Smartworking, risorsa preziosa per le aziende in tempo di covid. Ma qual è stato l'impatto di questa misura sulla salute fisica dei lavoratori?

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 A rispondere a questa domanda, lo studio condotto Dipartimento Multidisciplinare di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche dell'Università Vanvitelli diretto da Giovanni Iolascon, Direttore del Dipartimento Multidisciplinare di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche e professore ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa e dal suo team di ricerca, composto dal prof. Antimo Moretti e dai dottori Marco Paoletta, Sara Liguori, Fabrizio Menna e Milena Aulicino.

In particolare, il gruppo di ricerca ha affrontato la tematica per la prima volta dal punto di vista dei disagi fisici connessi all'attività lavorativa da casa.

"Nel corso della ricerca, condotta in forma di questionario su 51 lavoratori, è stato esaminato il modo in cui questi, da remoto, abbiano organizzato il loro posto di lavoro a casa e l'impatto delle attrezzature utilizzate sul mal di schiena e sul dolore cervicale" ha commentato Iolascon, coordinatore del team di ricerca. La mancanza di postazioni non erogonomiche e posture improprie assunte in situazioni di smart-working avrebbero condizionato l'insorgenza di disturbi muscoloscheletrici. 

"Sedie non idonee alla seduta prolungata, posizione impropria del computer di casa o addirittura uso di laptop, così come il lavorare dal divano o mantenere posture incongrue degli arti inferiori durante l’attività lavorativa, possono favorire l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici - ha spiegato il docente -  In particolare, la maggior parte dei partecipanti ha lamentato un peggioramento del dolore cervicale. Ne risulta che il dolore muscoloscheletrico legato al lavoro a distanza potrebbe aver ridotto la soddisfazione lavorativa". Complessivamente i lavoratori risultano ugualmente soddisfatti delle loro attività in remoto; tra le positività dello smartworking, si segnala il tempo di viaggio risparmiato per raggiungere l’ufficio, "mentre il mancato rapporto interpersonale con i colleghi è risultato il fattore giudicato più negativamente". 

I risultati della ricerca, pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, hanno riportano, inoltre, una minore produttività percepita da parte dei lavoratori, unita ad un minore stress, ed un livello di soddisfazione lavorativa uguale rispetto al periodo di lavoro in ufficio.

 

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