In mostra alla Biennale due lavori del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale

In mostra alla XXVII Biennale di Architettura di Venezia due lavori del gruppo di ricerca del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale coordinato da Cherubino Gambardella. I lavori, "Rifare dalle rovine" e "Progetto per il Nuovo Rettorato dell'Università degli Studi della Campania" sono esposti nella sezione Università del Padiglione Italia. 

Rifare dalle rovine

Il Gruppo di ricerca “La forma dell’Architettura e del Design negli insediamenti nel paesaggio e nello spazio interno”, unità del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” coordinata dal Professore Cherubino Gambardella, ha affrontato un tema complesso lavorando su un territorio con molteplici problematiche, stratificato dall’abusivismo e dall’abbandono. La fascia costiera nella provincia di Caserta che si estende in particolare nell’area Destra Volturno, è lo specchio di quarant’anni di speculazione e incuria che diventa occasione di riflessione sulla capacità di adattamento e riuso dell’architettura “dimenticata”.
Il progetto “Rifare dalle rovine” parte dalla volontà di minimizzare l’azione demolitiva valorizzando i ruderi presenti come dei reperti lungo la costa. La ricerca punta sulla selezione di quelle azioni adattative che, in maniera chirurgica, trasformano luoghi ripudiati e marginali in spazi di cui potersi riappropriare.
L’intervento si concentra lungo una strip attraverso una serie di scelte progettuali che coinvolgono privato e pubblico.
L’obiettivo di ripristinare il legame perso tra il sito e la dimensione umana diventa il tema del progetto.
Il gruppo di lavoro si è confrontato con un territorio denso di criticità socio-culturali ed etniche ma ricco di possibilità e di rinascita dove la reinterpretazione dell’errore si tramuta in occasione di riscatto.
Le soluzioni proposte sono diverse e costituiscono il centro di una matrice da cui poter tradurre nuovi scenari che considerano le infinite possibilità dell’immagine del telaio attraverso il suo proporsi in infinite configurazioni.
Un’occasione importante per poter riflettere sulle possibilità mancate del nostro territorio, con i suoi infiniti luoghi dal grande potenziale che dobbiamo imparare a rileggere e considerare come un’opportunità e non un fallimento.

 

Rettorato Università degli Studi della Campania

Il progetto del nuovo Rettorato dell’Università della Campania " Luigi Vanvitelli " realizzato da Cherubino Gambardella, è il frutto della sua ricerca trentennale sul tema del recupero di scheletri edilizi e ossature abbandonate presenti sul territorio Campano. Minimizzando l’azione demolitiva e riducendo i rischi di inquinamento dovuti al trasporto a rifiuto degli scarti da abbattimento, che specialmente nel Mezzogiorno d’Italia rappresentano un gravissimo problema di inquinamento ambientale, il progetto lavora sulla rimessa in gioco di quegli spazi esclusi alla città, destinando loro una nuova vita.
Il territorio che si estende da Caserta e si protrae verso il mare e la sua provincia è costellato di luoghi abbandonati e incompleti, cosa che si accompagna anche all’incremento della pratica illegale del sotterramento di rifiuti in discariche improvvisate, abusive e spesso gestite dalla criminalità organizzata.
Il risultato, negli anni, è stato quello di accrescere il danno alla pubblica salute alimentando il dramma della "Terra dei fuochi".
In un territorio così complesso, riteniamo doveroso che il lavoro dell’architetto sia sempre più orientato su temi progettuali che rendono l’architettura e il suo progetto un’azione concreta di risanamento urbano e ambientale. Lavorare su quei luoghi respingenti e pericolosi, è importante per riacquistarne la loro dimensione e portata. Donare alla città nuovi spazi, senza crearne altri ma sostituendo a quelle aree escluse o dimenticate una nuova collocazione è l’idea-guida di chi vuole fare “molto con poco” attraverso la costruzione di nuova immagine mediterranea dove la “bellezza democratica” dimostra che una comunità resiliente può sorgere anche dove è difficile persino immaginarla.

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