Fili d'ombra, fili di luce. A Procida mostra dei lavori degli studenti del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale

I lavori in lino degli studenti in mostra a Procida. Il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della Vanvitelli ha stipulato un accordo di programma con il Comune di Procida, finalizzato alla collaborazione in progetti dedicati alla conoscenza e valorizzazione del suo patrimonio, sulla base delle competenze scientifiche presenti al suo interno e della comunità di studenti a cui è rivolta la sua attività formativa.

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Da qui una convenzione con l’Associazione Chiaiolella Borgo Marinaro individuata quale soggetto attuatore della mostra Fili d’ombra, fili di luce, programmata tra gli eventi del 2022, nell’ambito della quale si è strutturato il contributo scientifico e progettuale che il gruppo di ricerca dipartimentale (Ornella Cirillo – responsabile scientifico -; Caterina Cristina Fiorentino, Roberto Liberti – coordinamento scientifico –; insieme agli studenti del Corso di Laurea in Design per Moda: Assunta Battaglia, Mattia Cilento, Luigi Marco di Tommaso, Ileana Maietta, Federica Matacena, Rosa Martina Palma, Martina Valletta, e del Corso di Laurea in Design per l’Innovazione: Andrea Chiara Bonanno, Vincenza Caterino), ha condiviso con i diversi attori coinvolti nella mostra (oltre il DADI, il Comune di Procida, le Associazioni Chiaiolella Borgo Marinaro e Minerva, che aggregano sensibili eredi di questo patrimonio, il carcere di Pozzuoli, dove con la Palingen S.r.l. di Marco Maria Mazio, si praticano il cucito e il ricamo come attività di inclusione sociale), con l’auspicio concreto di diffondere la conoscenza della produzione di manufatti in lino connessa alla storica lavorazione di questo tessuto nell’opificio di Terra Murata e nelle case dell’isola.

Il focus del progetto si è specificato nella lettura di questa tradizione nel quadro della storia sociale e produttiva locale, e nella sua restituzione in una narrazione inedita, basata su un lavoro di co-progettazione di una collezione di manufatti “conscious”, che interpreta – e non altera – secondo un linguaggio contemporaneo gli elementi del corredo in lino. Al centro del processo di ricerca-azione l’oggetto fisico di riferimento è, dunque, il “curriero” procidano, inteso quale detonatore di narrazione, cioè come oggetto capace di esprimere l’insieme delle componenti culturali che ne hanno determinato la nascita, la sopravvivenza e anche la sua possibilità di trasformazione. Così federe, lenzuola, camicie da notte e asciugamani, attraverso procedimenti di sovrapposizione, piegatura o assemblaggio – le antiche pratiche con cui i corredi hanno avuto origine e conservazione nel tempo – sono diventati elementi compositivi di un’insolita collezione di upcycling di cappe e arredi per la casa, denominata “Linusitato”, combinazione tra il nome latino della pianta, linum usitatissimun, e il termine che allude alle insolite interpretazioni che possono derivare dall’attualizzazione della tradizione.

Inoltre, volendo diffondere con tale progetto la filosofia della “seconda opportunità” per oggetti speciali come i corredi dei procidani e idealmente per le donne sacrificate a una vita di isolamento nel carcere di Pozzuoli, ma nobilitate dall’etica del lavoro come i primi reclusi del penitenziario di Terra Murata, l’azione di cooperazione si è ampliata territorialmente e temporalmente, offrendo alla Palingen S.r.l., che promuove nella casa circondariale puteolana attività di reinserimento nel mondo lavorativo, un progetto di accessori che vada in produzione al di là della mostra stessa.
L'operazione ha assunto così la dimensione di storia collettiva e Procida ha congiunto mondi finora lontani nel tempo e nello spazio.

La mostra Fili d’ombra, fili di luce verrà inaugurata il 23 giugno e permarrà nelle sale del carcere di Procida per sei mesi.

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