Positivi al COVID, stop agli interventi chirurgici per ridurre il rischio di mortalità postoperatoria

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Dopo il riscontro di positività al COVID-19 la chirurgia dovrebbe essere ritardata di sette settimane, poiché, secondo un nuovo studio mondiale, gli interventi che si effettuano fino a sei settimane dopo la diagnosi sono associati a un aumento del rischio di mortalità.

I ricercatori hanno dimostrato che i pazienti hanno più di due volte e mezzo la probabilità di decesso dopo l’operazione se la procedura si svolge nelle sei settimane successive a una diagnosi positiva per SARS-CoV-2.

Guidati da esperti dell'Università di Birmingham, più di 25.000 chirurghi hanno collaborato nell'ambito del gruppo collaborativo COVIDSurg per raccogliere dati da 140.727 pazienti in 1.674 ospedali in 116 paesi, tra cui Australia, Brasile, Cina, India, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti, dando vita a uno degli studi più estesi al mondo in chirurgia. Per l’Italia hanno partecipato in qualità di membri del Dissemination Committee i dott.ri Salomone di Saverio (Università di Varese), Gaetano Gallo (Università di Catanzaro), Francesco Pata (Ospitale Nicola Giannettasio, Corigliano-Rossano, CS) e Gianluca Pellino (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”). Ben 115 Ospedali hanno preso parte allo studio in Italia.

Pubblicando i loro risultati in Anesthesia, i ricercatori hanno rivelato che i pazienti operati da 0 a 6 settimane dopo la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 erano a maggior rischio di morte postoperatoria, così come i pazienti con sintomi in corso al momento dell'intervento.

Il co-autore principale, il dott. Dmitri Nepogodiev, dell'Università di Birmingham, ha commentato: "Raccomandiamo che, qualora possibile, l'intervento chirurgico venga ritardato di almeno sette settimane dopo un risultato positivo del test SARS-CoV-2 oppure fino a quando i sintomi si risolvono, se i pazienti hanno sintomi per 7 settimane o più dopo la diagnosi."

Il co-autore principale, Aneel Bhangu, dell'Università di Birmingham, ha aggiunto: "Le decisioni riguardanti la dilazione della chirurgia dovrebbero essere adattate a ciascun paziente, poiché i possibili vantaggi di un ritardo minimo di sette settimane dopo la diagnosi di SARS-CoV-2 devono essere bilanciati contro i potenziali rischi del ritardo. Per alcuni interventi chirurgici urgenti, ad esempio nel caso di tumori avanzati, chirurghi e pazienti possono stabilire che i rischi del ritardo non sono giustificati".

 Sebbene sia noto che l'infezione da SARS-CoV-2 durante l'intervento chirurgico aumenti la mortalità e che le linee guida internazionali raccomandino che l'intervento chirurgico debba essere ritardato per i pazienti risultati positivi per COVID-19, ci sono poche prove scientifiche riguardo alla durata ottimale del rinvio.
Gli ospedali partecipanti hanno incluso tutti i pazienti sottoposti a procedura chirurgica nell'ottobre 2020. Sono stati esclusi dallo studio i pazienti che sono si sono infettati con SARS-CoV-2 dopo l'intervento. La misura dell’outcome primario era il decesso postoperatorio a 30 giorni.

Per calcolare e correggere per paziente, malattia e variabili operatorie i tassi di mortalità a 30 giorni, per i diversi periodi di tempo dalla diagnosi di SARS-CoV-2 alla chirurgia, è stato utilizzato un modeling statistico dedicato.

Il tempo trascorso dalla diagnosi di SARS-CoV-2 fino all’intervento è stato di 0-2 settimane in 1.144 pazienti (0,8%), 3-4 settimane in 461 pazienti (0,3%), 5-6 settimane in 327 pazienti (0,2%), 7 settimane o più in 1.205 pazienti (0,9%), mentre 137.590 (97,8%) non avevano infezione da SARS-CoV-2. La mortalità corretta a 30 giorni nei pazienti che non avevano l'infezione da SARS-CoV-2 era dell'1,5%. Questo ultimo dato è risultato aumentato nei pazienti operati a 0-2 settimane (4,0%), 3-4 settimane (4,0%) ea 5-6 settimane (3,6%), ma non a 7-8 settimane (1,5%) dopo la diagnosi di SARS-CoV-2.

Questi risultati erano coerenti tra i gruppi di età, la diversa gravità delle condizioni del paziente, l'urgenza dell'intervento e la classe di intervento chirurgico, e nelle analisi di sensibilità per la chirurgia elettiva. Dopo un’attesa per l’intervento di sette settimane o più, i pazienti con sintomi COVID-19 in corso (6,0%) riscontravano una mortalità più elevata rispetto ai pazienti i cui sintomi si erano risolti (2,4%) o che erano stati asintomatici (1,3%).

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