazione e di aggiornamento del personale dei musei campani, finanziata dalla Regione Campania e rivolta, in particolar  modo, a quanti operano per i musei già dichiarati d’interesse regionale. 
In accordo con gli obiettivi di sviluppo della UOD Promozione e valorizzazione dei musei della Regione Campania e alla luce dei risultati provenienti dall’indagine che la Cattedra di Museologia svolge attraverso il suo Osservatorio sui Musei della Campania, ci  si soffermerà su aspetti connessi all’organizzazione del museo, ai documenti economico-finanziari e all’accoglienza, informazione e inclusione.
Il corso, anche alla luce della pregressa esperienza formativa dedicata alla redazione della Carta dei servizi e che ha portato ad interessanti esiti in termini di crescita di competenze negli addetti ai musei e di aggiornamento , prevede la realizzazione di: 
- attività di formazione (lezioni frontali, seminari)
- attività laboratoriali (redazione di documenti strategici, carte, reportistica)
- Incontri mirati con specialisti ed associazioni di  settore  e tavoli di discussione su aspetti specifici dei prodotti realizzati
Il ciclo di incontri si terrà presso il DILBEC tra luglio e settembre 2023 .
 
“Il progetto mira a contribuire al raggiungimento dei livelli minimi previsti dal Decreto Ministeriale e accolti dalla Regione Campania - ha detto Nadia Barrella - e pone l’accento su alcuni obiettivi di miglioramento relativi soprattutto all’organizzazione del museo ed ai rapporti con il territorio. È l’esito del continuo lavoro di ricognizione sui musei che svolge l’Osservatorio del DILBEC da me diretto ed alla cui implementazione lavora Nicola Urbino e di cui, proprio in questa sede, illustreremo alcuni risultati. Le tematiche affrontate riguarderanno le modalità di aggiornamento e di perfezionamento di alcuni Livelli di qualità previsti per l’adesione al Sistema Museale Nazionale che si sta mettendo a punto e che costituirà, finalmente, una reale opportunità di crescita per i piccoli e medi musei italiani (che costituiscono la parte più cospicua del capitale museale nazionale)".
 
Accogliendo la richiesta di formazione che viene dalla Regione e che risulta pienamente il linea con i compiti di Terza Missione dell’Università e con il supporto che l’Accademia può e deve dare allo sviluppo dei territori in cui opera, il corso è una proposta di lifelong learning, un’occasione di formazione continua degli operatori che, grazie a nuove competenze, potranno essere in grado comunicare con chiarezza le attività svolte dall’istituto e favorire la comunicazione esterna e il pieno coinvolgimento degli stakeholder per definire accordi e iniziative pubbliche condivise.
 
"L’ambizione e l’obiettivo concreto - ha spiegato ancora la Barrella - è quello di potersi significativamente avvicinare, in termini di qualità di performance, agli standard di altri luoghi della cultura in ambito nazionale a cui, ormai è evidente, l’offerta regionale non avrà nulla da invidiare se solo sarà in grado di canalizzare le risorse, umane ed economiche ad oggi disponibili, da mettere a sistema per il raggiungimento di obiettivi comuni di cura e valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Mi auguro che possa prender parte a questa iniziativa un nutrito gruppo di esponenti del settore museale e culturale campano pronto ad intervenire e a dare vita ad un proficuo scambio di idee nella piena sinergia di obiettivi, intenzioni e metodologie d’azione”.
 
 

L’orientamento in uscita della Vanvitelli affianca alle attività di formazione al lavoro e di incontro con le aziende (placement), anche percorsi di conoscenza delle professioni che operano in specifici contesti di lavoro. Questa nuova forma di orientamento parte dal Dipartimento di Lettere e Benu Culturali offre a studenti, laureandi e laureati la possibilità di comprendere il mondo dell’editoria. Un settore in espansione (solo nel 2021, 85000 novità pubblicate con una crescita molto interessante del 15,6% rispetto al 2020) e suscettibile, quindi, di ampie e innovative possibilità occupazionali -soprattutto per i laureati in discipline umanistiche – in quella che é la prima industria culturale in Italia e la quarta in Europa con un mercato che vale 3,429 miliardi (le cifre sono fornite dall’AIE – Associazione italiana Editori nel report 2022).

L’incontro con Anna Casalino, editor presso la Carocci editore, consentirà agli studenti di discutere su Che cos’è un libro e a cosa “serve” e su quali sono le figure professionali che accompagnano un’autrice o un autore nella trasformazione di un’idea, di un progetto e di un contenuto, in un oggetto finito, che è ben più di un prodotto editoriale, ma diventa qualcosa di concreto e vivo che si assicura, quando è “bello”, il suo spazio autonomo nel mondo. Attraverso un attento focus su cosa sia una casa editrice, in particolare una casa editrice scientifica, si parlerà dei principali prodotti dell’editoria (libri, ebook, audiolibri e podcast) e delle principali figure professionali che si muovono al suo interno

  • Direttore editoriale e staff di progettazione (editor),
  • Ufficio produzione (redazioni e service esterni),
  • Comunicazione e stampa (carta, digitale, social),
  • Presentazioni ed eventi,
  • Ricerca iconografica (da noi non è proprio così, ma per loro può essere interessante sapere che esiste tale figura),
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Appuntamento al Dipartimento di Lettere e Beni Culturali - Aulario, via R. Perla, 21 Santa Maria Capua Vetere (CE) - lunedì 28 novembre 2022 ore 10,30

Locandina

“È attesa per mercoledì 31 maggio ore 11.30 l’ultima visita alle sedi storiche dell’Ateneo in area casertana con tappa presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale. Intitolato “Aversa fuori le mura. Il Borgo di San Lorenzo nei pressi della Strada Consolare campana”, il percorso comincerà nell’aula S3 del complesso benedettino – oggi sede universitaria – per analizzare l’espansione urbana dell’area Sud di Aversa insieme con le chiese di San Marco Evangelista e Santa Maria La Nova.

