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Una vera e propria rivoluzione culturale, che parte dalla scuola e dalle università. Questo è quello chiede a gran voce per il futuro Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, agli studenti dell’Università Vanvitelli. “Non bisogna solo etichettare la corruzione come un atto riprovevole – spiega il Presidente - ma è necessario imparare a capire e immaginare quali siano i reali danni che questo reato causa a lungo termine, e chi in effetti sono poi le reali vittime di tutto ciò”. Questa analisi ci porta ad analizzare il problema nel suo profondo, smascherando il vero volto di questa piaga sociale: veleno di una società che non le dà il giusto peso.

“Chi usa la corruzione non deve dimostrare di essere bravo, ma di essere ben inserito” continua Cantone, sottolineando come tutto ciò incida sulla vita quotidiana di ogni comune cittadino, che si ritroverà come appaltatori nei pubblici uffici personale e materiali spesso non altezza.

La corruzione è una delle cause principali della fuga di cervelli dal territorio italiano, dove spesso i giovani si ritrovano a dover combattere con tali sovrastrutture per poi necessariamente soccombere ad esse. “Io non credo che l’Università sia il problema del nostro paese - commenta Cantone - ma credo che l’università sia lo specchio del nostro paese”.

Cantone ci fa un quadro reale della situazione e sottolinea una necessità impellente di cambio di logiche sociali, riconoscendo all’Italia e alla Campania la capacità di innovarsi e di essere recettiva ai cambiamenti culturali e donandoci l’antidoto reale alla malattia della corruzione: la trasparenza. 

 

di Margherita Tamburro, studentessa in Lettere moderne