Ecco la bottiglia di olio d'oliva più antica del mondo, è di epoca pompeiana

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Scoperta la bottiglia di olio di oliva più antica del mondo. Nell’ambito di una collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli “Federico II”, il CNR ed il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), i ricercatori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali (DiSTABiF) dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, hanno condotto una ricerca che ha portato alla scoperta della bottiglia di olio di oliva più antica al mondo.

L’idea di analizzare il reperto, trovato presso il MANN, è venuta nel 2018, quando si stava girando, sotto la guida del Dott. Alberto Angela, un servizio per SuperQuark, sui magnifici depositi del museo, che custodiscono migliaia di reperti rinvenuti soprattutto (ma non solo) a Pompei, Ercolano e in altri siti sepolti dalla drammatica eruzione del 79 d.C..

In questa occasione fu notata una bottiglia di epoca Pompeiana, coricata in una cassetta polverosa, all’interno della quale si trovava un materiale solidificato in perfetto stato di conservazione. La bottiglia si trovava nel Museo dal 1820, quando era stata scoperta durante alcuni scavi di età Borbonica e collocata in questi sterminati depositi assieme a migliaia di altri reperti. Il reperto era stato trovato insieme ad una forma di pane rinvenuta integra negli scavi: messi così, riproducevano fedelmente, e in modo sorprendente, un affresco pompeiano che rappresenta, appunto, una forma di pane e una bottiglia di olio d’oliva.

Si decise insieme al direttore del museo, prof. Giulierini, di eseguire accurate analisi scientifiche, per comprendere la natura e le caratteristiche del contenuto di quella bottiglia, conservata per anni e anni, dapprima sotto le ceneri dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e poi nei depositi del Museo.
Le ricerche sono state condotte da un team multidisciplinare, coordinato dal Professore Raffaele Sacchi della Università di Napoli “Federico II”, ed hanno visto la partecipazione dell’Università Vanvitelli ed in particolare del gruppo di ricerca guidato dal professor Carmine Lubritto del DiSTABiF.

I ricercatori hanno potuto dimostrare, grazie all’utilizzo di diverse tecniche multielementali e multidisciplinari, l’autenticità di quel campione di olio di oliva. In particolare, presso il laboratorio di spettrometria di massa isotopica iCONa del DiSTABiF, ed in collaborazione con il laboratorio LABEC – CHNet di Firenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il gruppo del professore Lubritto è riuscito a datare, con estrema accuratezza, il reperto nel periodo [4-90https://www.nature.com/articles/s41538-020-00077-w

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