L’itinerario è aperto a tutti gli interessati, cittadini, studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti dell’Ateneo. La mattinata comincerà con i saluti del direttore il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale Ornella Zerlenga e con la lezione introduttiva al percorso ed all’Abbazia di San Lorenzo ad Septimum tenuta da Danila Jacazzi, professore ordinario di Storia dell’Architettura (DADI). Successivamente il gruppo si sposterà in sopralluogo alla ricerca delle ultime tracce del “borgo di San Lorenzo” insieme con Angelo Cirillo della Consulta della Pastorale Universitaria e della Cultura (Conpasuni).

Come per le altre tappe del ciclo proposto dalla Consulta della Pastorale Universitaria (Ingegneria, Giurisprudenza, Lettere e Beni Culturali) il percorso di “Aversa fuori le mura” si avvale dei riferimenti scientifici dei professori Carolina De Falco, Danila Jacazzi, Maria Gabriella Pezone, Giuseppe Pignatelli Spinazzola, Riccardo Serraglio - docenti unicampania di Storia dell’Architettura.

L’incontro al Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale – organizzato insieme l’associazione studentesca “Unica Vanvitelli” – sarà quindi un’occasione per conoscere la storia dell’Abbazia di San Lorenzo, negli anni prima monastero benedettino, poi orfanotrofio, scuola tecnica ed infine facoltà universitaria, mettendola in relazione con lo sviluppo urbano di Aversa lungo l’asse stradale dell’antica Strada Consolare campana. Per maggiori informazioni sull’evento è possibile rivolgersi ai rappresentanti degli studenti oppure scrivere alla Segreteria organizzativa degli itinerari Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

locandina

Al via Procida, oltre Procida: la cultura, il mare e l’ambiente, un progetto di formazione, informazione e sensibilizzazione sui temi della cultura del mare, abbinata a quella della cura e del rispetto dell’ambiente e della sua sostenibilità.

L’iniziativa, che ha come presupposto Procida Capitale della cultura 2022, è promossa da LICI – NetCoa e JMI – Jus Management Innovation insieme ad un partenariato istituzionale di cui fanno parte il comune di Procida, Invitalia, l’Università Vanvitelli, l’Arpa Campania, il Museo Civico di Procida, la Riserva Naturale Statale Isola di Vivara, l’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, la Lega Navale Italiana con le sezioni di Procida e Castellammare. Grazie a quest’azione sinergica sarà possibile raggiungere diversi tipi di target e numerosi obiettivi, attraverso percorsi che scaturiscono dall’esigenza di trasmettere la conoscenza del territorio e al contempo considerare la natura come un unico sistema complesso interconnesso in correlazione al territorio, alle tradizioni e alla cultura.

Tre le linee di azioni previste, con iniziative rivolte alla popolazione scolastica (Azione 1), a quella locale/turistica (Azione 2) e alla sinergia e relazione con Università ed altri organismi (Azione 3).

L’attività di formazione/informazione rivolta alla popolazione scolastica (Azione 1) si svilupperà in diverse modalità (in remoto e in presenza) incentrate sui principi generali dei goals dell’Agenda dell’ONU 2030 e sulla programmazione di modelli comportamentali da adottare nel loro rispetto. Si prevedono, inoltre, attività sul territorio divulgative e conoscitive dell’isola, della sua cultura e delle sue tradizioni. L’attività formativa/informativa sarà infine finalizzata alla sensibilizzazione del patrimonio storico/naturalistico, in particolare al rispetto e alla conservazione e difesa del mare e dell’ecosistema.

L’azione 2 (coinvolgimento popolazione residente e turistica) prevede invece itinerari, con la presenza di esperti, che faranno conoscere la storia dell’isola, della sua biodiversità marina e terrestre.

Nell’azione 3 (sinergia e relazione con Università ed altri organismi) l’Università Vanvitelli con il Dipartimento di Ingegneria si occuperà in particolare della formazione sul processo di transizione ecologica ed energetica. Si prevedono:

· installazione di totem e display presso il Museo Civico di Procida e/o presso altri luoghi sull’isola in cui saranno trasmesse informazioni e valori rilevati;

· comunicazione della storia, della cultura e delle bellezze naturalistiche dell’isola con mostre, convegni, realizzazione di video e contenuti diffusi attraverso le pagine social dei partner del progetto.

Tra gli obiettivi del progetto:

· diffondere la cultura della prevenzione attraverso la conoscenza dei fattori inquinanti, sensibilizzando soprattutto le nuove generazioni;

· promuovere la conoscenza delle aree naturali, attraverso lo studio ed il riconoscimento delle specie che le popolano, avvicinando i giovani alla natura ed educandoli al rispetto dell’ambiente;

· promuovere la conoscenza dell’ecosistema marino e della cultura marinaresca rendendo, tra l’altro, il cittadino consapevole del suo comportamento e del relativo impatto sociale che ne determina;

· promuovere la conoscenza delle aree naturali attraverso l’ecosistema socio-economico;

· incentivare il contatto con la natura spingendo i cittadini a difenderla e a custodirla, perseguendo un processo di transizione che partecipi e si integri con l’economia del luogo;

· diffondere la conoscenza e l’applicazione delle nuove tecnologie digitali, delineando le basi per la realizzazione di progetti pilota in aree contestualizzate.

 

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